Atto secondo

 

Scena prima

Arsenale.
Oronta. Alindo.

 Q 

Oronta

 

ORONTA

S'Amor vuol così,  

che far ti poss'io,

dolente cor mio?

Non ti giovano i sospiri,

senza frutto è 'l lagrimar,

non osserva i tuoi martiri,

non si piega al tuo penar

la beltà, che ti ferì.

Dolente cor mio,

che far ti poss'io

s'Amor vuol così.

Hai nemica la Fortuna,

getti al vento la tua fé,

non aver speranza alcuna

d'ottener pietà, mercé,

finché durano i tuoi dì,

dolente cor mio

che far ti poss'io

s'Amor vuol così.

 

<- Alindo

ALINDO

Aldimiro tu qui.  

ORONTA

Cercando voi.

ALINDO

Che vorresti?

ORONTA

Parlarvi.

ALINDO

Ecco t'ascolto.

ORONTA

Ah mi s'agghiaccia il core!

ALINDO

Che pensi?

ORONTA

Al rio dolore

d'un'amante tradita.

ALINDO

E ciò vuoi dirmi?

ORONTA

Udite pure: Oronta

qui giunse.

ALINDO

Oronta qui?

Gli parlasti?

ORONTA

M'espresse i suoi tormenti,

traditor vi scoprì, mesta, dolente

sconsolata, languente,

col suo destin s'adira,

v'adora più che mai, piange, e sospira.

ALINDO

Aldimiro, costei

viene a sturbarmi.

ORONTA

Oh dèi,

che tigre! Udite almen le sue querele.

ALINDO

Di', che ti disse?

ORONTA

Alindo

Alindo mi tradisce? e quali aspetto

di vita disperata,

infelici reliquie? e che non corro

a lacerarmi inanti all'empio il seno?

ALINDO

Che sciocchezza!

ORONTA

Onde almeno

dalla sua ferità

merti qualche pietà,

se non l'acceso core, il sen svenato;

v'impietosite?

ALINDO

Nulla.

ORONTA

Oh che spietato!

Più (dicea) veda Alindo, oh dio, s'io l'amo.

Perché me viva non amando è reo

di crudeltà, perciò morir vogl'io,

acciò da questa colpa ei resti esente.

ALINDO

Che vanità!

ORONTA

Ma poi,

per non mostrar, che d'adorarlo i' fugga,

lo seguirò d'ogn'ora

se ben gradita, ombra amorosa a lato

né vi movete?

ALINDO

Punto.

ORONTA

Oh che spietato!

ALINDO

Segui, inoltre, che disse?

ORONTA

Che giova il dir s'un marmo sete.

ALINDO

Giova

a lusingarmi il sonno.

ORONTA

Infelice, che sento? Altro non ponno

d'Oronta i pianti?

ALINDO

No.

ORONTA

Dunque a lei, che dirò?

ALINDO

Ch'io non costumo

amar donne vaganti.

ORONTA

Vagante, che 'l suo ben segue fedele?

Dirà dunque vagante

la calamita il polo,

e gl'elitropi il sole.

ALINDO

Ubbidisci da servo,

e non parlar da consigliero: va'.

ORONTA

E sostenete, o dèi, tanta empietà.

 

Oronta ->

 

Scena seconda

Artemisia. Alindo.

<- Artemisia

 

ARTEMISIA

Alindo?  

ALINDO

Mia signora!

ARTEMISIA

Come siete qui solo?

ALINDO

Solo, è vero, son io,

perché la compagnia della speranza

voi toglieste al cor mio,

anzi 'l vostro rigore

m'impoverì dell'union del core.

ARTEMISIA

Non vuò dargli risposta. Alindo avete

valor, armi, e guerrieri;

la vittoria si speri.

ALINDO

Bene, o regina; ma sarete ognora

sorda alle mie preghiere? Il ciel vi diede

le bellezze per gloria, e voi l'usate

per pena, e per flagello

dell'alme innamorate?

ARTEMISIA

Che noia! Alindo ogni poter si tenti

per romper l'inimico

industria, forza, genti,

punto non si risparmi.

ALINDO

E pur tornate all'armi? E non udite,

che de le mie ferite

io vi chiedo pietà?

ARTEMISIA

Con il vostro valor si vincerà.

ALINDO

Altro non rispondete?

ARTEMISIA

Lampeggeran gl'acciari.

ALINDO

Eh mirate ch'io moro.

ARTEMISIA

Torneranno i metalli,

ALINDO

Così mi dileggiate?

ARTEMISIA

E un fulmine sarà vostra Virtù.

ALINDO

Meglio è patir, ch'esser schernito più.

 

Alindo ->

 

Scena terza

Artemisia. Meraspe. Indamoro. Artemia.

<- Meraspe

 

ARTEMISIA

Come a tempo partì: Clitarco viene.  

 

ARTEMISIA E MERASPE

Che ciglia serene.  

Che guance di rose.

Che labbra vezzose.

 

ARTEMISIA

Che sospiri Clitarco.  

