Atto terzo

 
Gabinetti negli appartamenti di Bradamante con balconi a vista de' giardini, e sedili all'intorno.
 

Scena prima

Clotilde sbigottita e poi Ottone.

Bozzetti

 Q 

Clotilde

 

CLOTILDE

No, della pugna atroce  

il vicino a mirar tragico fine,

no, valor non mi sento. Oh sconsigliato

Leone! oh troppo fiera

barbara Bradamante! Io gelo, io sudo,

il piè mi regge a pena.

 

<- Ottone

 

(vedendolo venire)

Ottone ah taci.  

Io di Leon lo scempio

mirar non volli ed ascoltar non oso.

OTTONE

Lo scempio di Leon? Leone è sposo.

CLOTILDE

Che?

OTTONE

Sì, Leone è il vincitor.

CLOTILDE

Ma come?

OTTONE

Odimi sol. Ne' primi assalti il noto

moderò Bradamante

suo temuto valore; i colpi suoi

non eran che minacce. Ella atterrito

sperò, cred'io, spingerlo fuor del chiuso

recinto marzial; ma tutte invano

l'arti adoprò. S'avvide poi che lungi

era già poco il termine prescritto

al permesso conflitto, e tutto all'ira

il freno allora abbandonò. Si scaglia

con impeto minore orsa ferita

contro il suo feritor, di quel con cui

la feroce guerriera

contro lui si scagliò...

CLOTILDE

Purtroppo il vidi:

no 'l sostenni e fuggii.

OTTONE

L'incalza, il preme;

al volto, al fianco, al petto

quasi in un punto solo

gli affretta il ferro; ei si difende, ed ella

s'irrita alla difesa, e le percosse

furibonda raddoppia. Un così fiero

spettacolo, o Clotilde,

figurarti non puoi. Veduto avresti

uscir dagli occhi suoi

lampi di sdegno, e lucide scintille

da' brandi ripercossi a mille a mille.

CLOTILDE

E il povero Leon?

OTTONE

Leon gli esempi

di qualunque valor vinse d'assai.

Senza offenderla mai,

senza colpo accennar, solo opponendo

al fulminar dell'inimico acciaro

or la spada, or lo scudo, o i fieri incontri

sol co' maestri giri

del franco piè schivando, in tal procella

sempre illeso restò. Scorse frattanto

il tempo di pugnar: termine all'ire

imposero le trombe; a lei dal corso

del furor che l'invase

cessar convenne: ei vincitor rimase.

CLOTILDE

Crederlo io posso a pena.

OTTONE

Agli occhi tuoi

creder lo déi. Vedi colà che torna

al proprio albergo il vincitor. Non vedi

che i suoi greci ha d'intorno e che il festivo

popolo l'accompagna?

CLOTILDE

È ver. Per sempre

ecco dunque divisi

Bradamante e Ruggier. Che orridi istanti

per due sì fidi amanti

saran mai questi, Ottone! Ai primi assalti

d'un tal dolor l'abbandonarli soli

è crudeltà. Di lui tu cerca: io lei

qui attenderò. Nostro dover mi sembra

l'assister gl'infelici

in caso sì funesto.

OTTONE

Anzi d'ognun sacro dovere è questo.

 

Di pietà, d'aita indegno  

a ragion sé stesso rende

chi di sé cura sol prende,

chi soccorso altrui non dà.

Questa innata alterna cura

giusta legge è di natura;

la prescrive a ognun che vive

la pietosa umanità.

(parte)

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Ottone ->

 

Scena seconda

Clotilde e poi Bradamante.

 

CLOTILDE

Di Bradamante io bramo  

quanto temo il ritorno. Il suo conosco

nativo ardor vivace,

d'ogni eccesso capace... Eccola. Oh come

cambia il furor le sue sembianze usate!

