Atto primo

 
Notturna illuminata.
Campagna ingombrata da biade, viti, e capanne.
Si vede nel cielo fiammeggiare una cometa di sangue, con ritorto, e lungo striscio.
 

Scena prima

Ad un invito di trombe accompagnato dagl'istrumenti musicali comparisce Attila sopra maestoso carro, tirato da molti re coronati, e schiavi, tra quali evvi al giogo Teodorico. Alfieri, che spiegano varie, e nemiche bandiere. Soldati, che portano fanali, e lumiere accese. Esercito vandalo, e Oronte, che invita le trombe.

 Q 

<- Attila, re coronati, schiavi, Teodorico, alfieri, soldati, esercito, Oronte

 

ORONTE

Trombe vandale,  

squarciate l'aria,

fendete l'etera,

col suon guerrier.

Già 'l cielo rimbomba,

già trema la terra,

già fuor de la tomba

escon l'ombre de i re trafitti in guerra.

 

 

O voi, ch'ergete all'aria,  

d'increspati volumi ondante nembo,

de le predate insegne

si vesta 'l suolo, e sovra lor passeggi...

 

 

Quel piè terribile

che con orribile

stupor profondo

scuote gl'abissi, e fa tremar il mondo.

 
Qui dagli Alfieri vengono spiegate a terra le bandiere, sopra le quali Attila da lontano si porta col carro.
 

ATTILA

Or, che cento corone,  

pallide per terror, servon di rote

al carro d'or del vincitor del mondo:

or che legate a l'asse

del gran plaustro di gel tragge Boote,

la Pannonia sconfitta,

debellata la Gallia;

perché sotto 'l mio braccio Italia ancora

cada con Aquileia

vengo armato dal Tanai; ed è ben giusto,

ch'al fiero suon de' bellici metalli,

cedan la piume, e 'l nido,

al gotico aquilon, l'aquile, e i galli.

 

ORONTE

Di tua spada al lampo orribile,  

la lupa di Romolo,

i colli d'Ausonia,

tremino,

cadano,

gelino,

e avvampino.

 

ATTILA

L'orbe latin mi farà trono al piede,  

e Onoria la vezzosa,

c'ha 'l cieco dio ne la pupilla arciera,

sarà cinta d'alloro

de l'Ercole sicambro Onfale altera.

Di sì audaci tifei lo stuol tremante

or qui serva di terra a le mie piante.

ORONTE

S'incurvi 'l mondo al gotico tonante.

 
Mentre Attila preme il dorso degli Schiavi Teodorico a cui tocca prostrarsi dice:

TEODORICO

(Teodorico no 'l soffra.) In van presumi

su queste regie terga

stampar orme di fasto empio tiranno.

 
Scende Attila.
 

ATTILA

Temerario chi sei, tu, che sì audace

nieghi al piè del tuo dio chinar la fronte?

TEODORICO

Folle desio t'invoglia

di saper ch'io mi sia, tu, che superbo

con guerra ingiusta usurpi i regni altrui:

saprai qual son, se tornerò qual fui.

ATTILA

Del Giove dei monarchi al fiero aspetto

sì baldanzoso? Olà; pira fumante

mandi in polve 'l fellon; trovi la bara,

mentre asconde la culla:

chi fu nulla nel mondo or torni in nulla.

TEODORICO

Mostro di crudeltà, nume d'abisso.

 
Teodorico viene condotto via da' Soldati.

Teodorico, soldati, re coronati, schiavi ->

 

ATTILA

Voi del nevoso ciel fiamme guerriere;  

su, struggete incenerite,

arda 'l vomero, e 'l bifolco,

pianga Bromio in su la vite,

strida Cerere nel solco...

 
Segue il devasto.
 

alfieri, esercito ->

ATTILA

Goto vulcano, e desolata, ed erma

renda l'empia Aquileia.

 
Da un lato della scena in lontano esce Filistene, aruspice, che tiene una sfera celeste nella mano.
 

Scena seconda

Filistene, Attila, Oronte.

<- Filistene

 

FILISTENE

Attila ferma:  

ferma 'l superbo piede

terror de i re, distruggitor de l'orbe:

e qui d'un uom, che da l'eterne menti

a non mentir apprese, odi l'accenti.

ORONTE

Al mento irsuto, al lungo manto, al crespo

ruvido velo, a la rotante sfera

tratta stelle, e pianeti.

