Atto quinto

 

Scena prima

Campagna aperta con veduta del castello da una parte, e dall'altra un fosso, che corrisponde in una grotta.
Don Chisciotte, e Sancio nel fosso.

 Q 

Don Chisciotte, Sancio

 

DON CHISCIOTTE

Angelica si pose ad un balcone,  

perch'Orlando vedesse sua bellezza,

quando in Albracca a singolar tenzone

fu col forte Agrican di Tartaria;

ora che mai saria,

che Dulcinea la bella

nel mentre pugnerò col falso amante,

grazia cotanto mi facesse anch'ella.

 

DON CHISCIOTTE

Sì, Dulcinea, mia vita  

porgimi aita.

SANCIO

Aita.

DON CHISCIOTTE

Senti che fino l'eco

dal solitario speco

per me ti prega da pietà commossa.

Sì, Dulcinea, mia vita

porgimi aita.

 

SANCIO

Aita, che son dentro in questa fossa.  

DON CHISCIOTTE

Ma questo eco non è.

SANCIO

Misericordia.

DON CHISCIOTTE

Chi sei tu, che domandi il mio soccorso?

SANCIO

Signor padron, son io.

DON CHISCIOTTE

Freston vigliacco,

tu non m'inganni. Sancio andò al governo.

 

Scena seconda

Don Alvaro con Soldati, e detti.

<- Don Alvaro, soldati

 

DON ALVARO

Sparsi, e divisi in cerca  

gite di quel meschin: voleva il Duca

il solo suo timor, non il suo danno.

 

soldati ->

SANCIO

Caro signor don Cavolo

pietà d'un poverel.

DON ALVARO
(a Don Chisciotte)

Grazie agli dèi,

che alfin si ritrovò. Porgiamgli aita.

DON CHISCIOTTE

Ferma, non ti fidare: in simil guisa

quel vecchio mago, che allevò Ruggiero,

deluse il fior de' cavalieri erranti.

DON ALVARO

È Sancio; non lo vedi?

SANCIO

Sì signore,

son io: misericordia.

Per Dulcinea la chiedo.

DON CHISCIOTTE

Scellerato,

non profanar quel riverito nome

colla fetente lingua: il tergo tutto

già ti rivolgo, e non ti ascolto.

DON ALVARO

Aita

gli porgerò ben io. Vieni.

DON CHISCIOTTE

Il periglio

è più che certo, né costui lo teme.

SANCIO

Vi ringrazio dugento mila volte.

Perché pe 'l mio padron potea crepare.

DON CHISCIOTTE

Ma sei tu veramente

Sancio governatore?

SANCIO

Così non fossi.

DON ALVARO

Cosa t'avvenne mai? Stette in gran pena

il mio signor per te.

SANCIO

Dugento mori

con dugento grandissimi bastoni,

nel uscir dal castel con tutta forza

m'hanno dato il buon viaggio in sulle spalle.

DON ALVARO

Povero disgraziato!

SANCIO

L'asino mio fedel buona memoria

(perché s'è rotto il collo)

siccome, poverello,

è stato forse più di me percosso,

posta ha fra i piedi l'onorata testa,

e m'ha precipitato dentro al fosso.

DON ALVARO

Ringrazia il ciel, che benché infranto, e pesto

come tu sei, potea seguir di peggio.

SANCIO

Sia ringraziato il ciel, ma non di questo.

DON CHISCIOTTE

Penso all'ingiuria delle bastonate

date ad un mio scudiero.

SANCIO

Ed io pensavo,

che se il nostro Merlino l'ha segnate,

i conti son saldati tutti quanti,

che bastan per trecento disincanti.

DON CHISCIOTTE

Queste non han che fare

con quelle del prestato giuramento.

DON ALVARO

Solleciti partite. Impaziente

ambo il Duca vi attende.

DON CHISCIOTTE

Andiamo Sancio:

di quest'affare parlerem per via:

combatter debbo, e il sole in ciel già splende.

SANCIO

Andiam. Povero Ruccio,

proprio la tua disgrazia il cor mi tocca.