 
Bradamante senza manto, con spada nuda e scudo imbracciato esce furibonda, gettando successivamente a terra e lo scudo e la spada,

<- Bradamante

senza veder Clotilde.
 

BRADAMANTE

Andate a terra, andate  

da me lungi per sempre, armi infelici,

d'una femmina imbelle inutil pondo.

Dove, ah dove m'ascondo? A me vorrei,

non che celarmi ad ogni sguardo. Al fine

superba Bradamante,

fosti vinta: e da chi! Vanta or se puoi

le antiche palme. Ah t'involò la gloria

questa perdita sol d'ogni vittoria!

CLOTILDE

Calmati amica: alla fortuna avversa

magnanima resisti, e ti consola.

BRADAMANTE

Tu qui? Lasciami sola,

se m'ami, o principessa.

Or soffrir di me stessa

la compagnia non so.

CLOTILDE

Ch'io t'abbandoni

in tanto affanno? Ah non sia ver!

BRADAMANTE

L'accresce

la presenza d'ognun: va'.

CLOTILDE

No; perdona:

questa volta appagarti

e non posso, e non deggio.

BRADAMANTE
(risoluta)

O parto, o parti.

CLOTILDE

L'assisti, o ciel pietoso.

(parte)

Clotilde ->

 

Scena terza

Bradamante, poi Ruggiero.

 

BRADAMANTE

Io vinta! Io sposa  

di chi non amo! Io da colui divisa

per cui solo io vivea!

(esce Ruggiero non veduto da Bradamante)

<- Ruggiero

 

Sprezzata, oh stelle,  

io da Ruggiero ho da vedermi ancora!

RUGGIERO

Non è vero idol mio; Ruggier t'adora.

(si scopre)

BRADAMANTE

Ah ingrato! Or vieni? E a che sì tardi innanzi  

hai di tornarmi ardire?

RUGGIERO

A placarti, mia vita, e poi morire.

BRADAMANTE

Placarmi! E del mio sdegno

qual cura hai tu, che fin ad or sì poca

dell'amor mio ne avesti?

RUGGIERO

Ah, così non diresti

se mi vedessi il cor.

BRADAMANTE

Per me son chiuse

or di quel cor le vie: lo so, ma intendo

qual è da quel che fai.

RUGGIERO

T'inganni.

BRADAMANTE

Allora,

menzogner, m'ingannai

che ti credei fedel.

RUGGIERO

Sappi...

BRADAMANTE

Purtroppo

so che acquistar non mi volesti.

RUGGIERO

Ah! pensa...

BRADAMANTE

Penso che ad altri in braccio,

barbaro, m'abbandoni.

RUGGIERO

E credi...

BRADAMANTE

E credo

che altra fiamma t'accende,

che di me più non curi,

ch'io son tradita.

RUGGIERO

Odimi sol...

BRADAMANTE

Non voglio.

RUGGIERO

Odi; e meglio conosci

il tuo Ruggier.

BRADAMANTE

Già lo conobbi appieno.

(in atto di partire)

RUGGIERO

Ah, se udir non mi vuoi, guardami almeno!

(snudando la spada)

BRADAMANTE

(rivolgendosi)

Che fai?

RUGGIERO

L'ultima prova il sangue mio

ti darà di mia fé.

(in atto di ferirsi)

BRADAMANTE

(trattenendolo)

Fermati. (Oh dio!)

Sazio non sei di tormentarmi?

RUGGIERO

E come

viver poss'io, se un mancator di fede,

se Bradamante un traditor mi crede?

Io traditore! E dir tu il puoi, che fosti

sempre l'unico oggetto

d'ogni opra mia, d'ogni pensier? Fra l'armi

per chi sudai? Per farmi

degno solo di te. Sol di piacerti

era desio quel vivo ardor, con cui

su per le vie d'onore

indefesso anelar tu mi vedesti.

BRADAMANTE

Tanto per me facesti

per poi donarmi ad altri: e questa è fede?