ATTILA

O di cava terrena

talpa uscita a la luce, insano aborto

di stolida natura;

che favelli? Chi sei? Qual de l'abisso

tenebrosa voragine profonda

ti vomitò da la tartarea sponda?

FILISTENE

Un uom son io; ma de gli dèi compagno

rade volte con l'uom siedo, e ragiono:

Filistene m'appello; e quel che vedi

colà cinto da lauri antro frondoso,

che di quel colle erboso

ne le visceri alpestri

anco di mezzo giorno asconde l'ombre,

è mio ricetto, e nido: i torvi aspetti

de le stelle, e di Cintia, e degl'orrendi

portentosi vapori, astri criniti

noti mi son, su questo globo errante

giran le sorti umane, e a me sol lice

ne gl'alberghi de l'orto, e dell'occaso,

parlar col fato, e interrogare il caso.

ATTILA

Tumido esplorator del firmamento,

di quelle cifre vane

folle rilevator vaticinante,

dimmi: del nostro brando,

che parlan gl'astri, e 'l mio rival tonante?

FILISTENE

Mira là su quella crinita vampa,

speglio a quel re, che di pietà si spoglia:

de lo striscio di foco

il funesto presagio intento ascolta,

pria che dal mar d'Atlante

sorga fosforo acceso.

 

Scena terza

Liso conduce molti incatenati Prigioni tra' quali vi sono Onoria e Torismondo.

<- Liso, prigionieri, Onoria, Torismondo

 

LISO

Alto regnante  

l'invitto duce Arsate

offre per Liso 'l servo

i trofei del suo braccio a le tue piante.

ATTILA

Vengane a me dei prigionier la turba.

Va a sedere sovra ad un cumulo di trofei e segue:

 

E qui giuri adorar su questa spada,

che universo regge,

novo dio, nova fede, e nova legge.

 
Suonano le trombe, e i Prigionieri in ordinanza vanno a baciar la spada ad Attila, il quale all'or che passa Onoria con Torismondo segue, poi sorge:

ATTILA

Fermati, o donna, dimmi,  

qual astro pellegrin qui ti condusse?

ONORIA

(Mentir qui giova.) Sire,

vaga sol di veder quant'ombra stende

sui regni de la terra

con l'algoso tridente 'l dio de' mari

lasciai de l'alba i lidi, e al sol più volte

l'etra con tante faci

quante nel grembo ha scintillanti stelle

celebrò i funerali.

Io de l'eroe, che con due marmi eretti

a l'ultimo Nettun due scogl'accrebbe,

toccai le mete: vidi

la tremola del faro

lampada luminosa, il sol di Rodo,

l'efesio tempio, il mausoleo, l'eccelse

babiloniche mura; e del famoso

Giove d'Olimpo, e de la vasta Menfi

ben favellar potrei; ma in fin di quanti

miracoli de l'arte 'l mondo ostenta,

sol perché 'l mondo cada,

la maggior meraviglia è la tua spada.

ATTILA

Femmina, assai dicesti.

ORONTE

(Portò da l'orto in bianche luci i gigli.)

Deh; di costei, che da l'adulto polo,

trasse acerbo destino a queste arene,

a la mia fede, o sire

dona, e vita, e catene.

(va scemando il raggio, e sparendo la cometa)

ATTILA

Al tuo valor Oronte  

costei sol si riserbi.

Facciano di chi resta, aspre vendette,

sferze, fiamme, flagelli, archi, e saette.

ONORIA

Deh gran nume del mondo; or questi ancora,

ch'è a me german, togli d'orrenda Cloto

al crudo acciar pesante.

(Col nome di german celo l'amante.)

ATTILA

Serva a l'uso del campo.

ORONTE

Ne' miei alberghi costei Liso conduci.

(Sta la zona di foco in quelle luci.)

 

Liso, Onoria ->

ATTILA

Seguimi o Filistene; e altrove serba

de i celesti portenti

narrar l'alto presagio.

FILISTENE

(Sferza de' regi è di cometa 'l raggio.)

 

ATTILA

Al mio brando resister chi può?  

S'al fulgor de l'acciar fulminante

reso pallido, e tremante

da comete anco 'l cielo s'armò?

Al mio braccio resister chi può?

Attila, Oronte, Filistene, prigionieri ->

 

Scena quarta

Torismondo solo.

