Atto secondo

 

Scena prima

Parco reale.
Laodice, poi Siroe.

Bozzetti

 Q 

Laodice

 

LAODICE

Che funesto piacere  

è mai quel di vendetta!

Figurata diletta

ma lascia conseguita il pentimento.

Lo so ben io che sento

del periglio di Siroe in mezzo al core

il rimorso e l'orrore.

 

<- Siroe

SIROE

Alfin Laodice  

sei vendicata; a me soffrir conviene

la pena del tuo fallo.

LAODICE

Amato prence

così confusa io sono

che non ho cor di favellarti.

SIROE

Avesti

però cor d'accusarmi.

LAODICE

Un cieco sdegno,

figlio del tuo disprezzo,

persuase l'accusa. Ah tu perdona,

perdona o Siroe un violento amore.

Mi punisce abbastanza il mio dolore.

Non soffrirai de la menzogna il danno.

Io scoprirò l'inganno.

Saprà Cosroe ch'io fui...

SIROE

La tua ruina

non fa la mia salvezza. Anche innocente

di questa colpa, io di più grave errore

già son creduto autor. Taci, potrebbe

destar la tua pietà nuovi sospetti

d'amorosa fra noi

segreta intelligenza.

LAODICE

E quale ammenda

può farmi meritare il tuo perdono?

Tu me l'addita; a quanto

prescriver mi vorrai pronta son io.

Ma poi scordati o caro il fallo mio.

SIROE

Più no 'l rammento e se ti par che sia

la sofferenza mia di premio degna,

più non amarmi.

LAODICE

Oh dio, come potrei

lasciar sì dolci affetti in abbandono?

SIROE

Questo da te domando unico dono.

 

LAODICE

Mi lagnerò tacendo

del mio destino avaro

ma ch'io non t'ami, o caro,

non lo sperar da me.

Crudele in che t'offendo

se resta a questo petto

il misero diletto

di sospirar per te?

(parte)

Laodice ->

 

Scena seconda

Siroe, poi Emira sotto nome d'Idaspe.

 

SIROE

Come quel di Laodice  

potessi almen lo sdegno

placar de l'idol mio.

 

<- Emira

EMIRA

Fermati indegno!  

SIROE

Ancor non sei contenta?

EMIRA

Ancor pago non sei?

SIROE

Forse ritorni

ad insultar un misero innocente?

EMIRA

Vai forse al genitore

a palesar quel che taceva il foglio?

SIROE

Quel foglio in che t'offese? Io son creduto

reo del delitto e me 'l sopporto e taccio.

EMIRA

Ed io crudel, che faccio

qualor t'insulto? Assicurar procuro

Cosroe della mia fé, più per tuo scampo

che per la mia vendetta.

SIROE

Ah dunque o cara

fa' più per me. Perdona al padre o almeno

se brami una vendetta apri il mio seno.

EMIRA

Io confonder non so Cosroe col figlio.

Odio quello, amo te, vendico estinto

il proprio genitore.

SIROE

E il mio, che vive,

per legge di natura anch'io difendo.

Sempre de la vendetta

più giusta è la difesa.

EMIRA

La generosa impresa

dunque tu siegui, io seguirò la mia.

Ma sai però qual sia

il debito d'entrambi? A noi che siamo

figli di due nemici

è delitto l'amor, dobbiamo odiarci.

Tu devi il mio disegno

scoprir a Cosroe, io prevenir l'accusa.

Tu scorgere in Emira il più crudele

implacabil nemico, in Siroe io deggio

aborrir d'un tiranno il figlio indegno.

Cominci in questo punto il nostro sdegno.

(in atto di partire)

SIROE

Mio ben t'arresta.

EMIRA

Ardisci

di chiamarmi tuo bene? Unir pretendi

il fido amante ed il crudel nemico

e ti mostri a un istante

debol nemico ed infedele amante.

SIROE

A torto l'amor mio...

EMIRA

Taci, l'amore

è ne l'odio sepolto.

Parlami di furore,

parlami di vendetta ed io t'ascolto.