E che m'ami puoi dir?

RUGGIERO

Sì, mia speranza,

t'amo più di me stesso: e tanto mai

quant'ora che ti perdo, io non t'amai.

Ma degli affetti tuoi

senza rendermi indegno, anima mia,

conservarti non posso. Una inudita

virtù salvommi, e chiede

riconoscenza egual. Di', con qual fronte,

con qual ragion contender posso al mio

liberator ciò che più mio non era

senza la sua pietà? De' doni suoi

come poss'io far uso

contro di lui? Fra i detestati nomi

de' più celebri ingrati il mio vorresti

che si contasse ancor? Con questa infame

macchia sul volto a te tornando innanzi,

dimmi idol mio, non ti farebbe orrore

il tuo Ruggier?

BRADAMANTE

Che sfortunato amore!

RUGGIERO

Deh, pietà, mio tesoro: ah, con la sorte

non congiurar! Senza il tuo sdegno io sono

disperato abbastanza. Il sol conforto

che a sperar mi restava era il vedermi

compatito da te; ma tu mi scacci,

traditor tu mi chiami, un mostro, oh dio!

d'infedeltà mi credi e mi trafiggi

l'alma così...

BRADAMANTE

Basta, non più. Purtroppo

ravviso il mio Ruggier ne' detti tuoi.

Ah rendimi, se puoi,

rendimi i dubbi miei! Se tu mi lasci,

se da te mi divido,

perdo assai men quando ti perdo infido.

RUGGIERO

Grazie, bella mia speme. Il più funesto

manca alla mia sventura,

se più con me non sei sdegnata; e forse

tollerar più costante

or saprò...

 

Scena quarta

Clotilde e detti.

<- Clotilde

 

CLOTILDE

Bradamante,  

cesare a sé ti chiama.

BRADAMANTE

Ohimè! Che chiede?

CLOTILDE

Che a liberar tua fede

venga col don della tua destra.

BRADAMANTE

E tanto

perché s'affretta il mio supplizio? A' rei

spazio pur si concede

di respirar.

RUGGIERO

Ma il differir che giova

ciò ch'evitar non puossi? In che più speri?

BRADAMANTE

Nel mio dolor, che intanto

forse m'ucciderà.

RUGGIERO

No, Bradamante,

così deboli affetti

non son degni di te. La fronte invitta

mostra al destin. Va' risoluta: adempi

nel tempo stesso il tuo dovere e il mio;

addio, mia vita.

BRADAMANTE

Oh doloroso addio!

(s'incammina piangendo e s'arresta)

CLOTILDE

(Quanta pietà mi fanno!)

RUGGIERO

Or perché mai

s'arresta il piè già mosso?

Perché non parti?

BRADAMANTE

Oh dio, Ruggier! Non posso.

(si getta a sedere)

RUGGIERO

Ah sì, vinci te stessa;

(s'inginocchia)

a' piedi tuoi

l'implora il tuo Ruggier. Questo l'ottenga

ultimo di mia fé tenero pegno,

che imprime il labbro mio

su la tua man.

(le bacia la mano)

BRADAMANTE

Ma come mai, ma come

esser può questo il tuo voler?

RUGGIERO

Sì, questo

è debito, è ragione,

è preghiera, è consiglio. E se fu vero

quell'assoluto impero

che un dì sul tuo bel core ottenni amando,

luce degli occhi miei, questo è comando.

(s'alzano)
 

BRADAMANTE

T'ubbidirò ben mio,  

se mi resiste il cor;

ma troppo il core oh dio!

sento tremarmi in sen.

Pur misera qual sono

al mio dolor perdono,

se da sì duro passo

sa liberarmi almen.

(parte)

Bradamante ->

 

Scena quinta

Clotilde e Ruggiero.

 

CLOTILDE

Oh degno, oh grande eroe! Chi mai capace  

d'imitarti sarà? Virtù sì bella

mi sforza ad ammirarti in mezzo al pianto.