 

 

Che farai Torismondo? Amor fortuna  

ti trascinar barbaramente al laccio,

da l'iperboree balze orrido scende,

qual sciolto a rai del portator del giorno

cade gonfio torrente

d'alpino gel precipitoso figlio,

il folgore de' goti: arde la Senna,

di lucida empietà fatta teatro;

con la madre piangente

volo al Tebro famoso; ivi d'Onoria

m'impiaga 'l volto; ella si strugge, aborre

d'Attila l'empie nozze, io spalmo un legno,

rubo l'Elena a Roma, Eolo, e Nettuno,

frange 'l pino volante, in picciol legno

ci spinge a queste arene, e a l'or, ch'orrenda

fra tenebre vaganti

notte caliginosa 'l mondo invoglie.

Ciò che mi dice Amor Marte mi toglie.

 

Amo il cielo d'un vago sembiante  

che mi porge i respiri di vita:

altri pure di stella crinita

fugga 'l raggio la su sfavillante,

ché tra i lampi d'un crine, ch'è d'oro

in sì bel cielo io le comete adoro.

 

Torismondo ->

 

Scena quinta

Sala regale in Aquileia.
Irene. Desba, che sopravviene.

 Q 

Irene

 

IRENE

Ride Febo con labbro vezzoso,  

e 'l suo riso 'l cielo indora:

vaga aurora

dal grembo odoroso

coglie rose, e 'l crin gl'infiora.

Così al raggio luminoso

di quel dio, ch'uscì dal Gange,

ride 'l ciel, ride 'l mondo, e Irene piange.

 
(Desba sopravviene)

<- Desba

DESBA

Reina, infausti casi.  

IRENE

Desba fida nutrice, ahi che rapporti?

DESBA

Onoria 'l sol de l'aquile romane,

la germana d'Augusto,

ch'al goto re si destinò in isposa,

poiché fuggì da l'Aventin frondoso,

ne l'italica Teti

ebbe morte ne l'acque, e tomba ondosa.

IRENE

Ora del Tebro è vacillante il soglio.

DESBA

Fuggiam da questo cielo, ove di guerra

sorge sanguigno nembo.

Stanca 'l destin chi 'l fugge, in vario clima

gl'altri han vario l'aspetto, e muta forte

chi cangia terra.

 

Del tuo volto a la beltà  

serto d'oro non mancherà.

Se d'Ebe vezzosa

la mano di rosa

su guancia gentile

di fior non caduchi ti sparge un aprile,

per te Menfi ancor tratta aghi vermigli:

perdesti Francia, e non perdesti i gigli.

 

IRENE

Non opra il cielo a caso, e le grand'alme  

protette son da chi sovrasta a i regi.

Eccelse moli

volge novo Archimede

il pensiero regal, segui 'l mio piede.

DESBA

Dove così veloce?

IRENE

Al campo goto;

colà tra ferrei ceppi avvinto geme

Teodorico 'l mio sposo.

DESBA

Ferma, certo è 'l periglio.

IRENE

Un disperato cor non vuol consiglio.

DESBA

E la vita?

IRENE

Che valme?

Vita che è poco grata

è un rifiuto di morte.

DESBA

Ma qual sogna la mente eroico inganno?

IRENE

Ne l'alte imprese 'l favellar è danno.

 

Speme dolce, cara speranza  

non mi lasciar morir.

Il tuo verde sia lampo di stella,

sia del faro la facella,

che il mio cor nel pianto assorto

guidi al porto

del gioir.

Irene, Desba ->

 

Scena sesta

Valentiniano viene leggendo un foglio, è seco Massimo con una spada fumante di sangue.

<- Valentiniano, Massimo

 

VALENTINIANO

Oronte?  

MASSIMO

Oronte.

VALENTINIANO

D'Attila 'l duce?

MASSIMO

Ei quella carta scrisse.

VALENTINIANO

A te l'invia dal campo?

MASSIMO

In questo punto; e come 'l foglio impone

cadde l'incauto araldo,

per quest'acciar, ch'ancor di sangue è caldo.

VALENTINIANO

«Da un sol mio cenno 'l campo tutto or pende:

teco nell'antro opaco

sotto 'l forte di Cina or venga augusto:

con ambo sol io stabilir intendo

risoluta congiura: a voi non tolga

breve indugio fugace,

gran trionfo, gran preda, eterna pace.

Tu 'l messaggiero.» Intesi.

Massimo, e che consigli?

MASSIMO

Del vandalo Titano a l'empie scosse,

pria, che cada Aquileia

alto signor ti porge 'l crin la sorte:

se l'italo Nettun tolse Onoria,

t'offre Marte nel campo alta vittoria.

