Atto secondo

 

Scena prima

Il tempio di Venere.
Atamante, Dorisbe, Dema, Venere.

 Q 

Atamante, Dorisbe, Dema

 

ATAMANTE

Bella dèa, ch'al terzo giro  

sempre vagante imperi.

E ne' lucidi sentieri

scintillando precorri il dio di Delo:

a' un amoroso zelo

di terre no regnante in cielo arriva,

ascolta o bella diva

le mie giuste preghiere,

e sin dall'alte sfere

di regi a te devoti

bella madre d'amor gradisci i voti.

DORISBE

Bella dèa, che dalle spume

i natali traesti,

ed in Ida il premio avesti

della beltà, ch'ogni altro nume eccede,

s'una divota fede

può mover a pietà diva sì bella,

di supplice donzella

odi il giusto desio,

e ponendo in oblio

il tuo sì lungo sdegno

rendi la prole a un re, l'erede a un regno.

ATAMANTE E DORISBE

Bella dèa figlia del mar,

nume della beltà, pompa degl'altri,

se d'umani disastri

giunse in ciel giammai pietà,

rendi a Cipro il bel tesoro,

l'adorato Lucimoro,

cui rapì destino avar,

bella dèa figlia del mar.

 

DEMA

Insomma non si può  

a superbe donzelle

dar più grata armonia

ch'il titolo di belle.

A questa melodia

Venere si placò. Forse presaga

di futuri contenti

dalle nubi discese. Oh quanto è vaga!

 

<- Venere

VENERE

 

Dalla sfera più bella, ove risplendo

messaggera dell'alba, emula al sole,

a ricondurti la smarrita prole,

gran monarca di Cipro a te discendo.

IIº

Dopo naufragi di fortuna infida

Lucimoro godrà calma serena,

ma guarda o re, che ritrovato appena

tu no 'l perda per sempre, o non l'uccida.

Venere ->

 

ATAMANTE

Ch'io no 'l perda per sempre o no 'l uccida?  

E qual altro crudel, maligno, ed empio

misero mi conduce

del proprio figlio a macchinar lo scempio?

Dunque privo di luce

sia per me Lucimoro,

e l'unico ristoro,

onde la vita, e 'l regno

d'assicurarmi io spero

sia bersaglio al mio sdegno? Ah non è vero.

Atamante ->

 

Scena seconda

Dorisbe, Dema, Laurindo.

<- Laurindo

 

DORISBE

 

O cieli e che sarà?

Disperato

piangerà

questo cor il suo desire,

agitato

dal martire

senza mai trovar pietà?

IIº

O cieli e che sarà?

Così tosto

languirà

de' regnanti il più bel fiore,

sottoposto

a rio furore

di paterna crudeltà?

 

DEMA

Se quella dèa sì bella,  

ch'il tuo regno protegge

non voleva recarti altra novella

di trafiggerti il seno

potea ben far di meno.

Ma che brama Laurindo?

DORISBE

E così lento

fosti o mio caro a seguitarmi al tempio?

LAURINDO

Un tirannico scempio

di contumaci affetti,

che m'affliggon sovente

quest'anima dolente,

fe', che più tardo ad inchinarti io vegno.

Ma dimmi, ancor placato

di Venere è lo sdegno? Anco non riede

di questo scettro il sospirato erede?

DORISBE

Dubbia, confusa, e breve

ciprigna a noi rispose,

parlò qual tuono, e qual balen s'ascose.

Seguane ciò che vuole:

pur che lieto, e cortese a me risplenda

de' tuoi begl'occhi il sole,

cura degl'altri affari il ciel si prenda.

LAURINDO

Mentre benigno giri,

bellissima reina,

il cielo a' tuoi desiri,

di me vivi sicura,

che se morte non fura

a questo petto infermo

l'anima illanguidita,

tanto t'adorerò, quanto avrò vita.

DEMA

Figlia, s'a te non spiace,

un garzon forestiero,

cui Feraspe s'appella

con bona tua licenza

domanda l'audienza.

DORISBE

Entrò la sacra soglia

grazia, ch'altrui domandi unqua si nega.

Venga pure a sua voglia.

LAURINDO

Or sì misero core

ad ascoltar t'appresta

del tuo celato errore

l'istoria miserabile, e funesta.

DEMA

Eccolo a te se n' viene, ed io mirando

quelle luci serene,

quel vago portamento,

ringiovanir mi sento.

 

Scena terza

Feraspe, Dorisbe, Dema, Laurindo.

<- Feraspe

 

FERASPE

Quel vecchio grido, che dai Mori agl'Indi  

porta la fama de' tuoi pregi alteri,

da confini stranieri

sovra l'ali d'amore

trasse per adorarti anco il mio core.

Di peregrino amante

non ti turbi o reina

sconosciuto sembiante,

che di spoglia servile

ben si copra talora alma gentile.

DORISBE

Qual non inteso ardire

a secondar mi forza il tuo desire?

Chiedi pur ciò, che brami.

FERASPE

Troppo chiegg'io, se chieggio sol, che m'ami.

DORISBE

Così tosto s'avanza

un affetto amoroso? Ed in qual merto

fondi la tua speranza?

FERASPE

Pregio ho ben io bastante

di palesarmi a real donna amante.

