Atto primo

 

Scena prima

Villaggio delizioso.
Orontea.

 Q 

Orontea

 

Superbo Amore    

al mondo imperi,

ma nel mio core

regnar non speri,

un nume infante

d'alma regnante

non trionferà,

miei spirti reali,

miei spirti immortali

libertà, libertà.

Un cieco, un nudo

folle tiranno!

Spietato, e crudo

pieno d'inganno.

Non mi tormenta,

non mi spaventa

con sua ferita,

miei spirti reali

miei spirti immortali

libertà, libertà.

S

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Scena seconda

Creonte, Orontea.

<- Creonte

 

CREONTE

E pur sempre fastosa  

di libertà ti vanti,

e sempre sorda alle preghiere umili

dei vassalli adoranti,

ogni marito sdegni,

ogni monarca sprezzi,

e con superbo stile

sin dei Fenici il re ti rechi a vile?

Ben è saggio quel core,

che libero voler chiude, e raccoglie,

ma non è buon costume

sotto vel di prudenza

immascherar l'insuperbite voglie.

ORONTEA

I nodi d'Imeneo sol stringe Amore.

 

Io ch'amore in sen non ho,    

al marito non ambisco,

e a ragion m'insuperbisco

perch'amante esser non so.

S

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CREONTE

Politica reale

deve insegnarti a superar te stessa.

ORONTEA

Non si può superar genio fatale.

 

CREONTE

Io prevedo rovine.  

ORONTEA

Non temon le regine.

CREONTE

Ti vuole sposa il regno.

ORONTEA

De le nozze mi sdegno.

CREONTE

Imprudente decreto.

ORONTEA

Filosofo indiscreto.

CREONTE

Amante ti vedrò.

ORONTEA

Non amerò no no.

CREONTE

Superba vanità.

ORONTEA

Libertà, libertà.

Creonte ->

 

Scena terza

Tibrino con spada nuda, Orontea.

<- Tibrino

 

TIBRINO

Hai provato assassino  

la spada di Tibrino.

ORONTEA

Tibrino, olà?

TIBRINO

Ben ti giovò il fuggire

per sottrarti al mio sdegno, a i colpi, a l'ire.

ORONTEA

Non odi ancor?

TIBRINO

Chi è?

Perdonami signora,

io non ti vidi a fé

or ch'il furor mi accieca, e mi divora.

ORONTEA

Qual novitade apporti?

TIBRINO

Affronti, offese, e poco men che morti.

Giovinetto gentile,

ch'ha 'l sol ne' lumi,

e nelle guance aprile,

passeggero innocente,

vidi assalir poc'anzi

da traditor fellone,

da ladron insolente

restò (oh dio) restò

dal primo colpo il bel garzon ferito:

io con il brando ardito

di quel sicario indegno

al sen m'avvento, e dell'infame spada

lo ritolsi allo sdegno;

ma vedi l'infelice,

che mentre in qua ne viene

appoggiato alle braccia

d'una femmina annosa

(non so, se di lui madre, o pur compagna)

di sanguinose stille il terren bagna.

ORONTEA

Bella pietà m'insegna

a sollevar gl'oppressi.

TIBRINO

Il duol di voce il priva,

deh miralo signora,

e di' se così bello

in grembo a Citerea Adon languiva.

 

Scena quarta

Aristea, Alidoro, Tibrino, Orontea.

<- Aristea, Alidoro

 

ARISTEA

Non affrettar il passo  

o mio figlio, o mio bene:

spera spera mia vita,

che forse alle tue pene

qui potrai ritrovar pietosa aita.

ALIDORO

Ohimè misero ohimè,

e quanto quanto indugia

l'alma a partir da me?

ARISTEA

Signora, ahi per pietà

soccorri un'infelice,

che tradito,

che ferito in sen mi sta.

ORONTEA

Sostienilo Tibrino:

dimmi, chi t'assalì?

ALIDORO

L'assalitore è ignoto;

ma nel ferirmi, oh dio, disse così:

la principessa Arnea queste t'invia...