MERASPE

Il mio destino.

ARTEMISIA

Pur gradito tu sei.

MERASPE

Ma non da chi vorrei.

ARTEMISIA

Da chi vorresti? Aspetto

qualche voce importuna.

MERASPE

Ah dir non posso il ver: dalla Fortuna.

 

<- Indamoro

INDAMORO

Regina?  

ARTEMISIA

Che disturbo?

INDAMORO

Oprate inver da saggia

nel venir a veder co' propri lumi

s'in punto, sta: che miro?

Porta un vostro monil Clitarco al braccio?

Ah regina, regina.

ARTEMISIA

Ah son scoperta! Ecco il rimedio invero,

vien qui Clitarco: e pure

de' miei comandi a scorno,

segui gl'amori, e porti

de' vezzi del tuo ben il braccio adorno.

MERASPE

Regina io non intendo.

ARTEMISIA

Tu non intendi eh? Donai io stessa,

quel monil ad Artemia

ora tu, come l'hai?

MERASPE

Poco fa lo trovai.

ARTEMISIA

Di' pur, ch'ella te 'l diede. Eccola, o sorte!

Io son convinta.

MERASPE

Lo trovai, affé.

 

<- Artemia

ARTEMIA

Che ritrovasti? che?  

Forse il monil di gioie,

ch'oggi dalla regina in dono ebb'io,

a me lo porgi; io l'ho smarrito, è mio.

ARTEMISIA

Che fortuna!

MERASPE

Che sogni!

INDAMORO

Perdonate Artemisia i mie sospetti.

MERASPE

Pur lo vidi cader alla regina!

ARTEMISIA

Non ti diss'io, che forse

era di qualche dama,

che porta de tuoi sguardi il core acceso?

MERASPE

Insensato son reso.

ARTEMISIA

Andiam. Quanto il destin m'ha favorito!

MERASPE

Credo fuor di me stesso esser uscito.

 

Artemisia, Meraspe, Indamoro ->

 

Scena quarta

Artemia. Ramiro.

 

ARTEMIA

Ver me un sol fiato, un guardo sol Meraspe  

non aprì, non girò,

ed amarlo il cor mio cessar non può.

 

Se non potevi Amor  

di rigida beltà

piegar la crudeltà,

perché ferirmi il cor,

ond'ogn'or dolente sia?

Mi dovevi lasciar la pace mia.

Se non si può sperar

con lagrime, e sospir

un cor intenerir,

perché farmi provar:

crudo Amor sorte sì ria?

Mi dovevi lasciar la pace mia.

 

<- Ramiro

RAMIRO

Bella Artemia gradita!  

ARTEMIA

Ramiro, gioia, cor, speranza, vita!

RAMIRO

Piano, piano, che tanta in sì brev'ora

affluenza d'affetti

ha faccia di menzogna.

ARTEMIA

A un cor ch'adora

tutto è poco.

RAMIRO

Un momento

a tant'opra non basta.

ARTEMIA

Gran tempo ubbidiente

agl'argini, ai ripari ampio torrente

in un punto si spezza: inonda i piani

si dilata, si estende, e ciò ch'inante

un secolo non fece, opra un istante.

RAMIRO

Dunque m'amate?

ARTEMIA

E come.

RAMIRO

Felice Amor mi rende.

ARTEMIA

La regina m'attende: io parto, addio,

 

ARTEMIA E RAMIRO

Mia speranza, mio desio  

addio, mio bene, addio.

 

ARTEMIA

Come ben l'adulai.

 

Artemia ->

RAMIRO

O benedetto il dì, ch'io m'infiammai!  

Non è mai tempo perduto

il servire alla beltà.

 

A bel labbro  

di cinabro

far dell'anima tributo

non può dirsi vanità,

non è mai tempo perduto

il servire alla beltà.

Cede il marmo a goccia lieve,

che cadendo ogn'ora va,

io costante,

fido amante

di servir son risoluto,

finché spirto il core avrà.

Non è mai tempo perduto

il servire alla beltà.

 

Ramiro ->

 

Scena quinta

Armeria regia.
Niso. Erisbe. Eurillo.

 Q 

Niso, Erisbe, Eurillo

 

NISO

Perdon ti chiedo.  

ERISBE

Che perdono? Voglio

che tu sii castigato.

EURILLO

Erisbe scusa

di costui la sciocchezza.

ERISBE

S'io taccio, che mi dai?

NISO

Ciò ch'io possiedo avrai.

ERISBE

Oro.

NISO

Di questo no.

ERISBE

Gemme?

NISO

Non n'ebbe mai.

ERISBE

Fregi, ricami?

NISO

Ciò che sian non so.

ERISBE

E che possiedi?

NISO

Nulla.

ERISBE

Ad accusarti alla regina io vo.

NISO

Senti, deh senti?

ERISBE

Che?

NISO

Vogl'io schernirla. Ti darò un liquore,

ch'abbellisce, che fa

ringiovanir nella cadente età.

ERISBE

Dici davver? Dov'è?

NISO

Chiuso qui dentro.