DORISBE

Ma perché non ti scopri?

FERASPE

Alta cagione,

che dalle patrie sponde

mi spinse a solcar l'onde,

vuol, ch'io t'adori, e taccia.

DEMA

Dema buon pro ti faccia.

DORISBE

Voglio, se ben occulto

gradir il tuo servaggio.

S'altro da me pretendi

a Laurindo il confida:

ma se piacermi intendi,

cura dell'amor mio più non ti prema.

Tu qui resta o mio caro. Andianne o Dema.

LAURINDO

Obbedir mi conviene.

DEMA

O che fretta importuna? Addio mio bene.

Dorisbe, Dema ->

 

Scena quarta

Laurindo, Feraspe.

 

LAURINDO

E qual affar le piante  

ti fe' volger a Cipro

ignoto cavaliere, occulto amante?

FERASPE

Necessità d'onor più che desio

mi spinse a questa reggia

per rintracciare, o dio,

l'alta cagion di sventurati casi,

ma ben tosto rimasi

al folgorar di due pupille oppresso,

e ricercando altrui, persi me stesso.

LAURINDO

Ma palesar non lice

almen ciò, che pretendi?

FERASPE

Cerco regia donzella.

LAURINDO

Dimmi, come s'appella?

FERASPE

Argia di Negroponte.

LAURINDO

Saldo mio core, e qual occulto sdegno

l'infelice scacciò lungi dal regno?

FERASPE

Non so.

LAURINDO

Forse d'amore

fu la partenza errore?

FERASPE

Questo men posso dirti.

LAURINDO

E qual cagione

la plebe curiosa

al suo fuggir suppone?

FERASPE

Vario discorre il volgo.

LAURINDO

Ma pur che si favella

della real donzella?

FERASPE

Altri forza d'amore, altri di sdegno,

altri ragion di stato, altri d'Argia

capricciosa follia

stiman la sua partita:

ma senza più ragioni

l'infelice è smarrita.

LAURINDO

Misera? E mai s'intese

in qual parte se n' viva

principessa vagante, e fuggitiva?

FERASPE

Anzi da regno intero

come estinta si piange.

LAURINDO

Ah fosse vero?

FERASPE

Perché teco favelli?

LAURINDO

Orsù m'ascolta.

Forse l'alma d'Argia

dal suo laccio vital non è disciolta,

che la fama bugiarda

con grido menzognero

spesso il falso palesa, e tace il vero.

FERASPE

Forse certa contezza

d'Argia dar mi sapreste?

LAURINDO

Appagar tue richieste

già non poss'io, ma spero, anzi ti giuro,

né di senno son privo,

che la tua cara Argia

morir non può, mentre Laurindo è vivo.

FERASPE

Ferma. Deh non partir Laurindo mio.

LAURINDO

Ciò sol ti basti. Addio.

Laurindo ->

 

FERASPE

 

Ahi qual cruda aspra tenzone

in quest'anima smarrita,

già dubbiosa della vita,

move il senso alla ragione?

Or qual sia vincitore

l'obbligo di natura, oppur d'amore?

Consigliatemi o cieli:

ho nemici nel cuor troppo crudeli.

IIº

S'a Dorisbe il piè rivolgo,

mi lusinga la speranza,

ma d'Argia la rimembranza

fa ch'in pianti il cor disciolgo.

Or qual sia trionfante

l'obbligo di fratelli, oppur d'amante?

Dileguatevi affanni:

non ammette il mio cor doppi tiranni.

Feraspe ->

 
 

Scena quinta

Appartamenti di Filaura.
Alceo.

 Q 

Alceo

 

 

Appena un breve sonno  

m'avea sopiti i sensi in dolce oblio,

che giunse al letto mio

Filaura discortese,

e mi destò prima del giorno un mese.

Sia maledetto amore.

Quel re libidinoso

vien sempre su cert'ore

da trovarmi imbriaco, o sonnacchioso.

Adesso mi conviene

far la guardia all'amico,

è pur 'l pazzo intrico

servir donne cortesi,

e non aver arnesi

per la guerra d'amore.

Se mi salta l'umore,

vo' che provi Filaura,

ch'all'amoroso agone

sa far l'arte del gallo anch'un cappone.

 

 

Ecco Alceo guerrier novello,

che vibrando

picciol brando

si cimenta a far duello.

Poss'anch'io ferir le genti,

se ben persi ha 'l mio stocco i fornimenti.

IIº

Ecco Alceo, vaghe donzelle,

che mercante

da levante

porta gioie le più belle.

Ho diversi finimenti.

Donne chiedete pur ma non pendenti.

 

Scena sesta

Atamante, Filaura, Alceo.

<- Atamante, Filaura

 

ATAMANTE

Qual contento o mia bella  

piove dal vago ciel del tuo sembiante,

in questo seno amante?

Celino pur gli dèi

le sognate dolcezze entro del polo,

che per goder Filaura un punto solo

il nettare del ciel rinunzierei.

FILAURA

Se il cielo è questo volto,

attendi anima bella

favorevoli gl'astri.

Che non teme disastri

chi ha servo un regno, ed una sfera ancella.

ATAMANTE

Taci cor mio, deh taci.

I tuoi soavi accenti

son fulmini eloquenti.

Che vibrati dal cielo

del tuo volto sereno

fann'arder l'alma, e incenerir il seno.