Che ben che mi volea!

È morto quasi col mio nome in bocca.

 

Don Chisciotte, Sancio ->

 

Scena terza

Laurindo, e Don Alvaro.

<- Laurindo

 

DON ALVARO

Laurindo.  

LAURINDO

Amico.

DON ALVARO

E nel tuo vano impegno

sei forte ancor, né la ragion ti vince?

LAURINDO

Io penso al mio dover, d'altro non curo.

DON ALVARO

Se pensi al tuo dover, pensa a te stesso.

LAURINDO

A me stesso pensai, quando ti resi,

grato, amor per amor, fede per fede;

torna all'antico affetto,

né mi tentar di più. Se tu sapessi

questo dover quanto mi costa; oh dio.

DON ALVARO

Ti costa perché vuoi.

LAURINDO

Sol voglio ciò che debbo.

DON ALVARO

Ogni virtude,

amico, ha i suoi confini,

e quando n'esce fuor, nel vizio cade.

LAURINDO

Con questa in fine, sol me stesso offendo.

DON ALVARO

Quel che nuoce a sé stesso, e altrui non giova

è stoltezza seguir. Qual ne ricavo

da' replicati tuoi vani rifiuti

profitto pe 'l mio cor? Sei forse certo,

che lasciato quel ben, per cui sospiri,

possa tosto quel ben donarmi amore?

LAURINDO

Certo son io, che non ti faccio offesa.

DON ALVARO

Tu rifiuti un mio dono, e un don che tanto

si accorda col tuo cor: lungi mi fai

da legge d'onestà; per te divengo

ingiusto in faccia al mondo; infin mi rendi

sospetto a lei, che t'ama,

e ardisci dir di poi, che non m'offendi?

LAURINDO

Don Alvaro, perdona in cor sincero:

è più ingegnoso il tuo parlar, che vero.

 

Lasciami al mio dolor,  

e godi pur quel ben,

che a te si aspetta.

Il tempo sanerà

la piaga del mio cor,

e spezzerà d'amor

la rea saetta.

Lasciami al mio dolor,

e godi pur quel ben,

che a te si aspetta.

(parte)

Laurindo ->

 

Scena quarta

Don Alvaro, e Doralba.

<- Doralba

 

DON ALVARO

Tanta virtù d'ira m'accende il seno;  

vincer no 'l posso, e superar dispero

ormai sì duro impegno.

Ch'altro far più non so. Tutto ho tentato.

DORALBA

Don Alvaro, m'impone

il Duca, che da te senta i suoi cenni.

Ti vidi dal castello in questo loco,

e in questo loco a ritrovar ti venni.

Rodrigues già partì.

DON ALVARO

La volle il Duca

lontana, in quanto è d'uopo

di finger tutto per goder. Tu dunque

mostrar dovrai sotto d'un vel nascosa

la tradita donzella, e don Chisciotte,

che Dulcinea ti crede,

darà grato piacere. Io poi sul campo

d'amante traditor farò figura.

DORALBA

La faresti miglior da appassionato.

DON ALVARO

Fatta un tempo l'avria, ma non adesso.

DORALBA

Così non dice Altisidora offesa.

DON ALVARO

Quanto s'inganna mai. Se tu poc'anzi

m'avessi udito favellar col fiero

suo sconsigliato amante

veduto averesti allor...

DORALBA

Negar non posso,

che ho pena del suo duol, ma poi non lodo

la scelta di Laurindo. Oh quanto meglio

avria fatto a seguir l'antico impegno.

Un uom di te più degno

ritrovar no 'l potrà.

DON ALVARO

Così favelli,

perché non senti amor; si vivo affetto

nasce in noi senza noi; né può l'amante

scegliersi a suo voler l'amato oggetto.

DORALBA

Io di ciò non m'intendo:

dico solo quello, che per me farei,

quando mi fossi in lei.

DON ALVARO

Ma veramente lo faresti?

DORALBA

È certo.

DON ALVARO

Avverti ben che dici.