ERISBE

Onde l'avesti?

NISO

Io l'ebbi,

servendo a dama, che dell'arte maga

era studiosa, e vaga.

ERISBE

O caro Niso, ti perdono.

NISO

Affé

nella rete cadé.

ERISBE

Nobil secreto invero.

NISO

Quest'è un liquor per annegrir le chiome:

voglio tingerle il volto:

noi rideremo un poco,

se tu secondi il gioco.

EURILLO

Sì, sì.

ERISBE

Niso che tardi? Or via mi porgi

il liquor?

NISO

Io medesimo

voglio abbellirti; qui t'assidi.

ERISBE

Presto,

caro Niso, ch'io moro

per desio d'esser bella, e giovinetta.

EURILLO

Sarai la mia diletta.

NISO

Sarai la mia adorata.

EURILLO

Ecco Artemisia.

ERISBE

O sorte sciagurata!

 

Scena sesta

Indamoro. Artemisia. Eurillo. Niso. Erisbe.

<- Artemisia, Indamoro

 

INDAMORO

Di trombe guerriere    

già destra il rimbombo

l'armigere schiere

de' nemici,

che ci vennero a insultar

armi ultrici

trionfar spero vedere

di trombe guerriere

già destra il rimbombo.

S

 

ARTEMISIA

Poco lungi dal lito  

stendansi le mie tende, io vo portarmi

a veder le mie navi, or veggio l'armi.

EURILLO

Regina udiste mai

l'eco, che qui rimbomba?

Oggi a caso 'l trovai.

ARTEMISIA

Non l'udii.

EURILLO

Se bramate

udirlo canterò.

ARTEMISIA

Canta.

EURILLO

Ascoltate.

 

Fortunato,  

chi piagato

da Cupido il sen non ha,

prigioniero

di quel fiero

mai ritorna in libertà.

(a quest'aria risponde l'eco)

Quando un core

cieco amore

di catene circondò

un momento

di contento

ottener più non si può.

 

ARTEMISIA

Gentile. Ritiratevi, ed Erisbe  

sola rimanga qui.

ERISBE

Che sarà mai?

Niso aspettami, sai?

NISO

Sì, sì, non dubitar.

 

Niso, Eurillo, Indamoro ->

ARTEMISIA

Tu devi Erisbe

far sì, ch'abbia Clitarco

questo ritratto mio: ma sì lontani

convien trarne i motivi,

ch'egli del mio consenso

ne pur sognando a immaginarsi arrivi.

ERISBE

Così farò.

ARTEMISIA

Voglio ad ogn'altro ancora

che ciò tu celi.

ERISBE

Intesi.

Intesi.

ARTEMISIA

E alcun non abbi

sol un'ombra d'avviso.

ERISBE

Temo, che parta Niso.

ARTEMISIA

Consegno quest'affare

alla tua fedeltà.

ERISBE

Certo ch'ei partirà.

ARTEMISIA

Feci più volte

prova della tua fé.

ERISBE

Lasciate fare a me.

ARTEMISIA

Addio.

ERISBE

Lodato il cielo.

ARTEMISIA

A che mi sforza tirannia d'Amore!

ERISBE

Disturbo mi potea venir maggiore?

 

Artemisia ->

 

Scena settima

Erisbe. Niso.

<- Niso

 

ERISBE

Niso? Niso? Ove sei?  

NISO

Son qui.

ERISBE

Dov'è il liquor?

NISO

Eccolo siedi

volgiti a questa parte,

sarà meglio a quest'altra.

ERISBE

Ove tu vuoi.

NISO

Oh, oh così stai bene.

Ecco Clitarco viene.

ERISBE

Avvampo tutta di sdegnoso foco.

NISO

Io parto, Erisbe tornerò fra poco.

 

Niso ->

 

Scena ottava

Meraspe. Erisbe.

<- Meraspe

 

MERASPE

Non presto fede a me medesmo più,  

dagl'occhi son tradito,

deluso dall'udito,

cangiata in ombra ogni mia luce fu.

Non presto fede a me medesmo, più.

Son fatto gioco di destin crudel,

mi veggio a un tempo stesso

blandito, e poi depresso,

non ho un momento, che mi sia fedel,

son fatto gioco di destin crudel.

 

ERISBE

Vuò servir la regina,  

che temerario! Che ignorante!

MERASPE

Erisbe.

ERISBE

E vuol far del pittore.

MERASPE

Erisbe?

ERISBE

E non è buono

di ritrar un sembiante.

MERASPE

Odi.

ERISBE

S'io fossi

regina affé lo vorrei far punire.

MERASPE

Con chi Erisbe quest'ire?

ERISBE

Oh scusami Clitarco,

non t'avevo osservato.

Con un pittor, che fece

questo ritratto d'Artemisia, e punto

somigliarla non seppe.

MERASPE

Anzi perfettamente.

ERISBE

Eh tu mi burli.

MERASPE

Non può meglio imitarla.

ERISBE

Affé tu scherzi.

MERASPE

Dico davver.