 

FILAURA

Chi gode felice  

quel ben, ch'adorò.

ALCEO

Se femmina dice

talor non si può,

FILAURA

Sospiri, felice,

ch'io pianger non vo'.

ALCEO

O quanto disdice

languir per un no.

FILAURA

M'allacci Cupido,

poi neghi pietà.

ALCEO

O come derido

chi l'arte non sa.

FILAURA

Ch'io lascio all'infido

per sì bella prigion la libertà.

ALCEO

Nel mar di Cupido

chi non sa navigar, spenda, se n'ha.

 

ATAMANTE

Filaura, idolo mio,

forz'è ch'io parta. Addio.

FILAURA

Dunque lasciar Filaura a te non cale?

ATAMANTE

Sempre ad amor prevale

interesse di regno. A regio petto

per il pubblico bene

abbandonar conviene

anch'il proprio diletto.

FILAURA

Né ti pesa o mio core

di me dolente, e sola?

ATAMANTE

Brevi sian le dimore,

non più. Resta, m'attendi, e ti consola.

FILAURA

Ahi partir, che m'accora?

Addio nume adorato.

ATAMANTE

Addio dolce riposo.

ALCEO

(O che re lussurioso?)

Atamante ->

 

Scena settima

Filaura, Alceo.

 

FILAURA

Pur alfin si partì. Quanto è noioso  

un affetto forzato?

Così vuole il mio fato, e deggio a forza,

per macchinare inganni

finger lusinghe, e simulare affanni.

Alceo?

ALCEO

Che brami?

FILAURA

Ascolta. Offesa io sono,

e dell'empio Laurindo,

superbo sprezzator dell'amor mio,

vendicarmi desio.

Senti, ciò che vo' dirti.

ALCEO

Son pronto ad obbedirti.

FILAURA

Voglio, che tu l'uccida.

ALCEO

O questo no.

FILAURA

Io te ne prego.

ALCEO

Ohibò.

FILAURA

Un superbo, un ingrato,

dalla sorte innalzato,

che me schernisce, e l'onor mio non cura?

ALCEO

A dirtela alla libera, ho paura.

FILAURA

Qual offesa paventi

dall'inerme garzone?

ALCEO

Colpa in questo non ho: nacqui poltrone.

FILAURA

Già che farlo tu neghi

taci almeno l'intento.

ALCEO

O questo sì.

FILAURA

Or vanne Alceo fedele

a spiar gl'andamenti

di Laurindo crudele

nota i passi, e gl'accenti

della lingua, e del piede,

e fatta la tua fede

esploratrice accorta,

quanto saper potrai, tutto riporta.

ALCEO

Pur uccider no 'l deggia,

tutto farò per te.

Vo' ricercar la reggia,

per intender dov'è.

Sebben farò la spia,

oggi fra i cortigiani è bizzarria.

FILAURA

Perfido non andrai

di mie sciagure altero.

La vendetta giurai,

non si cangi pensiero.

Pera Laurindo, e pria, ch'il sol tramonte

paghi con la sua vita i scorni, e l'onte.

Alceo, Filaura ->

 

Scena ottava

Laurindo.

<- Laurindo

 

 

E pria ch'il sol tramonte  

paghi con la mia vita i scorni, e l'onte?

Ah che troppo felice

sarei, s'in un baleno

la parca impietosita

mi togliesse dal seno

e gl'affanni, e la vita.

Ma non saprò, Filaura,

pria, che s'oscuri il die

tender contro Selino

con le perfidie tue l'insidie mie?

Sì, sì. Dorisbe. Ah no.

Dunque? Troppo severo.

Sì. Ma che? Fingerò. Saggio pensiero.

Così risolvo. Ardire.

Tu sol m'aita, e scorgi

santissima innocenza il mio desire.

Laurindo ->

 
 

Scena nona

Giardino.
Selino, Solimano.

 Q 

Selino, Solimano

 

SELINO

 

Affanni,

tiranni

dell'anima accesa

lasciate l'impresa

d'affliggermi più.

Già sono in servitù

non ho più scampo

previdi la caduta, e pure inciampo.

IIº

Desiri,

martiri

dell'alma schernita

lasciatemi in vita,

fuggite da me.

Già catenato ho 'l piè,

non ho più scampo

previdi la caduta, e pure inciampo.

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SOLIMANO

Qual tirannico laccio,  

fabbricato a tuoi danni entro l'abisso

così stabile, e fisso

ti rende il piè nell'amoroso impaccio?

Fuggi Selin, deh fuggi

di tua rigida stella i sdegni, e l'ire,

e ti rammenta, o sire,

che da fortuna ria

le vicende aspettar sempre è pazzia.

SELINO

Gradisco, o Solimano,

la tua fede, il tuo zelo:

ma un amoroso velo

così della ragion mi benda i lumi,

ch'io non veggio il sentiero,

che mi guida a cangiar cielo, e costumi.

SOLIMANO

Se più cauto pensiero

non ti move a fuggir Cipro, e Dorisbe,

fuggi almen il periglio,

ch'un'offesa regina

minaccia al viver tuo, cangia consiglio.

SELINO

Qual offesa, qual regno, e qual regina

a vaneggiar ti guida?

