Atto terzo

 

Scena prima

Ruggiero, Melissa in forma d'Atlante.

Ruggiero, Astolfo, cavalieri

 

RUGGIERO

O delizia del mondo,  

prima gloria del cielo, amor, che puoi

bear con gl'ardor tuoi

e l'immortale, e la caduca gente;

se de la tua faretra onnipotente,

per impiagarmi il petto,

quello strale scegliesti,

che più dolcezza aveva, e men dolore.

Se colmar d'un immenso, almo diletto

l'anima mia volesti,

deh, raddoppiami il core,

poiché a goder di tanta gioia appieno

troppo angusto è quest'un ch'io chiudo in seno.

Ma parmi, o pur vegg'io, d'ignoto aspetto

scender dal cielo immagine volante?

Ohimè, che miro?

 

<- Melissa

MELISSA

Dunque  

la rimembranza hai sì di me perduta,

Ruggier, che tu non possa oggi il sembiante

raffigurar del tuo maestro Atlante?

E fia ver, che quel volto, e quella chioma,

che rugoso per te, per te canuta

pur troppo, ohimè, son fatti, or non conosca?

Ma se densa caligine, se fosca

nube d'affetti indegni, e d'ozi impuri

così de la ragion t'adombra i lumi,

che i tuoi propri costumi,

che te stesso oggimai non raffiguri,

a torto mi dogl'io,

che me non riconosca. E questo il frutto,

questa la messe sia del sudor mio?

Dunque con forte destra

in su la cima alpestra

de l'altissimo giogo di Carena

contra l'orse più fiere, e più rabbiose

t'insegnai da fanciullo a curvar l'arco?

T'avvezzai dunque ad aspettare al varco

per l'arso suol de l'africana arena

i leoni più ardenti,

a sbranar tigri, a strangolar serpenti,

perché sparso d'odor, perché fregiato

di lascivi ornamenti

con crine inanellato,

con guancia imporporata io ti vedessi

tra femminili amplessi

dormire il fior de la tua vita, e dopo

sì lunga disciplina

tu fossi al fin l'Endimion d'Alcina?

Questo non è già quel, che mi predisse

di te il mio studio; e tai non son gl'effetti,

che de le stelle erranti, e de le fisse

già mi promiser gl'osservati aspetti.

Sperai, che giunto a quest'età facessi

opre di cavalier così preclare,

che di quanti passar con Agramante

dovean d'Africa il mare,

di quanti Carlo ha paladin, rendessi

tu sol, la gloria oscura.

O tradite speranze, o pensier vani!

Or va', misero Atlante, e ti figura

esser nuovo Chiron di nuovo Achille.

Mira il tuo prode eroe qual armi stringa,

quali arnesi si vesta,

a qual pugna s'accinga.

Se di te stesso, e di tue proprie lodi

non ti cale, Ruggier, se più non pensi

a la guerra di Francia: se trascuri

la fé dovuta la tuo signor, se godi

trar fra sozzi diletti i giorni oscuri,

movati almen la generosa prole,

che di te non bugiardo il ciel promette.

Narrarti io pur solea, che de gli Estensi

eroi l'inclita stirpe, a cui tu devi

dar'alti fondamenti, al par del sole

per opre di valor in pace, e in guerra

dovea scorre la terra.

Or tu, che pur godevi

in ascoltar di tanti

magnanimi nipoti

l'eccelse imprese, ed i gloriosi vanti,

starai vil cavaliero

in un breve del mondo angol sepolto

di donna infame idolatrando un volto?

Altra bellezza, altra onestà, Ruggiero,

il cielo a te destina.

E quai ti credi alfin, che sian d'Alcina

gl'adorati sembianti?

Ciò, ch'in lei stessa ammiri,

tutto è forza d'inferno, opra d'incanti.

Tien questo anello, a lei ritorna, e guarda

come belli suoi rai, sue guance sono,

e riamala poi, ch'io te 'l perdono.

Melissa ->

 

Scena seconda

Ruggiero.

 

 

In qual antro mi celo?  

Qual nel profondo abisso

voragine m'inghiotte,

sì che raggio di cielo

non miri più, sì che in perpetua notte,

in sempiterno oblio

meco resti sepolto il fallir mio?

Qual nume mai se de l'estrema tana

con gl'agghiacciati umor tutta mischiasse

l'onda il Nilo, e l'Arasse,

potria de l'alma insana

quella macchia lavare, onde vermiglio

porterò sempre il volto, e basso il ciglio?

Forsennato Ruggiero,

così si pugna in Francia? E queste sono

quell'armi, onde agguagliarte

già ti credesti al sir d'Anglante in guerra?

Indegno cavaliero,

mentre in nimica terra

tra i dubbi eventi de l'incerto Marte

travaglia il mio signor, io l'abbandono?

Misero, e come denno

or di me favellare Africa, e Spagna;

o con quanta ragion di me si lagna

il mio custode, il mio maestro Atlante.