SIROE

Dunque così degg'io?...

EMIRA

Sì, scordarti d'Emira.

SIROE

Emira addio.

Mi vuoi reo, mi vuoi morto,

t'appagherò. Del tradimento al padre

vado a scoprirmi autor; la tua fierezza

così sarà contenta.

(in atto di partire)

EMIRA

Sentimi, non partir.

SIROE

Che vuoi ch'io senta?

Lasciami a la mia sorte.

EMIRA

Odi, non giova

né a me né a Cosroe il farti reo.

SIROE

Ma basta

per morir innocente. Ascolta; alfine

son più figlio che amante; a me non lice

e vivere e tacer. Tutto palese

al genitor farò, quando non posso

toglierlo in altra guisa al tuo furore.

EMIRA

Va' pur, va' traditore,

accusami o t'accusa, a tuo dispetto

il contrario io farò, vedrem di noi

chi troverà più fede.

(vuol partire)

SIROE

Il mio sangue si chiede,

barbara il verserò. L'animo acerbo

pasci nel mio morir.

(cava la spada)

 

Scena terza

Cosroe senza Guardie e detti.

<- Cosroe

 

COSROE

Che fai superbo!  

EMIRA

(O dèi.)

COSROE

Contro un mio fido

stringi il brando o fellon? Niega se puoi;

or non v'è chi t'accusi. Il guardo mio

non s'ingannò. Di' che mentisco anch'io.

SIROE

Tutto è vero, io son reo, tradisco il padre,

son nemico al germano, insulto Idaspe,

mi si deve la morte. Ingiusto sei

se la ritardi adesso.

Non curo uomini e dèi,

odio il giorno, odio tutti, odio me stesso.

EMIRA

(Difendetelo o numi.)

COSROE

Olà costui s'arresti.

Escono alcune Guardie.

<- guardie

EMIRA

Ei non volea  

offendermi o signor. Cieco di sdegno

forse contro di sé volgea l'acciaro.

COSROE

Invan cerchi un riparo

con pietosa menzogna al suo delitto.

Perché fuggir?

EMIRA

La fuga

tema non era in me.

SIROE

Taci una volta,

Idaspe taci, il mio maggior nemico

è chi più mi soccorre. Il mio tormento

termini col morir.

COSROE

Sarai contento.

Pochi istanti di vita

ti restano infedel.

EMIRA

Mio re, che dici!

Necessaria a' tuoi giorni

è la vita di Siroe, ei non ancora

i complici scoprì. Morrebbe seco

il temuto segreto.

COSROE

È vero. Oh quanto

deggio al tuo amor! Vegliami sempre a lato.

SIROE

Forse incontro al tuo fato

corri così. Non può tradirti Idaspe?

EMIRA

Io tradirlo!

SIROE

In ciascuno

può celarsi il nemico, ah non fidarti.

Chi sa l'empio qual è.

COSROE

Chetati e parti.

 

SIROE

Mi credi infedele!  

Sol questo m'affanna.

Chi sa chi t'inganna.

(Che pena è tacer!)

Sei padre, son figlio,

mi scaccia, mi sgrida.

Ma pensa al periglio,

ma poco ti fida,

ma impara a temer.

(parte con guardie)

Siroe, guardie ->

 

Scena quarta

Cosroe ed Emira.

 

EMIRA

(Pensoso è il re.)  

COSROE

(Per tante prove e tante

so che il figlio è infedel ma pur que' detti...)

EMIRA

(Forse crede a' sospetti

che Siroe suggerì.)

COSROE

(Tradirmi Idaspe!

Per qual ragion?)

EMIRA

(S'ei di mia fé paventa

perdo i mezzi al disegno. Or non m'osserva.

Siam soli. Il tempo è questo.)

COSROE

(Un reo l'accusa

per render forse il fallo suo minore.)

EMIRA

(La vittima si sveni al genitore.)

(snuda la spada per ferir Cosroe)

 

Scena quinta

Medarse e detti.

<- Medarse

 

MEDARSE

Signore.  