SOLIMANO

Deh pria ch'altri si rida

delle miserie tue,

pria di restar oppresso

dallo sdegno del ciel, torna in te stesso.

SELINO

Qual timore importuno

d'imminenti sciagure

ti move a presagir le mie sventure?

SOLIMANO

Così tosto, o Selino,

i tradimenti, e l'onte...

SELINO

Come?

SOLIMANO

Ch'a Negroponte...

SELINO

Ohimè?

SOLIMANO

Festi ad Argia.

SELINO

Taci.

SOLIMANO

Il tuo cor oblia?

 

Scena decima

Selino, Solimano, Laurindo.

<- Laurindo

 

SELINO

Temerario ammutisci.  

LAURINDO

Adesso è tempo.

SELINO

E nome così infausto

fugga dalla tua mente

in sempiterno esilio.

Mora impudica Argia, tu riverente

servitude m'appresta, e non consiglio.

LAURINDO

Non t'inghiotte la terra,

non ti fulmina il cielo?

SOLIMANO

Invitto prence

deh ti sovvenga almeno,

che lasciasti ad Argia

del tuo sangue real gravido 'l seno.

Rammentati o Selino,

che se forza mortale

a punirti non basta,

il cielo a te sovrasta;

e quanto men s'affretta

a vibrar contro i rei l'irato strale

tanto più cruda poi fa la vendetta:

sire, il cielo irritasti,

e con fede mentita

quel fior, che mai si rende, altrui rubasti.

Cangia costumi, e vita,

e se brami schivar l'angosce, e 'l danno

opra, e vivi da re, non da tiranno.

LAURINDO

O d'ingiusto signor servo fedele?

SELINO

Ben saresti, o Selino,

di real nome indegno,

se per un sol momento

raffrenassi il tuo sdegno.

Da questa mano avrai

dell'arroganza tua...

LAURINDO

Ferma. Che fai?

SELINO

Avrai bensì la morte.

SOLIMANO

Ah Selino, Selino, o cieli, o sorte?

Solimano ->

 

Scena undicesima

Laurindo, Selino.

 

LAURINDO

Or dimmi, e che risolvi?  

SELINO

Di punir chi m'offese.

LAURINDO

Col perdono l'assolvi.

SELINO

No, che troppo contese.

LAURINDO

È degno di pietade.

SELINO

Anzi di pena.

LAURINDO

Si condoni all'etade.

SELINO

D'arroganza è ripiena.

LAURINDO

Forse a tuo pro favella.

SELINO

Anzi a mio danno.

LAURINDO

Deh l'offesa cancella.

SELINO

Troppo all'ira m'ha spinto.

LAURINDO

Per amor di Dorisbe.

SELINO

Oh dio son vinto,

e nome così degno,

che m'accese d'amor smorza lo sdegno.

LAURINDO

Ahi qual gelido orrore

per le vene mi scorre?

Dorisbe adora, e la consorte aborre?

SELINO

Se mai, caro Laurindo,

amoroso desio ti punse il core,

d'un amante, che more

per bellezza crudele

ti movino a pietà l'aspre querele.

Deh racconta a colei, ch'a Cipro impera

del mio grave tormento

l'istoria acerba sì, ma però vera.

Narrali pur, ch'io sento

cangiarsi a poco a poco

tutto in gelo di morte il mio gran foco.

LAURINDO

Fortuna a che m'impieghi?

SELINO

Deh Laurindo.

LAURINDO

Non più. Soffrir conviene,

a Dorisbe risolvo

palesar le tue pene.

Per far gradite prede

dell'odorata prole

prima che mora il sole

la donzella real qui volge il piede.

Vanne, e breve soggiorno

fa' per questo giardin, sin, ch'io ritorno.

SELINO

Amico in te confido.

LAURINDO

Vanne pur, ch'io t'affido.

SELINO

Attendo le mie paci.

 

Selino ->

LAURINDO

Vanne, m'aspetta, e taci.  

E pur alfin cadesti,

superbo usurpator dell'onor mio,

nei lacci, che tendesti.

Or pagherai de' tuoi misfatti il fio

aspira pur tiranno

a novelli contenti,

ch'un amoroso inganno

punirà le tue frodi, e i miei tormenti.

Mora impudica Argia?

No no. Mora Selino,

che dell'alma mia

macchiar seppe il candore.

Non è degno di vita un traditore.

Laurindo ->

 

Scena dodicesima

Dema, Lurcano.

<- Dema, Lurcano

 

DEMA

Che le rughe nei sembianti  

siano avelli degl'amanti

son concetti

lascivetti

dei poeti d'oggi dì.

Occhi belli, onde sparì

il seren di gioventù,

non si vagheggian più, son tutte fole

se nasce è bello e non se more il sole.

IIº

Nel liceo di Taide, e Frine

poco giovan le dottrine:

più erudita,

più scaltrita

in amor è verde età.

Se svanisce la beltà,

il saper non giova più.

Quando il mio tempo fu, ben lo provai,

or, che son vecchia io non lo provo mai.

 

LURCANO

Odi bella ninfa,  

che della mercanzia,

ch'a vender più non vale

si mostra liberale.

DEMA

Sentir parmi un allocco,

mascherato da cigno,

che mi commove a riso.

Ben trovato Narciso.