ERISBE

E come?

Se la stessa Artemisia ora m'invia

in traccia d'un pittore,

che ne faccia un migliore?

MERASPE

No 'l troverai: di questo,

che farà poi?

ERISBE

Non vuol vederlo più.

MERASPE

Dunque a me lo concedi.

ERISBE

O tolga il cielo.

MERASPE

Cara Erisbe ti prego.

ERISBE

E che vorresti,

che dicesse Artemisia?

MERASPE

No 'l saprà.

ERISBE

Non m'arrischio.

MERASPE

Deh non negarmi questa grazia.

ERISBE

Prendi,

piglialo pur; ma vedi,

che tu non potrai dir, ch'io te lo diedi.

MERASPE

Mi contento così.

ERISBE

O come ben riuscì.

 

Erisbe ->

 

Scena nona

Meraspe. Artemisia.

 

MERASPE

Cara degl'occhi miei  

dolce soavità,

ritratto di colei,

ch'ognor languir mi fa.

Cara degl'occhi miei

dolce soavità.

Bella delle mie pene

dolce felicità,

effige del mio bene,

che ferma in sen mi sta.

Bella delle mie pene

dolce felicità.

 

<- Artemisia

ARTEMISIA

Erisbe mi servì? Clitarco?  

MERASPE

Ahimè!

Vide il ritratto affé.

ARTEMISIA

Già che (sia tuo destin, o sia tua voglia)

lasciar non puoi gl'amori,

quella dama di cui tieni l'imago

ti concedo, ch'adori.

MERASPE

Che ascolto mai!

ARTEMISIA

Ti turbi?

MERASPE

Regina mi schernite.

ARTEMISIA

Folle parli a tuo danno.

MERASPE

Il ritratto vedeste?

ARTEMISIA

E lo conobbi.

MERASPE

Né v'offende s'io l'amo?

ARTEMISIA

Offesa amor non chiamo.

MERASPE

Questo è un darmi speranza.

ARTEMISIA

Ti ferì, ti piagò quella beltà?

MERASPE

Giove lo sa.

ARTEMISIA

Bramo saperlo anch'io?

MERASPE

Dirlo non lice.

ARTEMISIA

Il mio comando incolpa.

MERASPE

Negarlo è pena, e affermarlo è colpa.

ARTEMISIA

La brami per consorte?

Di' non temer.

MERASPE

Che sento!

Non lo merto, regina.

ARTEMISIA

Io mi contento.

MERASPE

Può dir di più?

ARTEMISIA

Che dissi? inciampo, cado

in tal viltà? convien ridirsi.

MERASPE

Oh dio

in che dubbio son io!

ARTEMISIA

Ecco il modo: Clitarco

farti felice io vo'.

MERASPE

E non scherzate?

ARTEMISIA

No.

MERASPE

Creder lo posso?

ARTEMISIA

Or or vedrai. Olà

chiamisi Artemia.

MERASPE

Artemia?

ARTEMISIA

Sì.

MERASPE

Perché?

ARTEMISIA

Acciò si sposi a te.

MERASPE

Artemia?

ARTEMISIA

Artemia sì, no 'l credi ancora?

MERASPE

Non l'amo.

ARTEMISIA

E che dicesti insino ad ora?

MERASPE

Sul ritratto parlai.

ARTEMISIA

Anch'io.

MERASPE

De' vostri rai

è l'effige, ch'io tengo.

ARTEMISIA

Tu vaneggi.

MERASPE

Mirate.

ARTEMISIA

È d'Artemia, lo vidi.

MERASPE

Ah che mi dileggiate a' sensi espressi!

ARTEMISIA

Misero te, s'un mio ritratto avessi.

 

Scena decima

Alindo. Artemia. Artemisia. Meraspe.

<- Artemia, Alindo

 

ARTEMIA

Ella è qui.  

ALINDO

Più sprezzato e più l'adoro,

che sia d'alcun di loro

il mio ritratto vede!

Porgimi quell'imago

arte qui si richiede.

ARTEMIA E ALINDO

Riverita regina.

ARTEMISIA

A tempo siete

(con quel d'Artemia il cangerò) Prendete

rendo il vostro ritratto, Artemia, a voi

or, ch'a Clitarco lo darete invano,

ch'ei d'amarvi è lontano,

non è così?

MERASPE

Gl'è vero.

ARTEMIA

O che ingrato, o che fiero!

ARTEMISIA

Or ditegli, s'è vostro. Ascolta.

ARTEMIA

È mio.

ARTEMISIA

Lasciate, ch'ei lo miri,

vedilo, dimmi poi se non deliri.

Grave error aggiustai.

MERASPE

O sogno adesso, o poco fa sognai.

ARTEMIA

Stelle rie m'uccideste.

ALINDO

Regina mi vedeste?

ARTEMISIA

Sì: perciò parto.

ALINDO

A me tanti rigori?

ARTEMISIA

Alindo, ove son io non voglio amori.