VALENTINIANO

Cesare fra tiranni

non de' fidar sé stesso.

MASSIMO

Cesare può temer? fra finte spoglie

a' tuoi romani, ed a nemici ignoto

meco verrai: se scorgerò, ch'a l'opra

sia 'l favellar conforme,

ti scoprirò ad Oronte! amica sorte

giova a gl'audaci, e a spaventar un campo,

che di barbare insegne 'l polo ingombra,

d'un monarca latin sol basta l'ombra.

VALENTINIANO

Vadasi, e prendi amico.

(gli torna la carta)

 

A la tua fede

fido cesare, e Roma.

MASSIMO

Oggi rechi un trionfo al Campidoglio,

di verdi lauri in su le soglie un foglio.

 

VALENTINIANO

Primo dio, ch'al sol errante  

col tuo ciglio insegni 'l moto;

tu, ch'in trono d'adamante

poggi su l'ale ad aquilone, e a noto:

contro un Sisara spietato

arma pur in oriente

d'alti rai schiera lucente;

e provi nel rigor di tue facelle

il flagello del ciel sferza di stelle.

Valentiniano ->

 

Scena settima

Massimo solo.

 

 

Vanne o cesare indegno, infame augusto;  

questa carta mendace,

e una candida nube,

che ti minaccia i folgori di morte.

Costui, ch'empio lascivo,

ne la reggia latina

il sesto fu della Lucrezia mia

per la mano d'Oronte,

che già m'attende in solitario speco;

avrà in brev'ora 'l piè di ceppi onusto:

al traditore, il tradimento è giusto.

 

Su l'altar de la vendetta  

un augusto io svenerò.

Al gran nume de l'onore

sarà vittima 'l suo core,

e del sangue 'l lavacro io formerò.

 

Massimo ->

 

Scena ottava

Fortificazioni del campo d'Attila, nel mezzo alta catasta.
Torismondo, con molti, tutti con faci accese nella destra.

 Q 

<- Torismondo, altri

 

TORISMONDO

Speri invano o mio cor libertà,  

se d'amor prigioniero sei tu.

Bella guancia di cinabro,

bruna chioma, e rosso labro,

bianca fronte, e nero ciglio,

sen di latte, e man di giglio,

poser l'alma in servitù.

Sfondo schermo () ()

 

 

Di face ardente al lagrimoso raggio  

son Meleagro amante:

tratto le fiamme, ed ho una Troia in petto;

e con face di morte; or da catene

barbaramente cinto,

celebro gl'epicedi al regno estinto.

 
Oronte che conduce Teodorico catenato, custodito da Guardie.

<- Oronte, Teodorico, guardie

 

ORONTE

Fumi l'alta catasta, e in cento fiamme,  

istrice portentosa

cento strali di foco

scagli d'un empio a lacerar le membra.

TORISMONDO

(Questi o fortuna il genitor mi sembra.)

 
Teodorico va al rogo; gl'incendiari accendono la catasta, e Torismondo sta immobile osservando Teodorico, che segue.
 

TEODORICO

Rogo ardente, ove s'aggira  

sol per me fiamma rotante;

vien quest'alma agonizzante

qual fenice a' tuoi splendori:

sarò Alcide in su la pira,

sarò Curzio in fra gl'ardori.

 

TORISMONDO

(Ah sì, ch'è Teodorico.)  

Fermate empi ministri.

TEODORICO

(O dèi, che miro.)

 
Getta a terra la face, e corre ad abbracciar Teodorico.

TORISMONDO

(O dolce padre.)

TEODORICO

(O Torismondo, o figlio.)

ORONTE

Allontanati audace.

TORISMONDO

Ei di qual colpa?

ORONTE

Taci,

vadasi al rogo.

TORISMONDO

O dio, fermate.

TEODORICO

Lascia,

o cavalier pietoso,

che famelica stampa

un ludibrio del fato omai divori,

né m'estingua 'l tuo pianto i vivi ardori.

TORISMONDO

Concedi almen, che su quel volto io stampi

gl'ultimi baci. (O dolce padre.)

TEODORICO

(O figlio.)

S'abbracciano, tenendosi così stretto l'uno all'altro che non più Torismondo lascia il padre.

ORONTE

Scostati, e 'l reo s'abbruci.