EMIRA

(Oh dèi!)

MEDARSE

Perché quel ferro Idaspe?

EMIRA

Per deporlo al suo piè; v'è chi ha potuto

farlo temer di me. Troppo geloso

io son de l'onor mio.

Io traditore! Oh dio

nel più vivo del cor Siroe m'offese.

Finché non scopri il vero

eccomi disarmato e prigioniero.

COSROE

(Che fedeltà!)

MEDARSE

Forse il german procura

divider la sua colpa.

COSROE

Idaspe torni

per mia difesa al fianco tuo la spada.

EMIRA

Perdonami o mio re, quando è in periglio

d'un sovrano la vita ha corpo ogn'ombra.

Prima da l'alma sgombra

quell'idea che m'oltraggia e al fianco mio

poscia per tuo riparo

senza taccia d'error torni l'acciaro.

COSROE

No no, ripiglia il brando.

EMIRA

Ubbidirti non deggio.

COSROE

Io te 'l comando.

EMIRA

Così vuoi, non m'oppongo. Almen permetti

ch'io la regia abbandoni, acciò non dia

di novelli sospetti

colpa l'invidia a l'innocenza mia.

COSROE

Anzi voglio che Idaspe

sempre de' giorni miei vegli a la cura.

EMIRA

Io!

COSROE

Sì.

EMIRA

Chi m'assicura

de la fede di tanti a cui commessa

è la tua vita? Io debitor sarei

de la colpa d'ognun; s'io fossi solo...

COSROE

E solo esser tu déi.

Fra le reali guardie

le più fide tu scegli; a tuo talento

le cambia e le disponi e sia tuo peso

di scoprir chi m'insidia.

EMIRA

Al regio cenno

ubbidirò né dal mio sguardo accorto

potrà celarsi il reo. (Son quasi in porto.)

 

Sgombra da l'anima  

tutto il timor.

Più non ti palpiti

dubbioso il cor.

Riposa e credimi

ch'io son fedel.

Se al mio regnante,

se al dover mio

per un istante

mancar poss'io,

con me si vendichi

sdegnato il ciel.

(parte)

Emira ->

 

Scena sesta

Cosroe e Medarse.

 

MEDARSE

Non è picciola sorte  

ch'uno stranier così fedel ti sia.

Ma non basta o mio re. Maggior riparo

chiede il nostro destin.

COSROE

Sarai nel giro

di questo dì tu mio compagno al soglio.

E opporsi a due regnanti

non potrà facilmente un folle orgoglio.

MEDARSE

Anzi il tuo amor l'irrita. Ha già sedotta

del popolo fedel Siroe gran parte.

Si parla e si minaccia. Ah se non svelli

da la radice sua la pianta infesta,

sempre per noi germoglierà funesta.

Atroce ma sicuro

il rimedio saria; reciso il capo

perde tutto il vigore

l'audacia popolare.

COSROE

Io non ho core.

MEDARSE

Anch'io gelo in pensarlo; altro non resta

dunque per tua salvezza

che appagar Siroe e sollevarlo al trono.

Volontier gli abbandono

la contesa corona. Andrò lontano

per placar l'ira sua. Se questo è poco,

sazialo del mio sangue, aprimi il seno.

Sarò felice appieno

se può la mia ferita

render la pace a chi mi diè la vita.

COSROE

Sento per tenerezza

il ciglio inumidir. Caro Medarse

vieni al mio sen. Perché due figli eguali

non diemmi il ciel!

MEDARSE

Se ricusar potessi

di scemar, per salvarti, i giorni miei,

degno di sì gran padre io non sarei.

 

Deggio a te del giorno i rai  

e per te come vorrai

saprò vivere o morir.

Io vivrò se la mia vita

è riparo a la tua sorte;

io morrò se la mia morte

può dar pace al tuo martir.

(parte)

Medarse ->

 

Scena settima

Cosroe.

 

 

Più dubitar non posso.  

