Atto secondo

 

Scena prima

Le prigioni di stato. Poca luce entra da uno spiraglio praticato nell'alto del muro.
Jacopo Foscari seduto sopra un masso di marmo.

Bozzetti

 Q 

Jacopo

 
[N. 8 - Preludio, scena e preghiera]

 N 

JACOPO

Notte!... perpetua notte che qui regni!  

Siccome agli occhi il giorno,

potessi almen celare al pensier mio

il fine disperato che m'aspetta!...

Tormi potessi alla costor vendetta!...

Ma oh ciel!... che mai vegg'io!...

Sorgon di terra mille e mille spettri!...

A sé mi chiaman essi!...

Uno s'avanza!... ha gigantesche forme!...

Il reciso suo teschio

ferocemente colla manca porta!...

A me lo addita... e colla destra mano

mi getta in volto il sangue che ne cola!...

Ah lo ravviso!... è desso... è Carmagnola!

 

Non maledirmi, o prode,    

se son al Doge figlio;

de' dieci fu il Consiglio

che a morte ti dannò!

Me pure sol per frode

vedi quaggiù dannato,

e il padre sventurato

difendermi non può...

Cessa... la vista orribile!...

Più sostener non so.

(cade boccone per terra)

S

Sfondo schermo () ()

 

Scena seconda

Detto e Lucrezia Contarini.

<- Lucrezia

 
[N. 9 - Scena e duetto]

 N 

LUCREZIA

Ah sposo mio!... che vedo?  

Me l'hanno forse ucciso i scellerati,

e per maggiore scherno

m'hanno qui tratta a contemplar la salma?

Ah sposo mio!... ancor vive!...

Quale freddo sudore!

Vieni, amico, ti posa sul mio core...

JACOPO

(sempre delirando)

Verrò...

LUCREZIA

Che di'?...

JACOPO

M'attendi,

orrendo spettro...

LUCREZIA

Io son...

JACOPO

Che vuoi?... Vendetta?

LUCREZIA

Non riconosci or tu la sposa tua?

JACOPO

Non è vero!

(Lucrezia disperatamente lo abbraccia)

 

Ah sei tu?

Fia ver!... fra le tue braccia ancor?... respiro!

Fu dunque un sogno... orrendo sogno il mio!

Il carnefice attende?... estremo addio

vieni ora a darmi?...

LUCREZIA

No.

JACOPO

E i figli miei, mio padre?...

Saran dischiuse loro queste porte,

pria che il panno mi copra della morte?

 

LUCREZIA

No, non morrai; ché i perfidi  

peggiore d'ogni morte,

a noi, clementi, serbano

più orribile una sorte.

Tu viver déi morendo

nel prisco esilio orrendo...

Noi desolati in lagrime

dovremo qui languir.

JACOPO

Oh ben dicesti!... All'esule

più crudo ancor di morte

da' suoi lontano è il vivere!...

O figli, o mia consorte!...

Ascondimi quel pianto...

Su questo core affranto

mi piomban le tue lagrime

a crescerne il soffrir.

(s'ode una lontana musica di voci e suoni)

VOCI

Tutta è calma la laguna:

voga, voga, o gondolier,

atti l'onda e la fortuna

ti secondi ed il piacer.

JACOPO

Quale suono?...

LUCREZIA

È il gondoliero

che sul liquido sentiero

provar debbe il suo valor.

JACOPO

Là si ride, qua si muor!

Pera l'empio, che mi toglie

a' miei cari, al suol natio;

sien vendetta al dolor mio

l'abominio, e il disonor...

 

 

Speranza dolce ancora

non m'abbandona il core:

un giorno il mio dolore

con te dividerò.

Vicino a chi s'adora

men crude son le pene;

perduto ogn'altro bene,

dell'amor tuo vivrò.

LUCREZIA

Speranza dolce ancora

non m'abbandona il core,

l'esilio ed il dolore

con te dividerò.

Vicino a chi s'adora

men crude son le pene:

perduto ogn'altro bene,

dell'amor tuo vivrò.

 

Scena terza

Il Doge avvolto in ampio e nero mantello entra nel carcere, preceduto da un Servo con fiaccola, che depone e parte.

<- Servo, Doge

Servo ->

 
[N. 10 - Scena, terzetto e quartetto]

 N 

LUCREZIA E JACOPO

(correndogli incontro)  

Ah, padre!...

DOGE

Figlio... Nuora...

JACOPO

Sei tu?

LUCREZIA

Sei tu?

DOGE

Son io.

Volate al seno mio.

LUCREZIA, JACOPO E DOGE

Provo una gioia ancor!