RUGGIERO

Non ammirarmi tanto

generosa Clotilde; or non son degno

che di pietà. Per sostenere, oh dio!

quella di Bradamante, intorno al core

tutta adunai la mia virtù; ma questa,

qual face in sul morir, quando ne' suoi

ultimi sforzi ogni vigor restrinse,

per l'altrui ravvivar, sé stessa estinse.

CLOTILDE

No, non è ver: tanto da te diverso

divenir tu non puoi.

RUGGIERO

Del mio destino

tutto or veggo l'orror: forza non trovo

in me per sostenerlo; e fra' viventi

più soffrirmi non so.

CLOTILDE

Che dici! Ah, scaccia

sì nere idee. Lunga stagione è giusto

che tal vita si serbi e si risparmi.

RUGGIERO

Serbarmi in vita! E a chi degg'io serbarmi?

 

Ho perduto il mio tesoro,  

ogni speme ho già smarrita:

odio il giorno, odio la vita,

più non splende il sol per me.

M'ha rapito il fato avaro

quanto al mondo a me fu caro:

mi lasciò colei che adoro,

altro ben per me non v'è.

(parte)

Ruggiero ->

 

Scena sesta

Clotilde e poi Leone.

 

CLOTILDE

Così confusa io sono  

fra lo stupore e la pietà, che a pena

mi ricordo di me. Chi tanto amore,

chi vide mai tanta virtù?

 

<- Leone

LEONE

La mia  

Bradamante dov'è?

CLOTILDE

D'Augusto appresso

lo sposo attende; e strano assai mi sembra

che prevenir Leon si lasci.

LEONE

A lei

di volo andrò; ma prima io voglio il caro

Erminio rinvenir; de' miei contenti

essere ei deve a parte.

CLOTILDE

Ah, prence, in pace

lascia il povero Erminio; assai finora

lacerasti quell'alma.

LEONE

Io!

CLOTILDE

Sì: ti basti

quanto per te soffrì.

LEONE

Per me! Non sai

dunque a qual segno io l'amo. A conservarlo

me stesso esposi.

CLOTILDE

Il conservasti Erminio

e l'uccidi Ruggier.

LEONE

Come?

CLOTILDE

È Ruggiero,

quel ch'Erminio tu chiami.

LEONE

Eh, sogni.

CLOTILDE

Io veglio

Leon, purtroppo.

LEONE

Il mio diletto Erminio

è il famoso Ruggier?

CLOTILDE

Sì quell'istesso

che, noto al mondo intero,

solo incognito è a te: quel che sì fido

Bradamante adorò; quel che la perde

per tua cagion, che dall'amor trafitto,

che oppresso dal dolor corre a gran passi

verso il suo fine, e fa pietade ai sassi.

 

Ah, come tu non sai  

il cor si senta in sen

chi l'adorato ben

rapir si vede!

Chi no 'l provò giammai

intenderlo non può:

e al cor che lo provò

non può dar fede.

(parte)

Clotilde ->

 

Scena settima

Leone solo.

 

 

Oh, d'un'anima grata  

portentosa virtù! Può dunque a tanto

aspirare un mortal! Nodi sì cari

franger per me! Stringer la spada in campo

contro il suo ben, per farne

me possessor! Ah, questa

è di Ruggier fra le più chiare imprese

la più stupenda. Ogni altra

del suo valor sublime

mi rese ammirator: questa m'opprime.

Quanto, ah quanto or più grande

Ruggier per me divenne!

Qual rispetto or m'impone! E qual m'inspira

invidia generosa! Astri benigni,

già che mi deste un core,

cui sì bella virtù tanto innamora,

vigor mi date ad imitarla ancora.

 

Sì: correr voglio anch'io  

più risoluto e franco

con questo sprone al fianco

le belle vie d'onor.