È Siroe l'infedel. Vorrei punirlo

ma risolver non so, che in mezzo a l'ira

per lui mi parla in petto

un resto ancor del mio paterno affetto.

 

Fra sdegno ed amore  

tiranni del core

l'antica sua calma

quest'alma perdé.

Geloso del trono,

pietoso del figlio,

incerto ragiono,

non trovo consiglio;

e intanto non sono

né padre né re.

(parte)

Sfondo schermo () ()

Cosroe ->

 
 

Scena ottava

Appartamenti terreni corrispondenti a' giardini con sedie.
Siroe senza spada ed Arasse.

 Q 

Siroe, Arasse

 

ARASSE

Chi ricusa un'aita  

giustifica il rigor de la sua sorte.

Disperato e non forte

prence ti mostri allor che in me condanni

un zelo che fomenta

del popolo il favor per tuo riparo.

SIROE

L'ira del fato avaro

tolerando si vince.

ARASSE

Al merto amica

rade volte è fortuna e prende a sdegno

chi meno a lei che a la virtù si affida.

SIROE

L'alma che in me s'annida

più che felice e rea

misera ed innocente esser desia.

ARASSE

Un'innocenza oblia

che avria nome di colpa. Il volgo suole

giudicar dagli eventi e sempre crede

colpevole colui che resta oppresso.

SIROE

Mi basta di morir noto a me stesso.

ARASSE

Ad onta ancor di questa

rigorosa virtù, sarà mia cura

toglierti a l'ira de l'ingiusto padre.

Il popolo e le squadre

solleverò per così giusta impresa.

SIROE

Ma questo è tradimento e non difesa.

 

ARASSE

Se pugnar non sai col fato  

innocente sventurato,

basto solo al gran cimento,

quando langue il tuo valor.

Rende giusto il tradimento

chi punisce il traditor.

(parte)

Arasse ->

 

Scena nona

Medarse e detto.

<- Medarse

 

MEDARSE

Come! Nessuno è teco?  

SIROE

Ho sempre a lato

la crudel compagnia di mie sventure.

MEDARSE

Son già quasi sicure

le tue felicità. Deve a momenti

qui venir Cosroe e forse

a consolarti ei viene.

SIROE

Or vedi quanto

sventurato son io. Del padre invece

giunse Medarse.

MEDARSE

Il tuo piacer saria

poter senza compagno

seco parlar; porresti in uso allora

lusinghe e prieghi e ricoprir con arte

sapresti il mal talento.

Semplice se lo speri, io no 'l consento.

SIROE

T'inganni, a me non spiace

favellar te presente,

chi delitto non ha rossor non sente.

Pena in vederti è il sovvenirmi solo

ch'abbia fonte comune il sangue nostro.

MEDARSE

Sarà mio merto e la corona e l'ostro.

 

Scena decima

Cosroe, Emira col nome d'Idaspe e detti.

<- Cosroe, Emira

 

COSROE

Veglia Idaspe a l'ingresso e il cenno mio  

ne le vicine stanze

Laodice attenda.

EMIRA

Ubbidirò.

(si ritira in disparte)

COSROE

Medarse  

parti.

MEDARSE

Ch'io parta! E chi difende intanto

signor le mie ragioni?

COSROE

Io le difendo.

SIROE

Resti se vuol.

COSROE

No, teco

solo esser voglio.

MEDARSE

E puoi fidarti a lui?

COSROE

Più oltre non cercar. Vanne.

MEDARSE

Ubbidisco.

Ma poi...

COSROE

Taci Medarse e t'allontana.

MEDARSE

(Mi cominci a tradir sorte inumana.)

(parte)

Medarse ->

 

Scena undicesima

Cosroe, Siroe ed Emira in disparte.

 

COSROE

Siedi Siroe e m'ascolta.  

Io vengo qual mi vuoi, giudice o padre.

Mi vuoi padre? Vedrai

fin dove giunga la clemenza mia.

Giudice vuoi ch'io sia?

Sosterrò teco il mio real decoro.

SIROE

Il giudice non temo. Il padre adoro.