E tu, che non dovrei

con lingua indegna già chiamarti a nome,

bella mia Bradamante,

luce de gl'occhi miei,

anima mia, mia vita,

o se sapessi come

sei da Ruggier tradita,

quanti da quei celesti amanti lumi

spargeresti di duol torrenti, e fiumi?

Leggiadro guiderdon, degna mercede

di cavalier cortese. Ella per trarmi

del Castello incantato impugna l'armi,

espone il petto a mille rischi, ed io

libero appena ho il piede,

ch'il suo amor la sua fede,

e i tanti obblighi miei posti in oblio.

Lascivo, ed incostante

di straniera beltà divengo amante.

O cari occhi divini, entro a i cui giri

di sue bellezze ascose

un vivo simulacro il ciel ripose,

io sospirar per altri? E quei sospiri

infedeli, ed ingrati

non fur del viver mio gl'ultimi fiati?

Perdonatemi pur, luci amorose,

che se fu l'error mio forza d'incanto,

sarà l'emenda mia forza di pianto.

Ma che più penso? A che più tardo? Ah, spoglia

spoglia Ruggier, l'effeminato manto:

vestiti l'arme, e con la destra forte

o libertà racquista, o incontra morte.

 

Scena terza

Ruggiero, Astolfo in mirto. Coro di Cavalieri trasformati da Alcina.

 

ASTOLFO

Ruggier, Ruggiero.  

RUGGIERO

Io sento

chiamarmi, e qui vicina

parmi la voce, e pure alcun non veggio.

ASTOLFO

Deh, se troppo non chieggio,

valoroso guerrier, breve momento

indugia ancora ed a gl'accenti miei

cortese per pietà l'orecchio inchina.

RUGGIERO

Questo è forse d'Alcina

un inganno novello. E dove sei

tu, che meco ragioni? Ove t'ascondi?

ASTOLFO

Dentro a questa corteccia, in queste frondi

chiuso vive il mio spirto,

Ruggiero, io son quel mirto,

al cui tronco infelice

l'alato corridor legasti allora,

che stanco forse de le vie celesti

in questa infame terra il piè ponesti.

Di colei che il tuo cuore amando adora,

sono il cugino Astolfo. Il primo io fui,

che d'Alcina i costumi empi, e perversi

ne le miserie mie già ti scopersi.

Or che provi in te quello,

che non credesti allor forse in altrui,

va', corri a la vendetta. A la tua mano

il giustissimo cielo oggi destina

il castigo d'Alcina.

Mirai, né forse invano,

scender pur dianzi a tua salute intesa

da gl'aerei sentier donna divina;

oi poiché a l'alta impresa

dato avrai fin, di me ti caglia ancora,

né lasciar, che si muora

dentro a scorza infeconda

disumanato un uom su questa sponda.

RUGGIERO

Sallo il ciel, se mi pesa,

o del monarca inglese inclito erede,

de le sciagure tue, ma in che giovarte

possa Ruggier non so, so che a spogliarte

de la ruvida scorza

poco l'ardir, nulla varrà la forza.

Ben giuro al ciel, se il piede

io trarrò mai da l'incantata foglia,

di tentar ogni via, provar ogn'arte,

perché deposta la fronzuta spoglia

nel sembiante primier ritorni ancora.

UNO DEL CORO

Ed io starò qui lagrimando ogn'ora?

Io, che converso in liquida fontana

da la maga inumana,

con sempiterno mormorio tra l'erba

piangendo vo la mia sciagura acerba?

UN ALTRO DEL CORO

E chi di me pietate,

misero, avrà? Chi mi soccorre, ahi lasso?

Dunque gelida selce, immobil sasso

qui fisso eternamente

starommi, a l'aria fredda, al sole ardente?

 

CORO
tutto insieme

Deh se benigno il cielo  

secondi, o cavaliero, i desir tuoi,

rammentati di noi.

Le piante, i fonti, i sassi, infin le belve,

che miri in queste selve,

hanno spirito uman; la fata iniqua

con orribil incanti

così sazia di lor tratta gl'amanti.

 

RUGGIERO

La vostra libertate  

sta più nel ciel, che nel mio braccio, amici;

al ciel dunque drizzate

le vostre preci, e i voti;

ch'ei non chiude l'orecchio a i cor divoti.

 

CORO

Santi numi del ciel, s'egli è pur vero,  

che giustizia tra voi regni, e pietate,

se a quei superni giri

giungon mortal sospiri,

deh, lo sguardo divin ver noi girate.

E se gl'errori nostri

chiaman vendetta da gl'eterni chiostri,

vibrate o dèi vibrate

le saette infiammate;

che troppo è dura sorte

perder la vita, e non trovar la morte.

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Fine (Atto terzo)

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Ruggiero, Astolfo, cavalieri
 

(Astolfo in mirto, cavalieri trasformati da Alcina)

O delizia del mondo

Ruggiero, Astolfo, cavalieri
<- Melissa

(Melissa in forma d'Atlante)

Dunque la rimembranza

Ruggiero, Astolfo, cavalieri
Melissa ->

In qual antro mi celo?

(Astolfo e i cavalieri si manifestano)

Ruggier, Ruggiero / Io sento

La vostra libertate

 
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