DORALBA

Intesi di parlar s'io fossi in quella,

e ciò supposto, il detto mio confermo.

DON ALVARO

Tanto mi basta. Or torna

a lei, che stima spenta

per me la speme sua; dille, che in breve

col sospirato ben sarà contenta.

 

A dispetto del vento, e dell'onda,    

ch'al naviglio contrasta il riposo,

sarà tratto dal mar tempestoso,

e suo scampo il suo scoglio sarà.

Sorse in cielo benigna la stella,

cangia aspetto l'orribil procella,

già la calma formando si va.

A dispetto del vento, e dell'onda,

ch'al naviglio contrasta il riposo,

sarà tratto dal mar tempestoso,

e suo scampo il suo scoglio sarà.

S

 
 

Scena quinta

Cortile ad uso di steccato per la pugna e ringhiere all'intorno magnificamente adornate.
Il duca, La duchessa, Laurindo, e Sancio.

 Q 

Il duca, La duchessa, Laurindo, Sancio

 

IL DUCA

Raffrena il pianto: agevol cosa parmi  

tuo danno riparar.

SANCIO

Cento somari

non vagliono il mio Ruccio: poverino.

LA DUCHESSA

Ma col dolerti no 'l ritorni in vita.

SANCIO

Signora, dite bene,

ma il sangue non è acqua;

non posso far di meno,

è un colpo troppo grande.

LAURINDO

Povero Sancio mio, ti compatisco.

SANCIO

Che bestia di giudizio! m'intendeva,

ch'era proprio una cosa da stordire;

e quando gli mettevo la cavezza,

volendomi mostrare il suo buon cuore,

cominciava a ragliar per tenerezza.

IL DUCA

Consolati, al governo

ne troverai più d'un.

SANCIO

Se l'ho da dire,

ho pensato ben bene all'accidente,

che m'è successo, e con sì tristo augurio

non voglio governar. Quel che t'avviene

sempre per meglio tiene;

perché dice il proverbio, che alle volte

pensiam comprar la vigna,

e si compra con essa o lite, o tigna.

IL DUCA

No, non temer, sicuro

sarai da nuovi insulti.

LA DUCHESSA

Il mio signore

scortar ben ti farà.

LAURINDO

Sarebbe un danno

del popol, che giammai

più buon governator sortir potea.

SANCIO

Tal sembra in vista agnel, che dentro è lupo,

sarà meglio per loro:

che un uom cattivo, se buono è tenuto,

può far del mal, che poi non gli è creduto.

LA DUCHESSA

Signor, costui ben spesso

con questi motti suoi parla da saggio.

Sotto la spoglia di pietà mentita

si nasconde talvolta un cor malvagio,

che tal giammai si crede, ond'è che intento

ad ammassar delitti,

termina un male, col pensier di cento.

 

Col rostro ancor vermiglio  

dell'innocente preda,

ch'ha sull'adunco artiglio,

così fa spesso infido lo sparviero.

E mentre volge altrove

a un tempo e volo, e ciglio,

sulle sparse colombe ha il suo pensiero.

Col rostro ancor vermiglio

dell'innocente preda,

ch'ha sull'adunco artiglio,

così fa spesso infido lo sparviero.

 

Scena sesta

Don Chisciotte, Don Alvaro armato con visiera calata, Altisidora, Doralba coperta con velo, e detti.

<- Don Alvaro, Don Chisciotte, Altisidora, Doralba

 

DON CHISCIOTTE

Presto, signor, che m'agita  

il marziale spirito.

IL DUCA

Ogni breve dimora al valoroso

ch'è in atto di pugnar, divien tormento.

LA DUCHESSA

Si vede in don Chisciotte

un uom ch'è nato all'armi.

ALTISIDORA

E quel ch'è più stupore,

Marte all'armi rassembra, al volto Amore.

DON CHISCIOTTE

Le tenerezze a parte,

più che mi tenti, tanto più resisto,

perché son forte appunto

mi chiamo il cavalier de' Leoni.

SANCIO

Ed io la calamita de' bastoni.