Me superar desio,

sol di Ruggier son pieno;

sento una fiamma in seno

che non scaldommi ancor.

(parte)

Leone ->

 
 
Reggia illuminata.
 

Scena ottava

Clotilde ed Ottone.

 Q 

Clotilde, Ottone

 

CLOTILDE

Qui Ottone! E chi difende  

Ruggiero da Ruggier? Ne' suoi trasporti

tu l'abbandoni?

OTTONE

Il principe de' Greci

vidi con lui, né d'appressarmi osai.

CLOTILDE

Sventurato! Ah qual mai

pietà ne sento!

OTTONE

E tu di lui men degna,

Clotilde, non ne sei.

CLOTILDE

Deh cessa, Ottone,

d'esacerbar le mie ferite!

OTTONE

Io prendo

parte ne' torti tuoi. Leon detesto

né posso immaginar... Ma che mai dice?

Qual è mai la sua scusa?

CLOTILDE

Il silenzio. Ei non seppe

rinvenirne migliore.

OTTONE

Ah, tu dovevi

la rotta fé rimproverargli! In lui,

chi sa! destato avresti

forse l'antico ardor.

CLOTILDE

No: reso avrei

il mio caso peggior. Quando in un core

già la fiamma d'amor palpita e langue,

chi l'agita l'estingue. E l'alme, a cui

la ragion non dà legge,

il rimprovero irrita e non corregge.

OTTONE

Ma tu...

CLOTILDE

Taci; ecco Augusto, e la dolente

vittima è seco.

 

Scena nona

Carlo, Bradamante e detti.

<- Carlo, Bradamante

 

CARLO

Assai difficil prova,  

ma ben degna di lui, donò Ruggiero

d'un grato e nobil cor. L'udirlo solo

narrar da te m'intenerisce. Imita

quel valor, Bradamante; e mostra in questo

di ragione e d'amor duro conflitto,

che non hai men del braccio il core invitto.

BRADAMANTE

Ah, cesare, il vorrei,

ma non basta il volerlo.

OTTONE

Ecco lo sposo,

e Ruggier l'accompagna.

BRADAMANTE

E farsi, oh dio,

del sacrificio mio

vuol spettator!

 

Scena ultima

Leone, Ruggiero e detti.

<- Leone, Ruggiero

 
(uscendo indietro)

RUGGIERO
(a Leone a parte)

Dove mi guidi o prence?  

Soffri ch'io parta. In nulla qui poss'io

esser utile a te.

LEONE
(a Ruggiero a parte)

Mai non mi fosti

sì necessario, amato Erminio.

 

CARLO

Ah venga,

di sua vittoria i frutti

venga a raccorre il vincitor!

LEONE

È giusto,

adempia Bradamante

la legge che dettò. Non è tua legge

che sia degno di te, bella guerriera,

chi a resisterti in campo

ebbe valor?

BRADAMANTE

Vorrei negarlo invano.

LEONE

Dunque al fido Ruggier porgi la mano.

BRADAMANTE

Come? Se meco armato

tu pur or...

LEONE

T'ingannasti:

l'armi eran mie, non il valor. Le cinse

Ruggiero e le illustrò. Nascosto in quelle

le mie veci ei sostenne: io mai non fui

nel recinto guerriero;

Ruggier teco pugnò.

BRADAMANTE

Ruggier!

TUTTI

Ruggiero!

LEONE
(a Bradamante)

Sì, quest'anima grande,

che in te solo vivea, tant'oltre spinse

l'eroica sua grata virtù, che seppe

e pugnar teco e debellar sé stessa

per conquistarti a me. Qual cor di sasso

resiste a queste prove? Alme felici,

già che formovvi il cielo

per farne un'alma sola, in dolce laccio

anche imeneo vi stringa. Io son beato

se, come un dì l'amico

vantai nel fido Erminio, oggi il maestro

posso vantar nel gran Ruggiero.