 

DOGE

Padre ti sono ancora,  

lo credi a questo pianto;

il volto mio soltanto

fingea per te rigor.

S

JACOPO

Tu m'ami?

DOGE

Sì.

JACOPO

Oh contento!...

Ripeti il caro accento...

DOGE

T'amo, sì t'amo, o misero...

Il Doge qui non sono.

JACOPO

Come è soave all'anima

della tua voce il suono!

DOGE

Oh figli, sento battere

il vostro sul mio cor!...

JACOPO E LUCREZIA

Così furtiva palpita

la gioia nel dolor!

 

JACOPO

Nel tuo paterno amplesso

muto si fa il dolore...

Mi benedici adesso,

da' forza a questo core,

e il pane dell'esilio

men duro fia per me...

Questo innocente figlio

trovi un conforto in te.

DOGE

Abbi l'amplesso estremo

del genitor cadente...

il giudice supremo

protegga l'innocente...

Dopo il terreno esilio

giustizia eterna v'è.

Al suo cospetto, o figlio,

comparirai con me.

LUCREZIA

(Di questo affanno orrendo

farai vendetta, o cielo,

quando nel dì tremendo

si squarcerà il gran velo,

e scoprirà ogni ciglio

il giusto, il reo qual è!)

Dopo il terreno esilio,

sposo, sarem con te.

 
(restano abbracciati piangendo; il Doge si scuote)

DOGE

Addio...

LUCREZIA E JACOPO

Parti?

DOGE

Conviene.

JACOPO

Mi lasci in queste pene?

DOGE

Il deggio...

JACOPO

Attendi...

LUCREZIA

Ascolta.

JACOPO

Ti rivedrò?

DOGE

Una volta...

Ma il Doge vi sarà!

LUCREZIA E JACOPO

E il padre?

DOGE

Penerà.

S'appressa l'ora... Addio...

JACOPO

Ciel!... chi m'aita?

 

Scena quarta

Detti e Loredano preceduto dal Fante del Consiglio e da quattro Custodi con fiaccole.

<- Loredano, Fante, quattro custodi

 

LOREDANO

(dalla porta)  

Io.

LUCREZIA

Chi? Tu!

JACOPO

Oh ciel!

DOGE

Loredano!...

LUCREZIA

Ne irridi, anco, inumano?

LOREDANO
(freddamente a Jacopo)

Raccolto è già il Consiglio;

vieni, di là il naviglio

che dée tradurti a Creta...

Andrai...

LUCREZIA

Io pur.

LOREDANO

Lo vieta

de' dieci la sentenza.

DOGE

Degno di te è il messaggio!

LOREDANO

Se vecchio sei... sii saggio.

(ai custodi)

S'affretti la partenza.

LUCREZIA E JACOPO

Padre, un amplesso ancora.

DOGE

Figli...

(gli abbraccia)

LOREDANO

Varcata è l'ora.

 

LUCREZIA E JACOPO
(disperati a Loredano)

Ah sì, il tempo che mai non s'arresta  

rechi pure a te un'ora fatale,

e l'affanno che m'ange mortale,

più tremendo ricada su te.

Il rimorso in quell'ora funesta

ti tormenti, o crudele, per me.

DOGE
(a Jacopo e Lucrezia)

Deh, frenate quest'ira funesta,

l'inveire, o infelici, non vale:

s'eseguisca il decreto fatale...

Sparve il padre, ora il Doge sol v'è.

La giustizia qui mai non s'arresta:

obbedire a sue leggi si de'.

LOREDANO

(guardandoli con disprezzo)

(Empia schiatta al mio sangue funesta,

a difenderti un Doge non vale;

per te giunse alfin l'ora fatale

sospirata cotanto da me.)

(a Jacopo)

La giustizia qui mai non s'arresta,

obbedire a sue leggi si de'.

 
(Jacopo parte fra i custodi preceduto da Loredano, e seguìto lentamente dal Doge, che si appoggia a Lucrezia)

Loredano, Jacopo, quattro custodi, Doge, Lucrezia, Fante ->

 
 

Scena quinta

Sala del Consiglio dei dieci. I Consiglieri e la Giunta, tra i quali è Barbarigo, van raccogliendosi.

Bozzetti

 Q 

membri del Consiglio, membri della Giunta, Barbarigo

 
[N. 11 - Coro]

 N 

CORO

Che più si tarda?...  

IIº

Affrettisi

dell'empio la partita.

Inulte l'ombre fremono,

chiedendone la vita.

IIº

Parta l'iniquo Foscari...

Ucciso egli ha un Donato.

Per istranieri principi

l'indegno ha parteggiato.

TUTTI

Non sia che di Venezia

ei sfugga alla vendetta...