LURCANO

Ecco qui Citerea,

che va cercando Adone.

DEMA

Olà taci buffone,

LURCANO

O quanti, a dirti il vero,

fanno secretamente il mio mestiero.

Ma dimmi in confidenza,

dov'è quel vago oggetto,

che ti stilla d'amore in quint'essenza?

DEMA

Amo, e son corrisposta a tuo dispetto,

LURCANO

O quanto sei ritrosa?

DEMA

Ritrosa non fui già, nemmeno avara.

LURCANO

Ma la vendetta cara.

Molte donne oggidì

con sagace malizia

si fingono ritrose

per celar i difetti, o l'avarizia.

DEMA

Certo ch'io no 'l farei.

LURCANO

Perché vecchia tu sei.

DEMA

L'avarizia donnesca

più s'avanza con gl'anni.

LURCANO

Vedi come t'inganni.

Le donne in gioventù

sono più avare affé:

ma quando invecchian più

slargan la cortesia, credilo a me.

DEMA

O che lingua mordace?

LURCANO

Ecco rotta la pace.

DEMA

Troppo sei discortese.

LURCANO

Tutt'il mondo è paese.

DEMA

Scuso la tua natura

come scema di senno, e di figura.

LURCANO

Il ver dicesti o Dema,

che la mia luna, è scema:

ma se l'occhio dell'anima non mente,

veder parmi la tua sempre crescente.

Or dimmi. E che rispondi?

DEMA

La prudenza m'insegna,

che s'un pazzo m'offende,

tal risposta si rende.

Dema ->

 

LURCANO

 

Questa Dema ha gran faccende,

tutt'il giorno lacci tende,

poi si stilla per la rabbia,

ch'un solo augel non può serrare in gabbia.

IIº

Stral d'amore in vecchie membra

sol di marzo mi rassembra,

che sebben diffonde i rai

move bensì, ma non risolve mai.

IIIº

È la donna in vecchia etade

un bel fior. Che langua, e cade,

se color un giorno muta,

marcir si lascia, e da nessun si fiuta.

IVº

Un arcier, che porta occhiali

non addrizza mai gli strali:

la faretra indarno pende,

e chi nervo non tira, arco non tende.

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Lurcano ->

 

Scena tredicesima

Dorisbe, Laurindo.

<- Dorisbe, Laurindo

 
Da diverse parti.
 

DORISBE

Vibrate pur, vibrate  

vostri dardi amorosi a mille a mille

fulminanti pupille.

LAURINDO

Stillate pur stillate

tutto il pianto, ch'amor in voi nascose

luci mie lacrimose.

DORISBE

E crescendo l'ardore,

laceratemi il core,

chi brama contenti,

li chiegga da me.

Beato non fu

nel regno d'amore

alcun più di me.

Insieme

LAURINDO

E temprando l'ardore,

ravvivatemi il core,

chi brama tormenti,

li chiegga da me.

Tradito non è

nel regno d'amore

alcun più di me.

 

DORISBE

Senti mia vita, senti  

ciò, che mi detta amore.

Già del mio grave ardore

l'istoria appien t'è nota.

Questa assai più remota,

età dell'orto real contigua stanza

in questa notte eleggo

per teco divisar notturno, e solo

la maniera più certa

di dar pace al mio cor, tregua al tuo duolo.

Tosto ch'i biondi rai

spenga nell'onde ibere il re del lume

favellarti desio;

ma non tardar, mio nume,

ch'io già mi struggo. Addio.

LAURINDO

Verrò. Poich'è a te piace,

che solo in obbedirti

trovo conforto, e pace:

ma pria, ch'a me t'involi

senti o bella i miei prieghi.

DORISBE

A te nulla si neghi.

LAURINDO

Vive il prence Selino

del tuo bel volto adorator costante;

s'a te rivolge il piede,

mostra pietosa almen, se non amante

di gradir la sua fede.

Se mirarlo t'annoia,

porgi qualche speranza al suo dolore,

ch'a un misero che more

ogni stilla d'affetto è un mar di gioia.

DORISBE

Ben sai, che l'alma mia

sol di Laurindo adoratrice, e serva

altr'amor non desia,

ma poich'il ciel destina,

ch'ogni tuo cenno a me serva d'impero,

più cortese risolvo, o men severo

volger all'infelice il mio sembiante

amico l'amerò, ma non amante.

LAURINDO

A Dorisbe mia vita

quanto quanto ti deggio?

Ecco appunto Selino. Amore aita.

 

Scena quattordicesima

Selino, Dorisbe, Laurindo.

<- Selino

 

SELINO

 

Se l'anima mia

non parla per me,

bastante non sia

la voce, ch'a te

discioglier pavento,

leggi su queste luci il mio tormento.

IIº

Un mar di martiri

sommerge il mio cor:

son venti i sospiri,

procella il dolor,

Dorisbe è lo scoglio,

leggi su queste luci il mio cordoglio.

 

DORISBE

Sallo il ciel, se mi pesa

del tuo mal, del tuo foco,

o del tracio monarca inclito erede,

consolati, ch'io t'amo,

e ciò che da te bramo,

questo de' nostri amori

secretario fedele,

ch'il mio desire intese,

potrà farti palese.

Laurindo io parto.

LAURINDO

Io resto.