TORISMONDO

Del radamanto goto

o furia esecutrice in darno tenti

toglier la linea al centro.

Sciolga sol questo nodo

d'atropo 'l ferro, o pullulante fiamma

il nostro sangue beva.

ORONTE

Sì temerario? ambo nel vasto seno,

di quell'orrendo Mongibello ardente

scagliati. Amor, che veggo;

qui dov'alza Vulcano ardor fumante,

or la Venere mia porta le piante.

 

Scena nona

Onoria condotta da Liso.

<- Onoria, Liso

 
Al comparir dell'amante lascia Torismondo il padre e piange.

LISO

La gentil prigioniera  

eccoti, o mio signore.

ORONTE

(Roghi più ardenti ha in que' begl'occhi amore.)

ONORIA

Torismondo, che piangi?

Egli sospirando la guarda, e dirottamente piange.
 

ORONTE

Odi o vezzosa

madre d'amor, del prigionier dolente,

ch'in su quell'Etna acceso

de' spirar l'alma Encelado superbo,

il tuo german la dubbia vita or chiede.

Sappi, ch'io da' tuoi rai moro trafitto;

se a l'ardor mio prometti

refrigerio di nevi entro quel seno

estinguerò la vampa.

LISO

(È preso al laccio.)

ONORIA

(Tradirò l'idol mio!) More s'è giusto.

ORONTE

(La generò Medusa.)

TORISMONDO

(Tiranna fedeltà.)

ORONTE
(a Torismondo)

Tu del guerriero

s'oggi la vita apprezzi:

fa', che costei con le sue chiome vaghe

al ferito mio cor fasci le piaghe.

TORISMONDO

(Lasso, che far degg'io!)

ONORIA

(Che dirà mai!)

Torismondo guardando il padre, poi l'amante, sospirando segue tra sé.

TORISMONDO

(Padre, mia vita, o dio.)

ONORIA

Arda il fellon.

TORISMONDO

Ah no, duce t'arresta.

Bella, ad eroe sì invitto

dona i tuoi sguardi, e viva amante amato.

(Mio cor sei morto.)

ONORIA

(Ah ingrato.)

Onoria mai guarda Oronte, che segue.

ORONTE

Sì cruda ancor?

ONORIA

T'aborrirò in eterno.

ORONTE

Perfida io parto, e te qui lascio, e pensa,

ch'ad un amor schernito

succederà la forza; io quivi intanto

sospendo 'l foco,

(a Torismondo)

e tu dà legge al pianto

Liso, teco rimanga.

LISO

Son Argo fido.

TEODORICO

Il tormentato io sono.

ORONTE
(a Torismondo)

Fa', che si renda, e 'l prigionier ti dono.

Teodorico ->

 

Scena decima

Onoria. Torismondo sospiroso, non la guarda. Liso.

 

ONORIA

Occhi neri, ma traditori  

son ministri di crudeltà;

tardi imparò o nume de' cori,

ch'in due mori

non regna pietà.

 

 

Ah Torismondo;  

che risolvi?

TORISMONDO

Non so.

ONORIA

L'angue del Nilo

piange chi ancide, e di frequente stilla

l'incessante cader rompe la selce;

tu pietoso spietato, a chi uccidesti

dal tributo di pianti, e del destino,

che di core caucaseo anco è più duro

il tuo grondante ciglio;

più impetrisce il rigor: pianto non giova

per addolcir la sorte.

TORISMONDO

Non può darmi consiglio altri che morte.

 

ORONTE

Fin che lampo d'amica stella  

vedrò in cielo a sfavillar

fortuna perfida voglio sperar.

Cieca diva su globo instabile,

ell'è un Proteo sempre variabile

sol costante nel cangiar.

(parte)

Oronte, Torismondo, guardie, altri ->

 

Scena undicesima

Irene, Liso, Onoria, Desba.

<- Irene, Desba

 

IRENE

Deh amico tu, se di straniera errante  

l'infelice destin pietà ti move:

guidami là, dove di Telo armato

tuona 'l gotico Giove.

LISO

Terminerai de la tua vita i giorni.

DESBA

Siam spedite o signora.

ONORIA

Se pur molesta i' non ti sono, e scusa

l'importuno desio, tra l'armi gote

qui chi ti spinse?

IRENE

Amore.

ONORIA

Barbaro dio.

IRENE

Te ancora

forse piagò questo fanciul bendato!

ONORIA

Segno beltà, ch'in questo campo geme

tra catene di ferro, e pur tra gl'ostri

regio natal sortì.