Giustizia incorruttibile

non sia qui mai negletta;

baleni, e come folgore

colpisca il traditor:

mostri a' soggetti popoli

un vigile rigor.

 

Scena sesta

Detti ed il Doge, che preceduto da Loredano, dal Fante del Consiglio e dai Comandadori, e seguito dai Paggi, va gravemente a sedere sul trono. Lui seduto, tutti fanno lo stesso.

<- Doge, Loredano, Fante, comandadori, paggi

 
[N. 12 - Scena e finale II]

 N 

DOGE

O patrizi... il voleste... eccomi a voi...  

Ignoro se il chiamarmi ora in Consiglio

sia per tormento al padre, oppure al figlio;

ma il voler vostro è legge...

Giustizia ha i dritti suoi...

M'è d'uopo rispettarne anco il rigore...

Sarò Doge nel volto, e padre in core.

CORO

Ben dicesti... Il reo s'avanza...

DOGE

(Cielo, ispira a me costanza!)

 

Scena settima

Detti e Jacopo, che entra fra quattro Custodi.

<- Jacopo, quattro custodi

 

LOREDANO

Legga il reo la sua sentenza:  

(dà una pergamena al Fante, che la consegna a Jacopo, il quale legge)

del Consiglio la clemenza

qui la vita ti serbò.

JACOPO

Nell'esilio morirò...

(restituisce la pergamena)

Non hai, padre, un solo detto

pe 'l tuo Jacopo reietto?

Se tu parli, se tu preghi

non sarà chi grazia neghi...

Pregar puoi; sono innocente;

questo labbro a te non mente.

CORO

Non s'inganna qui la legge,

qui giustizia tutto regge.

DOGE

Il Consiglio ha giudicato:

parti, o figlio, rassegnato.

(s'alza, tutti lo imitano)

JACOPO

Non più dunque ti vedrò?

DOGE

Forse in cielo, in terra no.

JACOPO

Ah che di'? Morir mi sento.

LOREDANO

Da qui parta sul momento.

(ai custodi che gli si pongono al fianco, e si avviano)
 

Scena ottava

Detti e Lucrezia Contarini si presenta sulla soglia coi due Figli suoi, seguita da varie Dame sue amiche e da Pisana.

<- Lucrezia, due figli, dame, Pisana

 

LUCREZIA

No... crudeli!...  

JACOPO

Ah! i figli miei!...

(corre ad abbracciarli)

DOGE, BARBARIGO, CONSIGLIERI E FANTE

(Sventurata!... Qui costei!)

LOREDANO

Quale audacia vi guidò?

LUCREZIA

Solo amor che in noi parlò.

Insieme

PISANA, JACOPO E DOGE

Solo amor che in lei parlò.

 

JACOPO

(prende i due fanciulli piangenti, e li pone in ginocchio ai piedi del Doge)

Queste innocenti lagrime

ti chiedono perdono...

A lor m'unisco, e supplice

a' piedi del tuo trono,

padre, ti grido, implorami,

concedimi pietà.

LUCREZIA
(ai consiglieri)

O voi, se ferrea un'anima

non racchiudete in petto,

se mai provaste il tenero

di padri e figli affetto,

quelle strazianti lagrime

vi muovano a pietà.

DOGE

(Non ismentite, o lagrime,

la simulata calma:

a ognuno qui nascondasi

l'affanno di quest'alma...

Destar potria nei perfidi

sol gioia, non pietà.

BARBARIGO
(a Loredano)

Ti parlin quelle lagrime,

o Loredano, al core;

quei pargoli disarmino

l'atroce tuo furore;

almeno per quei miseri

t'inchina alla pietà.

LOREDANO
(a Barbarigo)

Non sai che in quelle lagrime

trionfa una vendetta,

che qual rugiada scendono

al cor di chi l'aspetta,

che pe' gli alteri Foscari

bandir si dée pietà?

CONSIGLIERI
(alle dame)

Son vane ora le lagrime;

provato è già il delitto:

non fia ch'esse cancellino

quanto giustizia ha scritto;

esempio sol dannabile

sarebbe la pietà.

DAME
(ai consiglieri)

Quelle innocenti lagrime

muovano il vostro core,

clemenza in esso inspirino,

ne plachino il rigore:

di pace come un'iride

qui brilli la pietà.

DOGE

(Non ismentite, o lagrime,

la simulata calma:

a ognuno qui nascondasi

l'affanno di quest'alma...

Ne' miei nemici infondere

non potria la pietà.)

 

LOREDANO

Parta... perché ancor s'esita?...

CORO

Parta lo sciagurato.

LUCREZIA

La sposa, i figli seguano,

dividano il suo fato...