DORISBE

Veggio cadente il giorno,

ogn'indugio m'uccide.

LAURINDO

A volo io torno.

Dorisbe ->

 

Scena quindicesima

Selino, Laurindo.

 

SELINO

Che portenti rimiro?  

Poc'anzi a me crudele,

ora tutt'amorosa

questa bella pietosa

la mia speme avvalora?

Forse m'ama Dorisbe?

LAURINDO

Anzi t'adora.

SELINO

Perché dunque severa

schernì la fede, e non curò l'ardore

d'un principe, che more?

LAURINDO

Perché, finte, e bugiarde

le tue fiamme credea.

SELINO

Mentir non sanno i regi.

LAURINDO

Non manca per le corti

chi de' principi ancora oscura i pregi.

Venner certi riporti

della tua fama: basta.

SELINO

Segui.

LAURINDO

Ch'a Negroponte.

SELINO

Deh che fia?

LAURINDO

T'invaghisti.

SELINO

Ohimè?

LAURINDO

Di certa Argia.

SELINO

Di chi?

LAURINDO

Sì pur d'Argia, poi la tradisti.

SELINO

Come?

LAURINDO

E dopo aver colto

dell'onestade il fiore,

volgesti altronde il piede

principe senz'onore,

cavalier senza fede.

SELINO

Mentre chi.

LAURINDO

Taci, o quante volte udii

la tua bella Dorisbe

fingersi quell'Argia

da Selino tradita,

e consumar la vita in pianti, in stridi?

Quante volte la vidi

svellersi i crini, mordersi le labbia,

batter il suolo, e dall'irato seno

sparger con di te rabbia, e veleno?

Quante volte dicea

perfido, traditore, empio, tiranno,

così manchi di fede

a chi t'adora, e crede?

Così l'onor distruggi

alle regine, e fuggi?

O mostro di perfidia,

o di letti reali

violator infame!

E non tronca lo stame

della tua vita indegna

a te stesso noiosa

Lachesi neghittosa?

Non ti saetta Astrea,

non t'affliggon l'Erinni,

non t'uccide il tuo fallo,

o prima che tradissi

la mia fé, l'onor mio,

non seppellisti, o dio,

l'anima scellerata entro gl'abissi?

Mori, superbo mori,

che le mie giuste voci, i miei martiri

son fulmini del ciel.

SELINO

Perché t'adiri?

LAURINDO

Così parla Dorisbe.

SELINO

Ma ciò, ch'a te non cale

rappresenti purtroppo al naturale.

Or dimmi, e chi l'autore

fu di queste menzogne?

LAURINDO

A te nulla rileva

già cangiato in amore

di Dorisbe è lo sdegno, e qui m'impose

aprirti del suo cor le fiamme ascose.

 

Scena sedicesima

Alceo da parte, Selino, Laurindo.

<- Alceo

 

ALCEO

Girato ho mezzo mondo  

ed appena il trovai,

ad ascoltar m'ascondo.

SELINO

Or tu m'esponi

di Dorisbe il desio.

LAURINDO

Senti, obbedisci, e taci.

Brama la regia amante

questa notte goderti.

SELINO

Oh dio che sento?

ALCEO

Questa notte goderti?

LAURINDO

Intendo, intendo. E quella scelse ad arte,

per ottener l'intento

del palagio real comoda parte.

ALCEO

Che bramo più?

LAURINDO

Spenta del dì da luce,

qui tacito ritorno; esser ti deggio

scorta fedele, e duce.

ALCEO

Non si può sentir peggio.

SELINO

Senti, che più volete?

Contenti inaspettati

ancor non m'uccidete.

ALCEO

Or sì bell'opra

a Filaura si scopra.

LAURINDO

Ben ordita è la trama.

La notte omai s'affretta.

Vanne, e riedi a chi t'ama

cauto, muto, e solingo.

SELINO

All'impresa m'accingo.

Alceo, Selino ->

 

LAURINDO

Si vinca di frode  

chi frodi nutrì,

che fede non ode

chi fede mentì.

Selino t'inganni,

speri diletti, e troverai gl'affanni.

Laurindo ->

 

Scena diciassettesima

Feraspe, Aceste.

<- Feraspe, Aceste

 

FERASPE

Così appunto il fanciullo  

nel tempio di Ciprigna

mi confuse la mente, e via se n' corse,

lasciando me della mia vita in forse.

ACESTE

Né più certa contezza

dello stato d'Argia trar ne sapeste?

FERASPE

Replicai le richieste:

ma dopo varie istanze

la mente mi nutrì

di timor, di speranze, indi fuggì.

ACESTE

E di nuovo a costui

favellar non procuri?

FERASPE

Altro ch'enigmi oscuri

dal suo dir no m'attendo.

Argia, lasso m'accora,

Dorisbe m'innamora, e non sapendo

fra due contrari affetti

a chi donar la palma,

perderò 'l senno, e l'alma.

 

ACESTE

Se brami, se speri  

di vincer la guerra,

gl'accesi pensieri

nel petto sotterra.

FERASPE

Ma che pro?

Amar non deggio, e disamar non so.

ACESTE

Bendato è l'arciero,

ma vede qual lince,

nemico sì fiero

fuggendo si vince.

FERASPE

Ma che pro?

Sperar non deggio, e disperar non vo'.