IL DUCA

Or tu, Laurindo, intanto

della pugna fatal dichiara i patti;

la tradita donzella in alto ascenda,

prendano il campo i cavalieri, e ognuno

dalle trombe guerriere il cenno attenda.

LA DUCHESSA

I patti già son chiari.

Se don Chisciotte vincerà, l'ignoto

guerrier sposar dovrà quest'infelice;

se cederà, che il giusto ciel non voglia,

costui dal noto impegno allor si scioglia.

DON CHISCIOTTE

Presto, che il cor di don Chisciotte freme.

IL DUCA

Segua la pugna. Assiso,

giudice, e spettator m'avrete insieme.

 
(s'incammina il Duca per salire nelle ringhiere, Don Alvaro lo trattiene)
 

DON ALVARO

Ferma signor.

IL DUCA
(a don Alvaro a parte)

Don Alvaro, ma come

tu stesso...

DON ALVARO
(al Duca a parte)

Or or l'alta cagion saprai.

A fronte posto di sì grand'eroe

freddo timor le vene mi ricerca,

onde mi do per vinto.

SANCIO

L'amico ha le budella in un paniere.

LA DUCHESSA

(Don Alvaro è il guerriero!)

DON ALVARO

Don Chisciotte,

tu per altro riserba il tuo coraggio

a dieci forti cavalieri erranti,

ch'or pugneran con te.

DON CHISCIOTTE

Vengano avanti.

IL DUCA

Che mai tentar vorrà!

DON ALVARO

Prima conviene,

che della nostra pugna al patto adempia.

Se la donzella non dissente, io pronto

fuor d'ogni scherzo le darò la fede,

e colla fede il cor. Tu che rispondi?

DORALBA

Parli il Duca per me.

IL DUCA

Più non distinguo

dal falso il ver. Don Alvaro, che fai?

DON ALVARO

Adempio al mio dovere.

ALTISIDORA
(a Doralba)

Or ben comprendo

ciò che poc'anzi mi dicesti.

LA DUCHESSA

(Ancora

questo nuovo viluppo non l'intendo.)

DON CHISCIOTTE

I dieci cavalieri quanto stanno?

DON ALVARO

Taci, e tue forze aduna, or or verranno.

SANCIO

Così venir potesse il mio somaro.

DON ALVARO

Ebben, signor, consenti,

ch'a Doralba gentil porga la mano?

IL DUCA

Parli da senno?

DON ALVARO

Parlo

in fé di cavalier.

IL DUCA

S'ambo contenti siete

del vostro amore, amor vi stringa.

LAURINDO

Sto in dubbio ancor, se dica il vero, o finga.

DON ALVARO

Togliti il velo dalla faccia bella,

che mia sposa or tu sei. Laurindo, adesso

ti trovi in libertà. Non venni a caso

armato in campo il trasportato ardire.

(al Duca)

Scusa signore, o tu sposar dovrai

l'amante Altisidora,

da te sinor schernita,

o alcun di noi qui lascerà la vita.

LAURINDO

(Oh dio, che deggio far.)

SANCIO

Signor padrone,

la sposa di don Ravolo

par giusto Dulcinea.

DON CHISCIOTTE

Son tutti incanti.

DON ALVARO

Risolviti, Laurindo.

LAURINDO

Amico hai vinto,

e puoi pensar, se questo cor trafitto

da quei vivaci lumi,

nelle perdite sue trovi la pace.

LA DUCHESSA

Così bella virtù quanto mi piace.

IL DUCA

Orsù felici amanti

s'uniscan vostre destre,

e dalle vostre gare,

che cosa sia dell'amistà la legge,

e la bella onestà, ciascuno impare.

ALTISIDORA

Per te son io felice.

LAURINDO
(a don Alvaro)

Per te son io contento.

 

LAURINDO

Ed ecco del tormento la mercede.  

Insieme

DON CHISCIOTTE

E questa turba errante non si vede.

