Argomento

Malcontente le legioni romane dell'imperatore Vitellio, acclamarono nell'Oriente Flavio Vespasiano; poco dopo nelle Gallie si pretese innalzare all'impero Giulio Sabino, che credevasi disceso da Giulio Cesare. Questo ultimo partito soggiogato, e distrutto dalle armi vincitrici di Vespasiano, condotte da Tito già aggregate all'impero. Giulio Sabino per salvarsi dalla vendetta del vincitore, incendiò il suo castello presso Lingona, ora Langres, volendo far credere essere lui pure in quell'incendio perito. Ragion voleva, ch'ei si ritirasse presso i Germani; ma trattenuto dall'amore di Epponina, sua sposa, si confinò in un sotterraneo giacente sotto l'incendiato castello, dove sepolto visse anni 9, incirca, e dove divenne padre di due bambini (uno dei quali attesta Plutarco di aver conosciuto). Scoperto nel suo ritiro non valse a lui la rigorosa prigionia, né la virtù di Epponina poté salvare l'uno e l'altro dalla morte, a cui per ragione di stato furono condannati dall'imperatore, che nel proferire la sentenza non poté trattenere le lagrime. Da tale fatto storico, e bastantemente notorio è preso l'argomento di questo dramma, condotto con quegli episodi verosimili, e quelle mutazioni di catastrofe, ch'esige la musica, ed il genio gentile degli spettatori.

Atto primo Atto secondo Atto terzo

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