(siede)

COSROE

Posso sperar dal figlio

ubbidito un mio cenno? Infin ch'io parlo

taci e mostrami in questo il tuo rispetto.

SIROE

Finché vuoi tacerò, così prometto.

EMIRA

(Che dir vorrà!)

COSROE

Di mille colpe reo

Siroe tu sei. Per questa volta soffri

che le rammenti. Un giuramento io chiedo

per riposo del regno e tu ricusi.

Ti perdono e t'abusi

di mia pietà. Mi fa palese un foglio

che v'è tra' miei più cari un traditore,

e mentre il mio timore

or da un lato, or da l'altro erra dubbioso,

io veggo te ne le mie stanze ascoso.

Che più. Medarse istesso

scopre i tuoi falli...

SIROE

E creder puoi veraci...

COSROE

Serbami la promessa, ascolta e taci.

EMIRA

(Misero prence!)

COSROE

Ognun di te si lagna,

hai sconvolta la regia, alcun sicuro

dal tuo orgoglio non è. Medarse insulti,

tenti Laodice e la minacci, Idaspe

infin sugli occhi miei svenar procuri;

né ti basta. I tumulti a danno mio

ne' popoli risvegli.

SIROE

Ah son fallaci...

COSROE

Serbami la promessa, ascolta e taci.

Vedi da quanti oltraggi

quasi sforzato a condannarti io sono

e pur tutto mi scordo e ti perdono.

Torniam figlio ad amarci, il reo mi svela

o i complici palesa. Un padre offeso

altr'ammenda non chiede

da l'offensor che pentimento e fede.

EMIRA

(Veggio Siroe commosso.

Ah mi scoprisse mai!)

SIROE

Parlar non posso.

COSROE

Odi Siroe. Se temi

per la vita del reo, paventi invano.

Se quel tu sei, nel confessarlo al padre

te stesso assolvi e ti fai strada al trono.

Se tu non sei, ti dono,

pur che noto mi sia, salvo l'indegno.

Ecco se vuoi la real destra in pegno.

EMIRA

(Ahimè.)

SIROE

Quando sicuri

siano dal tuo castigo i tradimenti,

dirò...

EMIRA

Non ti rammenti  

che il tuo cenno signor Laodice attende.

SIROE

(Oh dèi!)

COSROE

Lo so, parti.

EMIRA

Dirò fra tanto...

COSROE

Di' ciò che vuoi.

EMIRA

T'ubbidirò fedele.

(a Siroe)

Perfido non parlar.

SIROE

(Quanto è crudele.)

COSROE

Spiegati e ricomponi

i miei sconvolti affetti. Or perché taci?

Perché quel turbamento?

SIROE

Oh dio!

COSROE

T'intendo.

Al nome di Laodice

resister non sapesti. In questo ancora

t'appagherò, già ti prevenni; io svelo

la debolezza mia, Laodice adoro,

con mio rossore il dico, e pure io voglio

cederla a te, sol da la trama ascosa

assicurami o figlio e sia tua sposa.

SIROE

Forse non crederai...

EMIRA

Chiedea Laodice

importuna l'ingresso, acciò non fosse

a te molesta allontanar la feci.

COSROE

E partì?

EMIRA

Sì mio re.

COSROE

Vanne e l'arresta.

EMIRA

Vado.

(a Siroe)

Mi vuoi tradir.

SIROE

(Che pena è questa!)

COSROE

Parla. Laodice è tua, di più che brami?

Dubbioso ancor ti veggio?

SIROE

Sdegno Laodice e favellar non deggio.

COSROE

(s'alza)

Perfido alfin tu vuoi

morir da traditor come vivesti.

Che più da me vorresti?

Ti scuso, ti perdono,

ti richiamo sul trono,

colei che m'innamora

ceder ti voglio e non ti basta ancora?

La mia morte, il mio sangue

è il tuo voto lo so. Saziati indegno.

Solo e senza soccorso

già teco io son, via ti soddisfa appieno,

disarmami inumano e m'apri il seno.