ALINDO

Che volete crudel? Dal vostro orgoglio

anime calpestate,

affetti vilipesi

dalla vostra empietate, alma di sasso?

Ma con chi parlo, ahi lasso!

Se l'empia che mi strugge

col cor, che mi rubò rapida fugge.

 

Artemisia, Meraspe, Alindo, Artemia ->

 

Scena undicesima

Erisbe. Niso. Eurillo.

<- Erisbe, Niso

 

ERISBE

Or vieni ad abbellirmi  

Niso non più tardar.

NISO

Eccomi a principiar: tra pochi instanti

sarai dolce velen de' cori amanti.

ERISBE

O sii tu benedetto.

NISO

Sta' cheta.

ERISBE

Il gran diletto

brillar tutta mi fa.

 

NISO

Ogni ruga omai se n'va  

la bellezza illanguidita;

già smarrita

alle guance tornerà,

ogni ruga omai se n'va.

 

NISO

Ecco il tutto adempito.  

ERISBE

Deggio più star assisa?

NISO

Io moro dalle risa.

ERISBE

Posso levarmi?

NISO

Sì.

ERISBE

Son bella?

NISO

Rassomigli

alla madre d'Amore,

hai cangiato sembiante,

hai mutato colore.

ERISBE

Oh gradito liquore!

 

<- Eurillo

EURILLO

Eccola tinta io voglio  

accreditar lo scherzo

addio Niso: che vaga giovinetta

hai qui teco soletta?

ERISBE

Anzi giovine, e bella.

NISO

Non la conosci?

EURILLO

Io no.

NISO

Ella è la nostra Erisbe.

EURILLO

Erisbe? Adesso

le sembianze ravviso,

ma sua nova beltà

instupidir mi fa.

ERISBE

O che felicità!

EURILLO

Deh ricevami Erisbe

per amante, per servo.

ERISBE

Una mia pari

non si degna di te.

NISO

Gran dama invero.

EURILLO

Ti giuro eterna fé.

ERISBE

Scostati temerario.

NISO

O bel pensiero.

EURILLO

Così cruda ben mio?

ERISBE

Io parto. Niso, addio.

NISO

Averti, per sei ore

non t'affacciar a specchi, al lor riflesso,

pria, che tal spazio arrivi,

il liquor si conturba, e si scolora,

e diverresti mora.

ERISBE

M'è gradito l'avviso.

EURILLO

Molto importava affé.

ERISBE

O quanti, o quanti han da penar per me!

EURILLO

O così succedesse ad ogni dama,

che va dall'arte a mendicar colore.

NISO

Credimi, Eurillo, sarian tutte more.

 

Niso, Erisbe, Eurillo ->

 

Scena dodicesima

Artemia. Ramiro.

<- Artemia

 

ARTEMIA

Se Meraspe crudel nega d'amarmi,  

che più poss'io sperar?

Immutabile è fatto il mio penar.

 

Affliggetemi  

guai dolenti,

trafiggetemi

rei tormenti,

dolce speranza, e tu

deh non venir a lusingarmi più.

Raddoppiatevi

mie catene,

eternatevi

dure pene,

dolce speranza, e tu,

deh non venir a lusingarmi più.

 

<- Ramiro

RAMIRO

Artemia mio desio?  

ARTEMIA

Costui mi sturba ogn'ora: idolo mio?

RAMIRO

Care voci gradite,

se dal cor venite.

ARTEMIA

Che temete alma mia?

RAMIRO

Incredulo mi fa la gelosia.

ARTEMIA

M'offendete Ramiro.

RAMIRO

Il vostro core

Meraspe abbandonò?

ARTEMIA

Egli è qui; che dirò?

 

Scena tredicesima

Ramiro. Meraspe. Artemia.

<- Meraspe

 

RAMIRO

Prencipe, Artemia alfine  

meco s'impietosì.

MERASPE

È vero Artemia?

ARTEMIA

Sì,

sì crudel, sì spietato

(finger vogl'io) poiché negaste ingrato

pietade alle mie pene

estinsi il vostro ardor dentro al mio petto.

RAMIRO

Parla con troppo affetto.

MERASPE

E ragione, e giustizia amar che v'ama?

ARTEMIA

Più che gel, più che selce

frigida, e scabra la vostr'alma ho scorta.

RAMIRO

Dite? L'amate?

ARTEMIA

No.

RAMIRO

Dunque s'egli è crudel a voi ch'importa?

ARTEMIA

Un dì forse Cupido

ragion vi chiederà di tante, e tante

lagrime inosservate.

RAMIRO

Troppo in ciò v'infiammate.

MERASPE

Non son sfera adeguata al vostro foco.

ARTEMIA

Vedrò, vedrò punito il vostro orgoglio

pria, che tronchi i miei giorni

della diva fatal falce ritorta.

RAMIRO

Dite? l'amate?

ARTEMIA

No.

RAMIRO

Dunque se gl'è crudel, a voi ch'importa?

Andiamo. Addio Meraspe.

ARTEMIA

Addio tiranno

o di sorte feroce aspro tenore,

dover per troppo amor negar amore!