 

ALTISIDORA, LAURINDO, DON ALVARO E DORALBA

In doppio nodo stringa

quattr'alme, ed un sol core

sempre uguale amore, e un'ugual fede.

DON CHISCIOTTE

E questa turba errante non si vede.

ALTISIDORA, LAURINDO, DON ALVARO E DORALBA

In doppio nodo stringa

quattr'anime, ed un sol core

sempre uguale amore, e un'ugual fede.

 

Scena ultima

Grullo figurante uno scudiero de' dieci cavalieri, e detti.

<- Grullo

 

GRULLO

A battaglia, a battaglia  

signor de' Leoni

la forza ti vaglia,

a battaglia, a battaglia.

 

 

Son giunti dieci cavalier terribili,  

signor, per arte magica,

che chiedon di combattere

in cambio di don Alvaro,

col cavalier fanatico,

che don Chisciotte appellasi,

e di provare intendono,

ch'è un matto spacciatissimo.

In primis per quel titolo,

ch'egli ha voluto assumere

di cavaliero errantico

senz'esser nato nobile,

con sommo vituperio

di tutto quanto l'Ordine;

e poi per la ridicola

sua Dulcinea fantastica

ch'è una villana misera,

brutta, fetente, e lurida

con altre cose eccetera,

che le tralascio, perché a dirla schietta

i cavalieri aspettano, ed han fretta.

 

Grullo ->

DON CHISCIOTTE

Oh che bestemmie orribili.

Vengan questi malevoli

vo' cavar loro l'anima.

IL DUCA

Vengano pur, che proveran, se il braccio

d'un così grand'eroe sa ben punire,

e noi dall'alto gli vedrem perire.

 

Vedremo se a fronte  

d'un uom così degno,

la forza all'impegno

risponder saprà.

Dal braccio guerriero

d'eroe sì pregiato

l'orgoglio malnato

depresso cadrà.

 
(vanno tutti nelle ringhiere, e restano Don Chisciotte, e Sancio)
 

SANCIO

Signor, si raccomandi a Dulcinea,

s'ella ne vuol uscire a salvamento,

che son dieci persone.

DON CHISCIOTTE

Sarian poche per me, se fosser cento.

SANCIO

Comanda ch'io lo faccia, anderò sopra?

DON CHISCIOTTE

Dove?

SANCIO

Dalla signora Dulcinea.

DON CHISCIOTTE

Quanto sei sciocco: quella

è figlia della vecchia, e per incanto

ha la sembianza della mia signora.

E l'altro, che Don Alvaro ti sembra

è il traditor amante.

SANCIO

Questi maghi son pur la gran canaglia.

 
(vengono i cavalieri condotti da Grullo)

<- cavalieri, Grullo

 

GRULLO

A battaglia, a battaglia.  

SANCIO

Signori, colle buone,

siete dieci persone.

DON CHISCIOTTE

Vengano tutti quanti.

CORO

Evviva il fior de' cavalieri erranti.

DON CHISCIOTTE

Ma che vedo! De' secoli già scorsi

questi sono i guerrieri più famosi.

Orlando il primo viene ad assaltarmi.

GRULLO

Meno ciarle signore, all'armi, all'armi.

DON CHISCIOTTE

Sancio, Orlando è già vinto,

e cede afflitto, ed egro.

 
Successivamente tutti i Cavalieri cedono a don Chisciotte.
 

SANCIO

Bravo, me ne rallegro.

GRULLO

Amadisse è quest'altro.

DON CHISCIOTTE

E anch'esso incontra

meco un ugual destino.

SANCIO

Vuol dispiacere al conte Candalino.

GRULLO

Quest'altro è il forte Palmerin d'uliva,

DON CHISCIOTTE

Già l'è caduto a terra.

SANCIO

Evviva, evviva.

GRULLO

Ecco il famoso Argante,

Grifone, ed Aquilante,

ed il celebratissimo Tancredi.

DON CHISCIOTTE

Io me gli veggio ai piedi

ripieni di spavento.

SANCIO

Sarian pochi per lei, se fosser cento.