IRENE

L'ardir perdona:

e donde nacque?

ONORIA

Ei ne le gallie estinte

ebbe fascie di gigli.

IRENE

(Amor, che sento,

ne le gallie!)

ONORIA

(Si turba!)

IRENE

(Regio natal!)

ONORIA

(Non parla!)

IRENE

(Fascie di gigli!)

ONORIA

(E 'l guardo,

volge ver di me sdegnoso!)

IRENE

(E in questo campo,

entro ferro tenace

ha incatenato il piè!)

ONORIA

(Sospira e tace!)

IRENE

(Questi è l'idolo mio.) Dimmi, tu forse

di Teodorico il...

DESBA
(piano a Irene)

Taci,

non palesar lo sposo.

ONORIA

(Intendo 'l resto:

di Teodorico il figlio

seguir volea.)

IRENE

(De la rivale ardita

improvviso rossor tinge 'l sembiante.)

ONORIA

La giurerei di Teodorico amante.

Insieme

IRENE

La giurerei di Torismondo amante.

 

LISO
(ad Onoria)

Vieni, che più.

IRENE

Ti seguo.

LISO

Or tu rimanti.

Per condurti a gli scempi

carnefice non sono;

ma s'al campo desii volger i passi:

quest'è 'l sentier dov'a la morte vassi.

 

IRENE

Da lo strale di gelosia  

è ferita quest'alma mia,

né più spera trovar pietà,

mi tormenta con la sua face:

quest'è l'aquila vorace

ch'il mio core squarciando va.

Occhio nero, e bianca fé,

non ben s'accordano,

tradite veneri

credete a me.

Lampo estivo è bionda età,

fior in stelo è gioventù,

perch'è fior, che presto va,

di Narciso la beltà

in un fior cangiata fu.

 

Irene, Liso, Onoria, Desba ->

 

Scena dodicesima

Padiglione regale d'Attila.
Escono Attila, e Filistene.

 Q 

<- Attila, Filistene

 

ATTILA

Dunque femmina imbelle  

de l'altera Aquileia

remora fia de i vandali trionfi?

E troncherà, qual temeraria parca,

vita, e vittoria al vincitor monarca?

FILISTENE

Così nel soglio immenso

de l'ampio ciel malignamente scrisse,

avvampando l'armigero pianeta,

con la penna d'un raggio,

luminoso spavento, astro cometa.

ATTILA

E non son io quell'Attila feroce

ch'impone legge al folgore di Giove?

Su del mio campo

nembi fulminatori, invitti aiaci.

Aquileia si strugga; e 'l primo scempio

cada sovra quel sesso,

ch'è la preda più vil: si scordi Marte

de le veneri amiche, e madri, e figlie,

e fanciulle nascenti.

 

E chi sarà del nascimento in forse,  

si svisceri,

si laceri,

e fra gli orridi scempi funesti,

ne la strage di tutti una non resti.

 

Scena tredicesima

Liso, Attila, Filistene.

<- Liso

 

LISO

Signor, donna nemica  

audacemente chiede

al vandalico re baciar il piede.

FILISTENE

(Tra le fauci d'un mostro

porta la vita.)

ATTILA

Forse fia d'Aquileia: a tempo arriva.

Venga' miei fidi arcieri,

su, s'incocchino i dardi, e di qual tempre

d'Attila sian gli sdegni,

oggi la prima a la seconda insegni.

 

Perché donna è la fortuna,  

su la rota inchioderò;

e a miei danni se strali aduna

con i suoi strali ferirla anco saprò.

Sfondo schermo () ()

Liso ->

 

Scena quattordicesima

Irene, Attila, Desba.

<- Irene, Desba

 

IRENE

De l'artica Giunon folgore ardente,  

tu, che sin là dal Boristene algente

al germanico Reno

lasciasti in lunga striscia orme di foco:

ad afferirti i' vengo,

consorte, e fede, e vassallaggio, e regno.

ATTILA

(Consorte, e fede, e vassallaggio, e regno!)

IRENE

(Arridano le stelle al gran disegno.)

ATTILA

Si ritiri ciascun.

FILISTENE

(Le assista 'l cielo.)

DESBA

(In grotta orrenda io mi nascondo, e celo.)

Filistene, Desba ->

 

Scena quindicesima

Restano Attila, Irene.

 

ATTILA

Segui? Parla! che chiedi? a che venisti?  