 

Artemia, Ramiro ->

 

Scena quattordicesima

Meraspe. Artemisia.

 

MERASPE

Altri è gradito, ed io  

son dall'idolo mio

vilipeso e schernito, ed ai miei danni

(o sia forza di stelle, o sia magia)

anco la verità divien bugia

 

<- Artemisia

ARTEMISIA

Clitarco?  

MERASPE

Alta regina.

ARTEMISIA

Hai scoperta la dama,

ch'io ti dissi, che t'ama?

MERASPE

Non io; ben ne trovai

una che mi dileggia.

ARTEMISIA

Esser non può.

MERASPE

Io lo conobbi aperto.

ARTEMISIA

Tu fai torto al tuo merto.

MERASPE

Eccelsa troppo

è sua beltà divina.

ARTEMISIA

E che mai puote

esser più che regina?

MERASPE

Che ascolto?

ARTEMISIA

Io ti consiglio

a scoprirgli il tu' affetto.

MERASPE

Tanto ardir non avrei.

ARTEMISIA

Troppo timido sei.

MERASPE

Temo del suo rigore.

ARTEMISIA

Chi tace il mal senza rimedio more.

MERASPE

Può parlar più scoperto?

ARTEMISIA

Io vuo' d'affetto

porgergli un pegno. Mira

che bell'armi, Clitarco.

MERASPE

Sono ricche.

ARTEMISIA

Ti piacciono?

MERASPE

Non ponno

esser più preziose.

ARTEMISIA

Prendile.

MERASPE

Che favorì.

ARTEMISIA

E che fia mai?

Prendile, e in nome mio le porterai.

 

Scena quindicesima

Meraspe. Artemisia. Alindo.

<- Alindo

 

MERASPE

Che grazie!  

ARTEMISIA

O sorte! Alindo m'ascoltò?

Ma tutto aggiusterò.

Duunque vedi quest'armi,

prendile, e in nome mio le porterai

al generale Alindo.

MERASPE

O ciel che ascolto?

ARTEMISIA

Digli

che le prometta in premio a chi primiero

della città, che n'usurparo i Frigi,

salirà sulle mura.

ALINDO

Regina intesi.

ARTEMISIA

Oh voi qui sete?

ALINDO

E sia

l'ubbidirvi mia cura.

Voi quell'armi prendete.

ARTEMISIA

Dunque più non occorre

vanne Clitarco.

MERASPE

O mio destin protervo!

Quel che speravo esser favor d'amante

fu comando da servo.

ARTEMISIA

Qual sorte discortese

cangia i favori miei tutti in offese!

 

Meraspe ->

ALINDO

E fino a quanto, o bella  

di mia continua morte,

dovrà correr la sorte? Un raggio solo

d'amorosa pietà

quando, quando per me risplenderà?

Quegl'occhi luminosi,

quegli abissi di strali

sino a quando per me saran letali?

Ho regni, ho scettri anch'io,

e la Bitinia forse

alla Caria non cede: impugno l'armi,

conduco le mie genti,

espongo la mia vita

contro i vostri nemici, e voi negate

a tanta servitù picciol pietate?

Il nome di regina,

col titolo d'ingrata,

credetemi, offendete.

ARTEMISIA

Alindo addio.

ALINDO

Regina m'intendeste?

ARTEMISIA

Non io: che mi diceste?

ALINDO

D'amor vi supplicai.

ARTEMISIA

Chi mi parla d'amor non l'odo mai.

ALINDO

Che Aletto! Che Megera!

Per tormentar un'alma

d'ogni furia è peggior beltà severa.

 

Artemisia, Alindo ->

 

Scena sedicesima

Padiglioni reali in vista dell'armata.
Artemia. Ramiro.

 Q 

Artemia

 

ARTEMIA

Dir, ch'io v'amo, è un dirvi poco  

luci belle,

vive stelle,

care sfere del mio foco.

Dir, ch'io v'amo, è un dirvi poco.

Di quel labbro, ond'io sospiro

vaghe rose

mie vezzose,

io da voi mercede invoco

dir, ch'io v'amo, è un dirvi poco.

 

ARTEMIA

Stolto, ei lo crede.  

 

<- Ramiro

RAMIRO

Artemia

siete il mio ben.

ARTEMIA

Ramiro

voi siete il mio respiro.

RAMIRO

Bramo d'amor un segno.

ARTEMIA

E che vorreste?

RAMIRO

Un bacio.

ARTEMIA

Un bacio? Ite, imparate

un poco più modestia, e poi tornate.

 

RAMIRO

Questo, o cruda è un disprezzarmi,  

giurarmi fedeltà,

e poi con ferità

un sol bacio alfin negarmi.

Questo, o cruda è un disprezzarmi.

Con lusinghe trattenermi;

de' sguardi con l'ardor

insidiarmi 'l cor

e un sol bacio poi negarmi,

questo, o cruda è un disprezzarmi.

 

Artemia, Ramiro ->

 

Scena diciassettesima

Alindo. Niso. Oronta.