EMIRA

E chi tant'ira accende?

Così senza difesa

in periglio lasciarti a me non lice.

Eccomi al fianco tuo.

COSROE

Venga Laodice.

 
(Emira parte)

Emira ->

 

SIROE

Signor, se amai Laodice  

punisca il ciel...

COSROE

Non irritar gli dèi

co' novelli spergiuri.

 

Scena dodicesima

Laodice, Emira e detti.

<- Laodice, Emira

 

LAODICE

Eccomi a' cenni tuoi.  

COSROE

Siroe m'ascolta.

Questa è l'ultima volta

ch'offro uno scampo. Abbi Laodice e il trono

se vuoi parlar ma se tacer pretendi

in carcere crudel la morte attendi.

Resti Idaspe in mia vece. A lui confida

l'autor del fallo; in libertà ti lascio

pochi momenti, in tuo favor gli adopra.

Ma se il fulmine poi cader vedrai,

la colpa è tua, che trattener no 'l sai.

 

Tu di pietà mi spogli,  

tu desti il mio furor,

tu solo o traditor

mi fai tiranno.

Non dirmi, no, spietato.

È il tuo crudel desio

ingrato e non son io

che ti condanno.

(parte)

Cosroe ->

 

Scena tredicesima

Siroe, Emira e Laodice.

 

SIROE

(Che risolver degg'io!)  

EMIRA

Felici amanti

de le vostre fortune o quanto io godo.

O Persia avventurosa,

se imitando la sposa

i figli prenderan forme leggiadre,

e se avran fedeltà simile al padre.

SIROE

(E mi deride ancor.)

LAODICE

Secondi il cielo

il lieto augurio. Ei però tace e parmi

irresoluto ancor.

EMIRA
(a Siroe)

Parla? Saria

stupidità se più tacessi.

SIROE

O dèi

lasciami in pace.

EMIRA

Il re sai che t'impose

di sceglier me presente

il carcere o Laodice.

LAODICE

Or che risolvi?

SIROE

Per me risolva Idaspe. Il suo volere

sarà legge del mio. Fra tanto io parto

e vo fra le ritorte

l'esito ad aspettar de la mia sorte.

EMIRA

Ma prence io non saprei...

SIROE

Sapesti assai

tormentarmi finora.

(Provi l'istessa pena Emira ancora.)

 

Fra' dubbi affetti miei  

risolvermi non so.

(ad Emira)

Tu pensaci, tu sei

l'arbitro del mio cor.

Vuoi che la morte attenda?

La morte attenderò.

Vuoi che per lei m'accenda?

Eccomi tutto amor.

(parte)

Siroe ->

 

Scena quattordicesima

Emira e Laodice.

 

EMIRA

(A costei che dirò?)  

LAODICE

Da' labri tuoi

ora dipende Idaspe

il riposo d'un regno, il mio contento.

EMIRA

Di Siroe, a quel ch'io sento,

senza noia Laodice

le nozze accettaria.

LAODICE

Sarei felice.

EMIRA

Dunque l'ami?

LAODICE

L'adoro.

EMIRA

E speri la sua mano...

LAODICE

Stringer per opra tua.

EMIRA

Lo speri invano.

LAODICE

Perché?

EMIRA

Posso svelarti un mio segreto?

LAODICE

Parla.

EMIRA

Del tuo sembiante,

perdonami l'ardire, io vivo amante.

LAODICE

Di me!

EMIRA

Sì; chi mai puote

mirar senza avvampar quell'aureo crine,

quelle vermiglie gote,

le labra coralline,

il bianco sen, le belle

due rilucenti stelle. Ah se non credi

qual fuoco ho in petto accolto

guarda e vedrai che mi rosseggia in volto.

LAODICE

E tacesti...

EMIRA

Il rispetto

muto finor mi rese.

LAODICE

Ascolta Idaspe.

Amarti non poss'io.

EMIRA

Così crudele! Oh dio.

LAODICE

S'è ver che m'ami,

servi agli affetti miei. L'amato prence

con virtù di te degna a me concedi.