RUGGIERO

Ah prence,

di quante vite io deggio

esserti debitore?

BRADAMANTE

(Ora è portento

se di gioia io non moro.)

CARLO

Io sento il ciglio

a così nobil gara

per tenerezza inumidir. Ruggiero

(l'abbraccia)

vieni al mio sen. Vieni al mio seno, o prence,

gloria del suol natio.

(vuole abbracciarlo)

LEONE

(si ritira rispettosamente)

Perdona, Augusto,

non ne son degno ancora: ancor non sono

tutti corretti i falli miei.

CARLO

Quai falli?

LEONE

Della real Clotilde un dì m'accese

il merto e la beltà. Le offersi il core.

Ottenni il suo, fé le promisi e poi

di Bradamante il luminoso nome

m'abbagliò, m'invaghì. Tornar mi vide

ma non per lei, la bella

mia prima fiamma; e, di sdegnarsi invece

compatì generosa

la giovanil mia leggerezza, e tacque,

per non farmi arrossir. Son pronto Augusto,

ad ogni ammenda: il tuo favor mi vaglia

se il pentimento mio, se la mia fede,

se il mio cor, se il mio trono

non son bastanti a meritar perdono.

CARLO

Che risponde Clotilde

ad un reo sì gentil?

CLOTILDE

Signor... Son io...

È il prence... Ah, mi confondo:

deh rispondi per me!

CARLO

Sì, tu la mano

porgi sposa a Leon. Ruggiero ottenga

nella sua Bradamante

di tante pene e tante

la dovuta mercede; e questo giorno

sia tra i fausti il più grande. Alme non strinse

mai più degne imeneo. Da sì bei nodi

ognun virtude apprenda;

e più chiari i suoi dì la terra attenda.

 

CORO

Portator di lieti eventi,  

di speranze e di contenti

mai dall'indica marina

più gran giorno non uscì.

Fin di clima ancor mal noto

il remoto abitatore

n'oda il grido in ogni lido

dove more e nasce il dì.

 

Fine (Atto terzo)

Atto primo Atto secondo Atto terzo

Gabinetti negli appartamenti di Bradamante con balconi a vista de' giardini, e sedili all'intorno.

Clotilde
 

No, della pugna atroce

Clotilde
<- Ottone

Ottone ah taci. Io di Leon lo scempio

Clotilde
Ottone ->

Di Bradamante io bramo

Clotilde
<- Bradamante

Andate a terra, andate

Bradamante
Clotilde ->

Io vinta! Io sposa di chi non amo!

Bradamante
<- Ruggiero

(Ruggiero non veduto da Bradamante)

Sprezzata, oh stelle

(Ruggiero si scopre)

Ah ingrato! Or vieni?

Bradamante, Ruggiero
<- Clotilde

Bradamante, cesare a sé ti chiama

Ruggiero, Clotilde
Bradamante ->

Oh degno, oh grande eroe!

Clotilde
Ruggiero ->

Così confusa io sono

Clotilde
<- Leone

La mia Bradamante dov'è?

Leone
Clotilde ->

Oh, d'un'anima grata

Leone ->

Reggia illuminata.

Clotilde, Ottone
 

Qui Ottone! E chi difende

Clotilde, Ottone
<- Carlo, Bradamante

Assai difficil prova

Clotilde, Ottone, Carlo, Bradamante
<- Leone, Ruggiero

Dove mi guidi, o prence?

 
Scena prima Scena seconda Scena terza Scena quarta Scena quinta Scena sesta Scena settima Scena ottava Scena nona Scena ultima
Logge terrene negli appartamenti destinati a Clotilde. Galleria negli appartamenti di Leone. Appartamenti imperiali. Deliziosa parte de' giardini reali. Gabinetti negli appartamenti di Bradamante con balconi a vista de' giardini, e sedili all'intorno. Reggia illuminata.
Atto primo Atto secondo

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