<- Alindo

 

ALINDO

Non credete alla speranza  

infelici miei desiri.

Per uscir da rei martiri

nulla giova la costanza.

Non credete alla speranza.

Voi potete omai lasciarmi

con le pene, e co' tormenti,

ho da viver fra i lamenti

questa vita, che m'avanza.

Non credete alla speranza.

 

<- Niso

NISO

Che son queste?  

ALINDO

Son l'armi.

NISO

A me sì grand'intrico?

ALINDO

E non venisti

qui per esser guerriero?

NISO

Farò più volentieri altro mestiero.

ALINDO

Che faresti?

NISO

Lasciate ch'io vi pensi.

 

<- Oronta

ORONTA

Con Oronta parlai.  

ALINDO

Sempre, sempre d'Oronta; e che cos'hai?

Tu mi rassembri insano.

NISO

Signor, farò 'l ruffiano.

ALINDO

Taci importuno.

ORONTA

Io faccio

ufficio di pietà

per chi languendo sta

in tormentoso foco.

NISO

Farei piuttosto il cuoco.

ORONTA

Parti di qui. D'amore

troppo grave è 'l flagello.

NISO

E farei anche il barigello.

ALINDO

Olà

si discacci costui.

NISO

Io partirò senza l'aiuto altrui.

ORONTA

Qui portar si volea,

porvisi inanti, e dirvi,

ingrato, ingrato amante, io son Oronta

chi v'amò, vi servì.

V'adorò, vi seguì,

che già del vostro cor godea la fede,

et or vi piange, abbandonata, a piede.

ALINDO

Al certo Oronta stessa

tanto dir non saprebbe.

ORONTA

Anzi più vi direbbe. Ah sconoscente,

ah traditor ribelle

vi puniran le stelle;

vi diverran nemici

impietositi un giorno a' miei lamenti

i cieli, e gli elementi.

ALINDO

Ma se venir volea, perché non venne?

ORONTA

Timor d'esser sprezzata

la ritenne, e fermò.

ALINDO

Affé indovinò, che se venia

senza frutto partia.

ORONTA

Grande è 'l vostro rigore: siamo perduti, o core.

 

Oronta, Niso ->

 

Scena diciottesima

Artemisia. Alindo.

<- Artemisia

 

ARTEMISIA

Tutto è sì ben disposto,  

che ne' pensieri miei

più bramar non saprei.

ALINDO

Ecco se n' va la mia crudel: regina

voi, che gl'occhi beate

ARTEMISIA

D'amor non mi parlate.

ALINDO

Ch'io non parli d'amor? Posto alle fiamme

tronco rustico, e vile

piange, sospira, e geme,

e l'allor più superbo, e stride, e freme,

et io di me medesmo

dovrò tacer gl'ardori,

e negl'incendi miei muto insensato,

riposerò con il silenzio a lato,

ch'io vi difenda i regni?

Vi preservi i vassalli

dal nemico furor,

ma non parli d'amor?

ARTEMISIA

Non è da prence

rinfacciar i favor.

ALINDO

Né da regina

il non premiar chi serve.

ARTEMISIA

Da questa servitù

saprò sottrarmi.

ALINDO

Udite.

ARTEMISIA

Diceste assai, non voglio udirvi più.

ALINDO

Io cangerò disegni

e chi non vuol gl'amori udrà gli sdegni.

 

Alindo ->

 

Scena diciannovesima

Indamoro. Artemisia.

<- Indamoro

 

ARTEMISIA

Indamoro?  

INDAMORO

Regina.

ARTEMISIA

Pur venite opportuno. Alindo or ora

parte di qui: veloce

seguitelo, e gli dite,

che rinunzio alle guerre, e che risolsi

l'usurpata città lasciar a' Frigi,

che degl'aiuti suoi

grazie gli rendo: e che più non difenda,

ove Bellona serve,

regina, che non sa premiar chi serve.

INDAMORO

Non intendo gli enigmi.

ARTEMISIA

E che rileva?

INDAMORO

Dunque ceder volete

una città?

ARTEMISIA

Sì voglio.

INDAMORO

La ragione?

ARTEMISIA

Io la so.

INDAMORO

Tanti preparamenti,

tant'armi, tante genti

e poi?

ARTEMISIA

Voi troppo ardite

così voglio: ubbidite.

 

Artemisia, Indamoro ->

 

Scena ventesima

Erisbe. Eurillo. Niso.

<- Erisbe, Eurillo, otto paggi

 

ERISBE

Se tu vuoi, ch'io t'ami pregami,  

farò poi quel che mi par,

la tua fede in dono porgimi,

fa' ch'io veggami

dal tuo core idolatrar.

Se tu vuoi, ch'io t'ami pregami,

farò poi quel che mi par.

Queste guance molli, e candide

se tu brami di baciar,

ma ti sembro cruda, e rigida,

e tu pregami

col languir, col sospirar.

Se tu vuoi, ch'io t'ami pregami,

farò poi quel che mi par.

 

EURILLO

Vuo' secondar lo scherzo.  