EMIRA

Oh questo no, troppa virtù mi chiedi.

LAODICE

Siroe si perde.

EMIRA

Il cielo

gl'innocenti difende.

LAODICE

E se la speme

me pietosa ti finge ella t'inganna.

EMIRA

Tanto meco potresti esser tiranna?

LAODICE

La tua crudel sentenza

insegna a me la tirannia.

EMIRA

Pazienza.

LAODICE

T'odierò finch'io viva e non potrai

riderti de' miei danni.

EMIRA

Saranno almen comuni i nostri affanni.

 

LAODICE

Amico il fato  

mi guida in porto

e tu spietato

mi fai perir.

Ti renda amore

per mio conforto

tutto il dolore

che fai soffrir.

(parte)

Laodice ->

 

Scena quindicesima

Emira.

 

 

Sì diversi sembianti  

per odio e per amore or lascio, or prendo

ch'io me stessa talor né meno intendo.

Odio il tiranno ed a svenarlo io sola

mille non temerei nemiche squadre;

ma penso poi che del mio bene è padre.

Amo Siroe e mi pento

d'esser io la cagion del suo periglio;

ma penso poi che del tiranno è figlio.

Così sempre il mio core

è infelice ne l'odio e ne l'amore.

 

Non vi piacque ingiusti dèi  

ch'io nascessi pastorella.

Altra pena or non avrei

che la cura d'un'agnella,

che l'affetto d'un pastor.

Ma chi nasce in regia cuna

più nemica ha la fortuna,

che nel trono ascosi stanno

e l'inganno ed il timor.

 

Fine (Atto secondo)

Atto primo Atto secondo Atto terzo

Parco reale.

Laodice
 

Che funesto piacere

Laodice
<- Siroe

Alfin Laodice sei vendicata

Siroe
Laodice ->

Come quel di Laodice

Siroe
<- Emira

(Emira sotto nome d'Idaspe)

Fermati indegno!

Siroe, Emira
<- Cosroe

Che fai superbo!

Siroe, Emira, Cosroe
<- guardie

Ei non volea offendermi

Emira, Cosroe
Siroe, guardie ->

Pensoso è il re

Emira, Cosroe
<- Medarse

Signore / Oh dèi!

Cosroe, Medarse
Emira ->

Non è picciola sorte

Cosroe
Medarse ->

Più dubitar non posso

Cosroe ->

Appartamenti terreni corrispondenti a' giardini con sedie.

Siroe, Arasse
 

Chi ricusa un'aita

Siroe
Arasse ->
Siroe
<- Medarse

Come! Nessuno è teco?

Siroe, Medarse
<- Cosroe, Emira

(Emira col nome d'Idaspe)

Veglia Idaspe a l'ingresso

(Emira in disparte)

Medarse parti

Siroe, Cosroe, Emira
Medarse ->

Siedi Siroe e m'ascolta

(Emira si rivela)

Non ti rammenti che il tuo cenno

Siroe, Cosroe
Emira ->

Signor, se amai Laodice

Siroe, Cosroe
<- Laodice, Emira

(Emira come Idaspe)

Eccomi a' cenni tuoi

Siroe, Laodice, Emira
Cosroe ->

Che risolver degg'io!

Laodice, Emira
Siroe ->

A costei che dirò?

Emira
Laodice ->

Sì diversi sembianti

 
Scena prima Scena seconda Scena terza Scena quarta Scena quinta Scena sesta Scena settima Scena ottava Scena nona Scena decima Scena undicesima Scena dodicesima Scena tredicesima Scena quattordicesima Scena quindicesima
Gran tempio dedicato al sole con ara e simulacro del medesimo. Camera interna di Cosroe con tavolino e sedia. Parco reale. Appartamenti terreni corrispondenti a' giardini con sedie. Cortile. Luogo angusto e racchiuso nel castello destinato per carcere a Siroe. Gran piazza di Seleucia con veduta del palazzo reale e con apparato magnifico ordinato per la coronazione.
Atto primo Atto terzo

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