ORONTEA

Figlia del re fenice?

ALIDORO

Quella... sì...

oh dio, non posso più: nel duolo immerso

dalla ferita, ohimè, l'anima verso...

ORONTEA

Entro al real palazzo

conducete il languente,

e medica virtute

ivi al trafitto sen doni salute.

ARISTEA

Generoso soccorso...

ALIDORO

Cortesissima aita.

TIBRINO

Non temer languidetto,

nelle mani real sta la tua vita.

Tibrino, Aristea, Alidoro ->

 

Scena quinta

Orontea sola.

 

Un impero,  

che mi tira

a colui, che illanguidì,

un pensiero

che s'adira

contro il reo, che lo ferì,

un affetto,

un dispetto,

ch'improvviso nasce in me,

è pietade, o che cos'è?

 
 

Scena sesta

Sala con appartamenti.
Gelone.

 Q 

Gelone

 

Chi non beve,  

vita breve

goderà.

Il buon vino

ch'è divino

viver fa,

quanti seguendo amor vivono afflitti,

quanti immersi nel gioco impoveriscono,

quanti filosofando illanguidiscono,

e quanti in guerra al fin cadon trafitti.

Faccia ognun quel, che gli par,

ami, giochi, filosofi, o guerreggi,

ch'io saprò con miglior leggi

giorno, e notte trionfar,

un brillante liquor solo m'alletta,

Bacco è la dama mia, Bacco è il mio Marte,

la mia filosofia, la mia Bassetta.

Femmine: in là.

Armi: Ohimè.

Carte: no no.

Libri: oibò;

vuole esser vino

per ben gioir

a piè d'un tino

io vo' morir.

 

Scena settima

Corindo, Gelone.

<- Corindo

 

CORINDO

I

Com'è dolce il vezzeggiar  

amorosa beltà,

che cortese ti dà

quanto il cor sa bramar,

e se dolce è quel piacer,

quant'è più dolce nel suo sen goder.

 

GELONE

II

Quant'è dolce il rimirar

dalla botte uscir fuor

marzimino liquor,

che può l'alma bear,

e se dolce è quel veder

quant'è più dolce imbriacarsi, e ber.

 

Scena ottava

Silandra, Corindo, Gelone.

<- Silandra

 

SILANDRA

III

Come l'alma m'invaghì  

il bell'oro d'un crin,

come un guardo divin

i miei spirti ferì,

e se dolce è il suo ferir

quant'è più dolce nel suo sen gioir.

 

GELONE

O come dolce...  

CORINDO

Taci, taci importuno.

GELONE

Taccio, perché di ber non son digiuno.

(si ritira)

 

CORINDO

Spuntò in ciel l'alba novella,  

ed io torno ad inchinar

te dell'alba del ciel, alba più bella.

SILANDRA

Sorge il sol nell'alta mole,

io qui venni a riverir

nel sol del tuo bel volto un più bel sole.

CORINDO

Silandra io non ho core,

amor me lo rubò,

e nel tuo seno i furti suoi celò.

SILANDRA

Corindo io non ho vita,

amor morte mi diè,

e vuol, che viva la mia morte in te.

CORINDO

Mio ristoro.

SILANDRA

Mio desio.

CORINDO

Mio tesoro.

SILANDRA

Tutto mio.

CORINDO E SILANDRA

Quanto cara è tua beltà!

Per te questo core

al cielo d'amore

beato se n' va.

 

GELONE

Via, via, non più, non più,  

dalla villa vicina

torna improvvisamente la regina.

SILANDRA

Maledetto ritorno.

CORINDO

Sventurato ragguaglio.

SILANDRA

Mi ritiro alle stanze.

CORINDO

Io parto pien di duolo.

GELONE

A imbriacarmi io volo.

Silandra, Corindo, Gelone ->

 
 

Scena nona

Giardino.
Orontea, Alidoro col braccio al collo.

 Q 

Orontea, Alidoro

 

ORONTEA

Fu lieve la ferita,  

in salvo è la tua vita.