IRENE

Arbitro de la terra, ecco a i tuoi piedi

la fida Onoria.

ATTILA

Sorgi.

Che favelli d'Onoria?

IRENE

Io la germana

del romano imperante.

 

Quella son, che per legarmi  

a quel braccio, ch'il mondo espugnò;

tra procelle, e monti d'acque

scogli, e sirti non curò;

teco in fine oggi cinta di mirti,

in caro nodo m'allaccerò.

 

ATTILA

(Dei cesari la stella

le fiammeggia sul ciglio.) Or come arrivi

tra 'l fragor di Bellona?

 

Scena sedicesima

Oronte, detti.

<- Oronte

 

ORONTE

Sire, predai nel campo  

l'imperator di Roma.

ATTILA

Valentiniano.

IRENE

Ahi sorte.

ATTILA

Venga: mia bella Onoria

non ti turbar; il tuo fratello augusto

godrà per te, di regia fede in pegno,

e vita, e pace, e libertate, e regno.

Quinci non intanto

dal guardo mio si porta.

IRENE

(Se non m'aita amico ciel son morta.)

ATTILA

Non vuol ragion, che d'amorosa donna

tra due porpore invitte entri una gonna.

 

Nel campo amoroso d'un seno di latte  

spiega Amore 'l vessillo d'un crine:

con le schiere de' sguardi combatte,

e apporta al mio core battaglia, e ruine.

Oronte, Irene ->

 

Scena diciassettesima

Valentiniano incatenato. Massimo, detti.

<- Valentiniano, Massimo

 

VALENTINIANO
(piano a Massimo)

Massimo siam traditi.  

MASSIMO

Oronte è 'l traditor. (Scampo non trova.)

 

ATTILA

Cesare sei mia preda: or teco in campo

formin trono al mio piè cento monarchi;

non ti doler del tuo destin protervo,

che ne 'l mondo chi è re d'Attila è servo.

VALENTINIANO

Piacque a i cieli, o altisonante goto,

dar sepolcro ad Onoria

d'irato mar ne i vortici spumosi,

perché colà, dov'ha Nettuno il soglio,

al naufragio di Roma ella sia scoglio.

MASSIMO

(A mie giuste vendette 'l fato arride.)

ATTILA

Fugga dal mesto ciglio

il turbine del duolo:

vive la bella Onoria, a noi consorte;

il tridentato nume

mi rese 'l furto, e in arenoso loco,

per l'acque già mi rimandò 'l mio foco.

VALENTINIANO

Onoria vive?

MASSIMO

(Ahi mi tradisci o sorte.)

ATTILA

Olà. Vengane Onoria. Augusto,

per amico t'accolgo: abbia la pace

il soglio di Quirino.

VALENTINIANO

(Salva 'l cielo gl'augusti.)

MASSIMO

(Empio destino.)

 

Scena diciottesima

Irene, Attila, Valentiniano, Massimo.

<- Irene

 

IRENE

(Ciel, che sarà!)  

VALENTINIANO

(Che scorgo!)

ATTILA

(Quella lucida fronte

è quel sentier da cui cadde Fetonte.)

MASSIMO

(Non è Onoria costei!)

ATTILA

(L'immensa gioia

l'alme regali opprime.) Accogli, abbraccia

cesare la germana;

scuotati dal letargo 'l cor, che langue.

MASSIMO

(piano a Valentiniano)

Per sottrarci signor a rio periglio,

forz'è seguir l'inganno.

IRENE

(Irene ardir.) Mio Cesare, e germano

pur ti stringo.

(piano a Valentiniano)

Signor segui la frode.

VALENTINIANO

Mia sospirata Onoria, io pur t'abbraccio.

MASSIMO

(Per novo inganno è 'l traditor nel laccio.)

IRENE

Mio sire.

VALENTINIANO

Alto monarca.

IRENE

Restò incapace a la letizia 'l seno.

VALENTINIANO

L'improvviso piacer tolse lo spirto.

ATTILA

Di vero amor fraterno

ben conobbi gl'effetti:

cessino l'armi, e adori 'l dio guerriero

la compagna al mio letto, ed al mio impero.

MASSIMO

(piano a Valentiniano)

Prigionier senza ferri.

In Aquileia 'l barbaro conduci.

ATTILA

Serbommi amor in quel bel sen due mondi.

VALENTINIANO

Sotto 'l ciel d'Aquileia

l'aquile del Tarpeo si spennin l'ali,

per far il nido a gl'imenei regali.