Aceste, Feraspe ->

 

Scena diciottesima

Lurcano, Atamante, Filaura, Alceo.

<- Lurcano

 

LURCANO

 

Maledette le spie, e chi li crede.

Parla a Filaura Alceo, Filaura al re:

questo solleva il ciglio:

a secreto consiglio

s'accordan tutti tre.

Qualche gran mal succede.

Maledette le spie, e chi li crede.

IIº

Van certi colli torti or qua, or là

spiando le persone.

Dicessero al padrone

almen la verità.

Il re qui volge il piede.

Maledette le spie, e chi li crede.

 

<- Atamante, Filaura, Alceo

ATAMANTE

Ed è ver ciò che narri?  

ALCEO

Alceo l'udì.

Dimmi non è così?

LURCANO

Per testimonio ohibò

Alceo servir non può.

ATAMANTE

Quando l'udisti?

ALCEO

Poc'anzi.

ATAMANTE

E dove fu?

ALCEO

Giusto colà.

ATAMANTE

E Dorisbe sentì?

ALCEO

Questo non so.

ATAMANTE

Qual stanza gl'additò?

ALCEO

Questa ch'è qua.

LURCANO

Che diavolo sarà?

ATAMANTE

Ma come alfine

fu concluso l'accordo?

ALCEO

Volea, se mi ricordo,

Dorisbe con Selino

giocar mezza la notte a sbaraglino.

LURCANO

Selino è ben persona

da far al re di Cipro

germogliar la corona.

ATAMANTE

Infelice Atamante?

A che respiro più,

se congiuran lassù

tutti gl'altri a mio danno?

LURCANO

Buona notte, buon anno.

ATAMANTE

Amici il tutto intesi,

altronde il piè volgete,

e ciò, ch'a me narraste

obliate, o tacete.

FILAURA

Obbedisco. Or impari

a macchinar Laurindo imprese oscene,

se i diletti sprezzò, provi le pene.

ATAMANTE

Tu pur anco o Lurcano

parti alla reggia, ed in mio nome impera.

Che qui ne vegna a volo

della guardia real tutta la schiera.

LAURINDO

Ad obbedirti io volo.

Nova moda di Fiandra:

or ch'il gregge fuggì, serra la mandra.

 

Filaura, Alceo, Lurcano ->

ATAMANTE

Che fo? Che penso? Che risolvo? A quale  

abisso di sciagure orbi rotanti

conducete i regnanti?

Perché stella fatale

darmi porpora al seno, e trono al piede,

scettro alla destra, e diadema al crine,

se macchinar volevi

con le grandezze tue le mie ruine?

Ma già spiega la notte

caliginoso il manto, in questi orrori

voglio nascosto, e solo

osservar gl'altrui falli, e i miei rossori;

poi con orrido scempio,

in tribunal severo,

farò, ch'al mondo intero

la giust'ira d'un re serva d'esempio.

Atamante ->

 

Scena diciannovesima

Selino, Laurindo, Dorisbe.

<- Selino

 

SELINO

 

Perché non volate

oziosi momenti?

D'amor i contenti

tardando fermate.

Per trarmi d'affanni,

dall'acceso amor mio prendete i vanni.

IIº

Voi taciti orrori

più cari del giorno,

coprite d'intorno

del cielo i splendori.

Per trarmi di duolo,

dall'acceso amor mio prendete il volo.

 

<- Laurindo

LAURINDO

Odi l'ingrato amante  

com'è pronto agl'inganni?

Pur vi giungesti, o troppo

diligente a' tuoi danni.

SELINO

Udir parmi Laurindo.

LAURINDO

Selino?

SELINO

O mio fedele, ecco ti bacio.

LAURINDO

Ferma. Non è più tempo.

SELINO

Ov'è Dorisbe!

LAURINDO

Taci, e segui il mio piede.

SELINO

È cieco amor, eppur di notte ci vede.

 

<- Dorisbe

LAURINDO

Mia regina ove sei?  

DORISBE

Da te non lungi

splendor degl'occhi miei.

LAURINDO

Deh taci o bella, e questi

complimenti amorosi

riserba ad altri tempi.

 

Scena ventesima

Atamante, Dorisbe, Selino, Laurindo.
Soldati, e Paggi con torce.

<- Atamante, soldati, paggi

 

ATAMANTE

Prendete, olà, quegl'empi.  

DORISBE

Oh dio: son morta.

ATAMANTE

E nelle più secrete

carceri di sotterra

la sacrilega figlia, i rei malvagi

separati chiudete.

SELINO

O tradita speranza?

DORISBE

O sorte infida?

DORISBE E SELINO

Lascia, ch'il duol m'uccida.

LAURINDO

Purché mora Selin, vita non curo.

DORISBE

Dunque senza pietà?

ATAMANTE

Vanne impudica,

e fra martiri orrendi

da lugubre imeneo le nozze attendi.

E voi barbari indegni

gite a pagar di vostre colpe il fio.

LAURINDO

Non pavento i tuoi sdegni.

DORISBE

O cieli?

SELINO

O stelle?

DORISBE E SELINO

O dio?

paggi, Dorisbe, Selino, Laurindo, soldati ->

 

Scena ventunesima

Atamante.
Coro di Fantasmi che ballano.