ALIDORO

Salva è la vita mia,

ma se da tua pietade

generosa regnante io la ricevo

alla grandezza tua tutta la devo.

Signora ecco un tuo schiavo,

ch'altro non ti può dar se non sé stesso,

comanda tu che sia

cinto il mio piede da servil catena,

e in quei ferrei giri

instupidito il mondo

la tua clemenza e le mie pompe ammiri.

ORONTEA

Palesami chi sei.

ALIDORO

Alidoro è il mio nome

fu mio padre un corsaro,

e la vecchia Aristea mia genitrice,

con lei peregrinando

in Fenicia n'andai, e in quella corte

mi fe' regio pittor benigna sorte;

ivi la principessa

Arnea del re Sidonio unica erede

non so per qual sventura arse per me,

io per fuggir rovine

lasciai la reggia, e in qua rivolsi il piè,

ma la crudel Arnea

volto l'amore in rabida vendetta

brama il mio sangue, e la mia morte affretta.

ORONTEA

Amasti forse Arnea?

ALIDORO

Né per pensiero.

ORONTEA

Alidoro non schiavo,

ma nella reggia mia

libero cavalier vivi, e respira.

Ch'io ben saprò dell'adirata Arnea

sottrarti all'empietade, all'onte, all'ira.

ALIDORO

O clemenza, o pietà, ch'ogni altra eccede,

pongh'io le labbra, ove posasti il piede.

ORONTEA

Dove vieni?

ALIDORO

A servirti.

ORONTEA

Non dée servirmi, un ch'a li scettri è nato.

ALIDORO

Nacqui per obbedir gl'imperi tuoi.

ORONTEA

Perde la maestà chi ti rimira.

ALIDORO

Nel volto tuo l'adorazion risplende.

ORONTEA

Non adoran gli dèi, son adorati.

ALIDORO

Perché mio nume sei umil t'adoro.

ORONTEA

Fa' ciò che vuoi pur che da me non parta.

ALIDORO

Comanda qual mi vuoi seguace, o scorta.

ORONTEA

Vieni... resta... no, sì; oh dio son morta.

Orontea ->

 

Scena decima

Alidoro.

 

 

Vieni, resta, no, sì? E a qual comando  

devo obbedir, oh dio!

Ah, di nuovi portenti

mi fan temere troppo

questi contrari irresoluti accenti:

cielo, e quando avran fine

i miei danni, il mio duol, le mie rovine?

 

Destin plàcati un dì,  

purissimo è il cor mio,

innocente il desio,

che l'anima nutrì,

fierissimo destin plàcati un dì.

 

Scena undicesima

Silandra, Alidoro.

<- Silandra

 

SILANDRA

Qual nuova luce in questa reggia ammirasi,  

e quai splendor di alta beltà pompeggiono?

Quai stupor quai miracoli si veggiono?

Forse un nume del ciel in terra aggirasi?

Un ferito pittor le dame onorano,

il nome di Alidoro umili adorano.

 

Chi m'insegna  

dove egli è?

Deh chi sa

dove sta

tanta beltà?

Per pietà

lo dica a me.

 

ALIDORO

Deh cortese donzella.  

SILANDRA

Ohimè, che miro?

ALIDORO

Al quartiere real fammi la scorta.

SILANDRA

Io giunsi al cielo, e non me n'ero accorta.

Tosto ti condurrò dove tu chiedi,

pur che...

ALIDORO

Di' pur.

SILANDRA

Oh dio...

ALIDORO

Non parli più?

SILANDRA

Pur che tu...

ALIDORO

Che sarà?

SILANDRA

Volessi...

ALIDORO

E che...

SILANDRA

Ohimè, dir non lo so.

ALIDORO

E se non parli, io non t'intenderò.

SILANDRA

Sentimi dunque.

ALIDORO

Ascolto.

SILANDRA

Idolatra son io del tuo bel volto.

ALIDORO

Alli scherni donneschi io sono avvezzo.