ATTILA

Facciasi in plettri, e lire

canginsi ed archi, e feudi: a l'orse algenti

la tua lupa s'unisca, e al biondo Tebro

sia collegato l'Istro.

VALENTINIANO

E incatenati

or, che vele di pace a l'aria estolli,

siano a i sette Trioni, i sette colli.

Massimo vanne ad apprestar la reggia.

E ne gl'usati giochi

rida 'l genio latino; or, che tra gl'astri

d'alto Mercurio il caduceo fiammeggia.

MASSIMO

(Ne la pace la guerra arder si veggia.)

 

IRENE

Splende l'iride in ciel sereno,  

ed applaude al mio gioir.

Sovra 'l polo tremole, e belle

con piè di luce danzan le stelle,

e dan bando al mio martir.

 

Fine (Atto primo)

Atto primo Atto secondo Atto terzo

Campagna notturna illuminata, ingombrata da biade, viti, e capanne.

(nel cielo fiammeggia una cometa di sangue)

<- Attila, re coronati, schiavi, Teodorico, alfieri, soldati, esercito, Oronte

O voi, ch'ergete all'aria

 

(gli alfieri spiegano a terra le bandiere e Attila vi passa sopra col carro)

Or, che cento corone

L'orbe latin mi farà trono al piede

Attila, alfieri, esercito, Oronte
Teodorico, soldati, re coronati, schiavi ->

Voi del nevoso ciel fiamme guerriere

Attila, Oronte
alfieri, esercito ->

Attila, Oronte
<- Filistene

Attila ferma

Attila, Oronte, Filistene
<- Liso, prigionieri, Onoria, Torismondo

Alto regnante

(suonan le trombe)

Fermati, o donna, dimmi

(la cometa va sparendo)

Al tuo valor Oronte

Attila, Oronte, Filistene, prigionieri, Torismondo
Liso, Onoria ->

Torismondo
Attila, Oronte, Filistene, prigionieri ->

Che farai Torismondo?

Torismondo ->

Sala regale in Aquileia.

Irene
 
Irene
<- Desba

Reina, infausti casi

Non opra il cielo a caso

Irene, Desba ->
<- Valentiniano, Massimo

Oronte? / Oronte

Massimo
Valentiniano ->

Vanne o cesare indegno

Massimo ->

Fortificazioni del campo di Attila

<- Torismondo, altri

Di face ardente al lacrimoso raggio

Torismondo, altri
<- Oronte, Teodorico, guardie

Fumi l'alta catasta

(Teodorico va al rogo e gli incendiari accendono la catasta)

Ah sì, ch'è Teodorico

Torismondo, altri, Oronte, Teodorico, guardie
<- Onoria, Liso

La gentil prigioniera

Torismondo, altri, Oronte, guardie, Onoria, Liso
Teodorico ->

Ah Torismondo

Onoria, Liso
Oronte, Torismondo, guardie, altri ->
Onoria, Liso
<- Irene, Desba

Deh amico tu

Irene, Liso, Onoria, Desba ->

Padiglione di Attila.

<- Attila, Filistene

Dunque femmina imbelle

Attila, Filistene
<- Liso

Signor, donna nemica

Attila, Filistene
Liso ->
Attila, Filistene
<- Irene, Desba

De l'artica Giunon folgore ardente

Attila, Irene
Filistene, Desba ->

Segui? Parla!

Attila, Irene
<- Oronte

Sire, predai nel campo

Attila
Oronte, Irene ->
Attila
<- Valentiniano, Massimo

Massimo siam traditi

Attila, Valentiniano, Massimo
<- Irene

Ciel, che sarà!

 
Scena prima Scena seconda Scena terza Scena quarta Scena quinta Scena sesta Scena settima Scena ottava Scena nona Scena decima Scena undicesima Scena dodicesima Scena tredicesima Scena quattordicesima Scena quindicesima Scena sedicesima Scena diciassettesima Scena diciottesima
Campagna notturna illuminata, ingombrata da biade, viti, e capanne. Sala regale in Aquileia. Fortificazioni del campo di Attila Padiglione di Attila. Piazza Maggiore in Aquileia. Appartamento regale. Regio cortile. Giardino di rose con fiori. Regio anfiteatro. Grottesca adornata da squame, e conchiglie. Stanza di Filistene. Sala regale.
Atto secondo Atto terzo

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