 

Se non mi porgi aita  

io morirò per te.

Già languisco,

già perisco,

e ti cado esangue a' piè.

Io morirò per te.

Un giro dei tuoi lumi

il cor m'esanimò,

a' miei guai,

se non dai,

caro ben, qualche mercé

io morirò per te.

 

ERISBE

Mori, mori se vuoi, ch'importa a me?  

Lungi, lungi: ahimè, ahimè

o tristi, invidiosi?

Aiuto, aiuto, o quanti specchi, o quanti?

 

<- Niso

NISO

Olà insolenti, olà?  

Fuggi, Erisbe; mi spiace

de' tuoi dannosi oltraggi.

ERISBE

O maledetti paggi!

NISO

Ah, ah, ah, che dici tu?

EURILLO

Non potea farsi più.

NISO

Voi, che schernita così ben l'avete

alle danze il piè sciogliete.

 

Erisbe, Eurillo, Niso ->

Otto Paggi formano il ballo.
 

Fine (Atto secondo)

Prologo Atto primo Atto secondo Atto terzo

Arsenale.

Oronta
 
Oronta
<- Alindo

Aldimiro tu qui / Cercando voi

Alindo
Oronta ->
Alindo
<- Artemisia

Alindo? / Mia signora!

Artemisia
Alindo ->
Artemisia
<- Meraspe

Come a tempo partì: Clitarco viene

Artemisia, Meraspe
Che ciglia serene

Che sospiri Clitarco

Artemisia, Meraspe
<- Indamoro

Regina? / Che disturbo?

Artemisia, Meraspe, Indamoro
<- Artemia

Che ritrovasti? che?

Artemia
Artemisia, Meraspe, Indamoro ->

Ver me un sol fiato, un guardo sol Meraspe

Artemia
<- Ramiro

Bella Artemia gradita?

Ramiro
Artemia ->

O benedetto il dì, ch'io m'infiammai!

Ramiro ->

Armeria regia.

Niso, Erisbe, Eurillo
 

Perdon ti chiedo / Che perdono? Voglio

Niso, Erisbe, Eurillo
<- Artemisia, Indamoro

Poco lungi dal lito

Gentile. Ritiratevi, ed Erisbe

Erisbe, Artemisia
Niso, Eurillo, Indamoro ->

Erisbe
Artemisia ->
Erisbe
<- Niso

Niso? Niso? Ove sei?

Erisbe
Niso ->
Erisbe
<- Meraspe

Vuò servir la regina

Meraspe
Erisbe ->
Meraspe
<- Artemisia

Erisbe mi servì? Clitarco?

Meraspe, Artemisia
<- Artemia, Alindo

Ella è qui / Più sprezzato e più l'adoro

Artemisia, Meraspe, Alindo, Artemia ->
<- Erisbe, Niso

Or vieni ad abbellirmi

Ecco il tutto adempito

Erisbe, Niso
<- Eurillo

Eccola tinta io voglio

Niso, Erisbe, Eurillo ->
<- Artemia

Se Meraspe crudel nega d'amarmi

Artemia
<- Ramiro

Artemia mio desio?

Artemia, Ramiro
<- Meraspe

Prencipe, Artemia alfine

Meraspe
Artemia, Ramiro ->

Altri è gradito, ed io

Meraspe
<- Artemisia

Clitarco? / Alta regina

Meraspe, Artemisia
<- Alindo

Che grazie! / O sorte! Alindo m'ascoltò?

Artemisia, Alindo
Meraspe ->

E fino a quanto, o bella

Artemisia, Alindo ->

Padiglioni reali in vista dell'armata.

Artemia
 

Stolto, ei lo crede

Artemia
<- Ramiro

Artemia, Ramiro ->
<- Alindo
Alindo
<- Niso

Che son queste? / Son l'armi

Alindo, Niso
<- Oronta

Con Oronta parlai

Alindo
Oronta, Niso ->
Alindo
<- Artemisia

Tutto è sì ben disposto

Artemisia
Alindo ->
Artemisia
<- Indamoro

Indamoro? / Regina?

Artemisia, Indamoro ->
<- Erisbe, Eurillo, otto paggi

Vuo' secondar lo scherzo

Mori, mori se vuoi, ch'importa a me?

Erisbe, Eurillo, otto paggi
<- Niso

Olà insolenti, olà?

otto paggi
Erisbe, Eurillo, Niso ->

(Ballo.)

 
Scena prima Scena seconda Scena terza Scena quarta Scena quinta Scena sesta Scena settima Scena ottava Scena nona Scena decima Scena undicesima Scena dodicesima Scena tredicesima Scena quattordicesima Scena quindicesima Scena sedicesima Scena diciassettesima Scena diciottesima Scena diciannovesima Scena ventesima
Reggia della Fortuna. Piazza col mausoleo. Giardino. Arsenale. Armeria regia. Padiglioni reali in vista dell'armata. Stanze regie. Stanze terrene deliziose. Reggia di Messi.
Prologo Atto primo Atto terzo

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