SILANDRA

Qual idolo d'amor t'inchino, e apprezzo.

ALIDORO

Non aspira tant'alto il mio pensiero.

SILANDRA

Non occorre aspirar dove s'è giunto.

ALIDORO

Non s'ama in un sol punto.

SILANDRA

Amore in un istante

mi nacque in seno, e diventò gigante.

 

ALIDORO

I

Donzelletta  

vezzosetta

d'ascoltarti non mi pento,

con gl'accenti

tuoi pungenti

scherza pur, ch'io son contento.

SILANDRA

II

Non schernisco

riverisco

le celesti deità;

s'io t'adoro

Alidoro,

il mio cor trafitto il sa.

ALIDORO

III

Troppo bella

sei donzella,

ond'il cor, che mio già fu,

ben mi dice

(infelice)

ch'altro vago adori tu.

SILANDRA

IV

Altri rai

adorai

quando amor mi ti celò,

or ti guardo,

e tutt'ardo,

a quel sol, che m'infiammò.

 

ALIDORO

Dunque Amore

per me il core

dolcemente ti ferì?

SILANDRA

Questo petto.

Son ferita.

Insieme

ALIDORO

Mio diletto.

O mia vita.

 

SILANDRA

Stringi pur.

ALIDORO

La notte, e il dì.

SILANDRA E ALIDORO

Io t'adoro, sì sì sì.

 
 

Scena dodicesima

Cortil regio.
Gelone imbriaco.

 Q 

Gelone

 

 

Ferma là  

ferma là,

non urtar;

non urtar; t'ucciderò...

saldo in barca: irato è il mar,

e 'l buon vin mi fa buon pro...

O che caldo

mi abbrucian queste piume,

non ci posso star saldo,

smorza quel lume,

non ci posso dormire,

o che caldo maledetto,

poss'io morire

se non ho le fiamme in petto.

Voga, voga, non ber più,

vogo anch'io, e voga tu,

al tempo sì scuro

gir per l'acqua è mal sicuro.

Guarda, guarda dove vai?

Ohimè, ohimè

la nave ha percosso,

la poppa s'apre,

si squarcia la prora,

la vela si rompe,

il remo si spezza,

l'antenna è divisa,

ah ah, ah scoppio di risa.

 

Bestia te ridi?  

Vostù zugar,

brutto animal,

che te traggo in canal?

E là chi me dà man?

Chi me conduse?

Menego.

Bortolo.

Bestie.

Portéme luse.

 

Scena tredicesima

Tibrino, Gelone.

<- Tibrino

 

TIBRINO

Pur ti ritrovo al fine.  

La regina di te con fretta chiede,

su tosto verso lei moviamo il piede.

 

GELONE

E là, e là, zi zi.  

Suonasi il cembalo.

Tu, alza i mantici,

toccate gl'organi,

si senta il piffero,

s'accordi il zufolo,

batti le naccare,

suona la cetera,

io vo' ballar.

 

TIBRINO

Che balli? Che follie? Ah non m'intendi?  

Nella sala vicina

ti attende la regina.

GELONE

La regina di Marocco

non vuol più pigliar tabacco.

Aborrì quel viso sciocco,

e si diede in preda a Bacco.

TIBRINO

Sei fuor del senno, o fingi?

Orontea ti chiama.

GELONE

Vuoi tu un buon consiglio? Arrendi a me.

All'or ch'aman le gatte

la consorte abbraccia stretto.

Quando l'ostrica è da latte

non tener femmina in letto.

TIBRINO

O gentil consigliero:

non è, ne fa da stolto,

ma nel vino è sepolto,

non m'intendi Gelone?

GELONE

Ah scellerato,

t'ho pur ritrovato,

s'io ben ti squadro

tu sei quel ladro,

che mi rubò;

non fuggirai, no, no,

prendetelo

legatelo

feritelo

svenatelo

uccidetelo

sbranatelo.

TIBRINO

Al fin in terra ei cadde;

Gelon Gelone ascoltami,

vuoi tu gire a dormire?