JACOPO

Ah sì...

LOREDANO

Costor rimangano:

la legge omai parlò.

(toglie i figli alle braccia di Jacopo e li consegna ai comandadori)

JACOPO
(al Doge)

Ai figli tu dell'esule

sii padre e guida almeno...

tu li proteggi...

DOGE

(Misero!)

JACOPO

Vedi, al sepolcro in seno,

illagrimata polvere

fra poco scenderò.

DOGE, LOREDANO E CONSIGLIERI

Parti... t'è forza cedere:

la legge omai parlò.

LUCREZIA E JACOPO

Affanno più terribile

di questo chi provò?

PISANA, DAME, BARBARIGO E FANTE

Affanno più terribile

in terra chi provò?

 
(Jacopo parte fra le guardie, Lucrezia sviene fra le braccia delle donne; tutti si ritirano)

Jacopo, quattro custodi, Doge, Loredano, Fante, comandadori, paggi, membri del Consiglio, membri della Giunta, Barbarigo ->

 

Fine (Atto secondo)

Atto primo Atto secondo Atto terzo

Le prigioni di stato; la poca luce entra da uno spiraglio praticato nell'alto del muro.

Jacopo
 

[N. 8 - Preludio, scena e preghiera]

Notte!... perpetua notte che qui regni!

Jacopo
<- Lucrezia

[N. 9 - Scena e duetto]

Ah sposo mio!... che vedo?

Lucrezia, Jacopo, Voci
No, non morrai; ché i perfidi

(s'ode una lontana musica di voci e suoni)

 
Jacopo, Lucrezia
<- Servo, Doge
Jacopo, Lucrezia, Doge
Servo ->

[N. 10 - Scena, terzetto e quartetto]

Lucrezia e Jacopo, Doge
Ah, padre! / Figlio... Nuora
Jacopo, Lucrezia, Doge
<- Loredano, Fante, quattro custodi
Loredano, Lucrezia, Doge, Jacopo
Io / Chi? tu!
Lucrezia, Jacopo, Doge, Loredano
Ah sì, il tempio che mai non s'arresta
Loredano, Jacopo, quattro custodi, Doge, Lucrezia, Fante ->

Sala del Consiglio dei dieci.

membri del Consiglio, membri della Giunta, Barbarigo
 

[N. 11 - Coro]

membri del Consiglio, membri della Giunta, Barbarigo
<- Doge, Loredano, Fante, comandadori, paggi

[N. 12 - Scena e finale II]

O patrizi... il voleste... eccomi a voi...

membri del Consiglio, membri della Giunta, Barbarigo, Doge, Loredano, Fante, comandadori, paggi
<- Jacopo, quattro custodi
Loredano, Jacopo, Coro, Doge, Barbarigo, Fante
Legga il reo la sua sentenza:
membri del Consiglio, membri della Giunta, Barbarigo, Doge, Loredano, Fante, comandadori, paggi, Jacopo, quattro custodi
<- Lucrezia, due figli, dame, Pisana

(Lucrezia sviene)

Lucrezia, due figli, dame, Pisana
Jacopo, quattro custodi, Doge, Loredano, Fante, comandadori, paggi, membri del Consiglio, membri della Giunta, Barbarigo ->
 
Scena prima Scena seconda Scena terza Scena quarta Scena quinta Scena sesta Scena settima Scena ottava
Sala nel palazzo Ducale di Venezia; di fronte veroni gotici, da' quali... Atrio superiore nel palazzo Foscari; vi sono varie porte all'intorno con sopra ritratti dei procuratori,... Sala come alla prima scena Gabinetto privato del Doge; una gran tavola coperta di damasco, sopra una lumiera d'argento; una scrivania e... Le prigioni di stato; la poca luce entra da uno spiraglio praticato nell'alto del muro. Sala del Consiglio dei dieci. Antica Piazzetta di San Marco; di fronte vedesi l'isola dei Cipressi, ora San Giorgio; il sole volge... Gabinetto privato del Doge.
[N. 1 - Preludio] [N. 2 - Coro d'introduzione] [N. 3 - Scena e cavatina] [N. 4 - Scena, coro e cavatina] [N. 5 - Coro] [N. 6 - Scena e romanza] [N. 7 - Scena e duetto, finale I] [N. 8 - Preludio, scena e preghiera] [N. 9 - Scena e duetto] [N. 10 - Scena, terzetto e quartetto] [N. 11 - Coro] [N. 12 - Scena e finale II] [N. 13 - Introduzione e barcarola] [N. 14 - Scena e aria] [N. 15 - Scena ed aria finale]
Atto primo Atto terzo

• • •

Testo PDF Ridotto