GRULLO

È questo il pro Dudone,

che va unito al signor di Montalbano.

SANCIO

Gli dia di soprammano;

bravo signor padrone.

GRULLO

L'ultimo è Florismarte,

dell'armi onore, e gloria.

DON CHISCIOTTE

Perde il coraggio anch'esso.

SANCIO

Si può cantar vittoria,

che il signor don Chisciotte

gli ha vinti tutti quanti.

 

CORO

Evviva il fior de' cavalieri erranti.  

Viva, viva Don Chisciotte,

viva il fior d'ogni gagliardo,

grand'onor di nostra età.

 
(i cavalieri vinti formano un trofeo delle loro armi, e poi coronano don Chisciotte)
 

PARTE DEL CORO

Coi più bei simboli

della vittoria

tosto coronisi

campion sì celebre,

che seppe vincere

la turba errantica,

di cui l'istoria

con tanto credito

parlando va.

 

CORO

Viva, viva Don Chisciotte,

viva il fior d'ogni gagliardo,

grand'onor di nostra età.

 

PARTE DEL CORO

Col solo spirito

donchisciottiaco

s'arriva a cingere

serti di gloria;

ogni altro merito

è merto inutile,

che il mondo pascesi

di vanità.

 

CORO

Viva, viva Don Chisciotte,

viva il fior d'ogni gagliardo,

grand'onor di nostra età.

 

Fine (Atto quinto)

Atto primo Atto secondo Atto terzo Atto quarto Atto quinto

Campagna aperta con veduta del castello da una parte, e dall'altra un fosso, che corrisponde in una grotta.

Don Chisciotte, Sancio
 

(Sancio nel fosso)

Angelica si pose ad un balcone

Don Chisciotte, Sancio
Sì, Dulcinea, mia vita

Aita, che son dentro in questa fossa

Don Chisciotte, Sancio
<- Don Alvaro, soldati

Sparsi, e divisi in cerca

Don Chisciotte, Sancio, Don Alvaro
soldati ->

Don Alvaro
Don Chisciotte, Sancio ->
Don Alvaro
<- Laurindo

Laurindo / Amico / E nel tuo vano impegno

Don Alvaro
Laurindo ->
Don Alvaro
<- Doralba

Tanta virtù d'ira m'accende il seno

Cortile ad uso di steccato per la pugna e ringhiere all'intorno magnificamente adornate.

Il duca, La duchessa, Laurindo, Sancio
 

Raffrena il pianto: agevol cosa parmi

Il duca, La duchessa, Laurindo, Sancio
<- Don Alvaro, Don Chisciotte, Altisidora, Doralba

(Don Alvaro armato con visiera calata, Doralba coperta con velo)

Presto, signor, che m'agita

Altisidora, Laurindo, Don Alvaro, Doralba, Don Chisciotte
Ed ecco del tormento la mercede
Il duca, La duchessa, Laurindo, Sancio, Don Alvaro, Don Chisciotte, Altisidora, Doralba
<- Grullo

(Grullo figurante uno scudiero de' dieci cavalieri)

Son giunti dieci cavalier terribili

Il duca, La duchessa, Laurindo, Sancio, Don Alvaro, Don Chisciotte, Altisidora, Doralba
Grullo ->

Il duca, La duchessa, Laurindo, Sancio, Don Alvaro, Don Chisciotte, Altisidora, Doralba
<- cavalieri, Grullo

A battaglia, a battaglia.

 
Scena prima Scena seconda Scena terza Scena quarta Scena quinta Scena sesta Scena ultima
Campagna aperta con casino da una parte, e dall'altra una collina Cortile con colonnato all'intorno, ed una scalinata a due braccia nel mezzo, sotto alla quale un... Sala con tavola apparecchiata. Bosco Sala. Camera interna di don Chisciotte Campagna aperta con veduta del castello da una parte, e dall'altra un fosso, che corrisponde in una grotta. Cortile ad uso di steccato per la pugna e ringhiere all'intorno magnificamente adornate.
Atto primo Atto secondo Atto terzo Atto quarto

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