 

ATAMANTE

Agitatemi pur furie d'abisso,  

e tu vindice dèa

la rocca del mio core

a sostener t'affretta.

E con tromba d'onore

chiama i spiriti offesi alla vendetta

che più, lasso, m'avanza

di male in questa vita,

s'io non perdo la vita, o la costanza?

Che m'involi la sorte

Lucimoro mia prole,

che m'atterri la morte

Doricrene il mio sole,

ch'un peregrino infido

mi calpesti l'onore

era per mia sciagura in ciel prefisso.

Agitatemi pur furie d'abisso.

Io monarca? Io felice?

Io son uomo? Io son re? Mente chi 'l dice.

Son l'ombra di Atamante,

son l'anima d'Oreste,

fantasma d'un regnante,

larva d'un infelice,

spettro d'un re tradito,

oggetto delle furie,

ch'inseparabilmente

mi circondano il fianco.

Oh dio, chi mi soccorre! Io moro. Io manco.

 
Ballano i Fantasmi poi si nascondono.

<- fantasmi

 

ATAMANTE

Quai fantasmi rimiro?  

Quai sogni tormentosi

turbano fra quest'ombre i miei riposi?

Trovo sognando il figlio

e dopo, ahi che martire?

Lo condanno a morire?

Questi son dunque i sonni,

dopo un infausto die,

che dispensano a me le notti mie?

Di quai sogni favello?

Anco vegliando errai,

sognar non può chi non riposa mai.

Onor, sorte, destino,

figlio, Cipro, Dorisbe,

regnanti, che vivete

mirate, ed apprendete

dal mio dolor profondo

le vicende terribili del mondo.

 
Seguono il ballo, e poi volano.

fantasmi ->

 

Fine (Atto secondo)

Prologo Atto primo Atto secondo Atto terzo

Il tempio di Venere.

Atamante, Dorisbe, Dema
 

Insomma non si può

Atamante, Dorisbe, Dema
<- Venere
Atamante, Dorisbe, Dema
Venere ->

Ch'io no 'l perda per sempre o no 'l uccida?

Dorisbe, Dema
Atamante ->
Dorisbe, Dema
<- Laurindo

Se quella dèa sì bella

Dorisbe, Dema, Laurindo
<- Feraspe

Quel vecchio grido, che dai Mori agl'Indi

Laurindo, Feraspe
Dorisbe, Dema ->

E qual affar le piante

Feraspe
Laurindo ->
Feraspe ->

Appartamenti di Filaura.

Alceo
 

Appena un breve sonno

Alceo
<- Atamante, Filaura

Qual contento o mia bella

Filaura e Alceo
Chi gode felice
Alceo, Filaura
Atamante ->

Pur alfin si partì

Alceo, Filaura ->
<- Laurindo

E pria ch'il sol tramonte

Laurindo ->

Giardino con vista del palazzo reale.

Selino, Solimano
 

Qual tirannico laccio

Selino, Solimano
<- Laurindo

Temerario ammutisci

Selino, Laurindo
Solimano ->

Or dimmi, e che risolvi?

Laurindo
Selino ->

Vanne, m'aspetta, e taci

Laurindo ->
<- Dema, Lurcano

Odi bella ninfa

Lurcano
Dema ->
Lurcano ->
<- Dorisbe, Laurindo
Dorisbe e Laurindo
Vibrate pur, vibrate

Senti mia vita, senti

Dorisbe, Laurindo
<- Selino
Laurindo, Selino
Dorisbe ->

Che portenti rimiro?

Laurindo, Selino
<- Alceo

(Alceo da parte)

Girato ho mezzo mondo

Laurindo
Alceo, Selino ->
Laurindo ->
<- Feraspe, Aceste

Così appunto il fanciullo

Aceste e Feraspe
Se brami, se speri
Aceste, Feraspe ->
<- Lurcano
Lurcano
<- Atamante, Filaura, Alceo

Ed è ver ciò che narri?

Atamante
Filaura, Alceo, Lurcano ->

Che fo? Che penso? Che risolvo?

Atamante ->
<- Selino
Selino
<- Laurindo

Odi l'ingrato amante

Selino, Laurindo
<- Dorisbe

Mia regina ove sei?

Selino, Laurindo, Dorisbe
<- Atamante, soldati, paggi

Prendete, olà, quegl'empi

Atamante
paggi, Dorisbe, Selino, Laurindo, soldati ->

Agitatemi pur furie d'abisso

Atamante
<- fantasmi

(i fantasmi ballano, poi si nascondono)

Quai fantasmi rimiro?

(ballo di fantasmi, poi volano)

Atamante
fantasmi ->
 
Scena prima Scena seconda Scena terza Scena quarta Scena quinta Scena sesta Scena settima Scena ottava Scena nona Scena decima Scena undicesima Scena dodicesima Scena tredicesima Scena quattordicesima Scena quindicesima Scena sedicesima Scena diciassettesima Scena diciottesima Scena diciannovesima Scena ventesima Scena ventunesima
Mare, e porto. Mare, e porto con vista della fortezza di Salamina. Cortil regio. Il tempio di Venere. Appartamenti di Filaura. Giardino con vista del palazzo reale. Logge, e prigioni. La città di Salamina. Anfiteatro per combattere.
Prologo Atto primo Atto terzo

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