GELONE

In grembo ai fiori

lieto mi sto,

tra grati odori

io dormirò.

TIBRINO

Che sofferenza senti?

GELONE

La boccia prendete

mescete

prendete

spengete la sete.

TIBRINO

La regina.

GELONE

La regina?

TIBRINO

La regina sì.

GELONE

Taci.

TIBRINO

Non parlo.

GELONE

La regina è imbriaca

e mi vuol per marito,

io non la voglio

sai tu perché?

TIBRINO

Non affé.

GELONE

Perché il conto a me non torna,

su la corona d'or spuntar le corna.

TIBRINO

O pensiero leggiadro,

vieni, vieni.

GELONE

Dove, dove.

TIBRINO

Vieni a bere.

GELONE

Vengo, vengo

e in un lago di vin il sonno spengo.

TIBRINO

Dammi la man.

GELONE

Dammi il bicchier.

TIBRINO

O che gusto.

GELONE

O che piacer.

TIBRINO

A dormir a ber a ber.

GELONE

A gioir a ber a ber.

Tibrino, Gelone ->

 
 

Scena quattordicesima

Marina.
Superbia, Pudicizia.

 Q 

<- superbia, pudicizia

 

SUPERBIA

Io del cor d'Orontea trionfar voglio.  

PUDICIZIA

Io dell'alma real tempro gl'affetti.

SUPERBIA

O pudicizia stolta.

PUDICIZIA

O superbia arrogante.

SUPERBIA

Cedi il campo a mia fierezza.

PUDICIZIA

Cedi il campo a mia grandezza.

SUPERBIA

Alla superbia imperi?

PUDICIZIA

A me vuoi tu dar legge?

SUPERBIA

Dunque non cedi?

PUDICIZIA

No.

SUPERBIA

O detti arditi

l'armi decideran le nostre liti.

PUDICIZIA E SUPERBIA

Armi pur, armi pur,

all'armi, all'armi.

Guerra in ciel, guerra, guerra.

SUPERBIA

Cedi pur cedi pur, a terra a terra.

 

Fine (Atto primo)

Prologo Atto primo Atto secondo Atto terzo

Villaggio delizioso.

Orontea
 
Orontea
<- Creonte

E pur sempre fastosa

Creonte e Orontea
Io prevedo rovine
Orontea
Creonte ->
Orontea
<- Tibrino

Hai provato assassino

Orontea, Tibrino
<- Aristea, Alidoro

Non affrettar il passo

Orontea
Tibrino, Aristea, Alidoro ->

Sala con appartamenti.

Gelone
 
Gelone
<- Corindo
Gelone, Corindo
<- Silandra

O come dolce / Taci, taci importuno

(Gelone si ritira)

(Gelone ritorna)

Via, via, non più, non più

Silandra, Corindo, Gelone ->

Giardino.

Orontea, Alidoro
 

Fu lieve la ferita

Alidoro
Orontea ->

Vieni, resta, no, sì?

Alidoro
<- Silandra

(Alidoro non visto)

Qual nuova luce in questa reggia ammirasi

(Alidoro si manifesta)

Deh cortese donzella

Alidoro e Silandra
Donzelletta vezzosetta

Cortil regio.

Gelone
 

Ferma là ferma là

Gelone
<- Tibrino

Pur ti ritrovo al fine

Che balli? Che follie? Ah non m'intendi?

Tibrino, Gelone ->

Marina.

<- superbia, pudicizia

Io del cor d'Orontea trionfar voglio

 
Scena prima Scena seconda Scena terza Scena quarta Scena quinta Scena sesta Scena settima Scena ottava Scena nona Scena decima Scena undicesima Scena dodicesima Scena tredicesima Scena quattordicesima
La scena rappresenta il mar Rosso. Villaggio delizioso. Sala con appartamenti. Giardino. Cortil regio. Marina. Galleria. Appartamento di Silandra. Delizie in città con fontane. Borgo rovinato della città. Sala regia.
Prologo Atto secondo Atto terzo

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