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Damira placata

DAMIRA PLACATA

Dramma [per marionette].

Versione sintetica a cura di www.librettidopera.it.

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Libretto di Aurelio AURELI, Filippo ACCIAIUOLI.
Musica di Marc'Antonio ZIANI.

Prima esecuzione: anno 1680, Venezia.


Personaggi:

DAMIRA moglie di Creonte in abito di pastorella sotto nome di Fidalba

soprano

CREONTE re d'Egitto

basso

FILLIDE favorita di Creonte

soprano

NIGRANE cavaliero di corte

contralto

BRENO capitano d'Egitto

soprano

NERILLO eunuco servo di Fillide

contralto

SILO villano

tenore

LERINDA moglie di Silo

contralto




La scena è in Menfi.

Signori curiosi

Voi, che saper bramate

i segreti più occulti

de l'arte, e di natura,

deh cortesi gradite

quest'opera, ch'io consacro

al genio vostro, e ad ammirar venite,

chiusi in angusta parte

i portenti de l'arte;

che stupidi vedrete

sforzo d'umano ingegno

con muti gesti ad animar un legno;

e confusi direte,

ch'in picciola figura

sa l'arte far, ciò che non fa natura.

Vostro servo devoto

Il bell'umore

Delucidazione del dramma

Damira fu moglie di Creonte re dell'Egitto. Questi invaghitosi delle bellezze di Fillide, donna altrettanto sagace, quanto vezzosa, cominciò per la vaga ad odiare la moglie. Avvedutasi Damira de gli affetti lascivi di Creonte, procurò con le preghiere, e col pianto d'ammorzare nel seno dell'amato consorte quella fiamma, che minacciava ruinoso incendio al suo cuore. Ma Creonte allettato più che mai da l'accortezze di Fillide, spento affatto l'amore verso la moglie, stabilì voler privarsi di questa, per poter più agevolmente godere gli amplessi di quella.

Finse un giorno d'inviar Damira a le delizie d'un castello situato sul Nilo, con ordine segreto a Nicandro suo maggiordomo, che l'accompagnava, che ivi giunta, dovesse con mortifero veleno privarla della vita. S'imbarcò la credula reina: ma per viaggio fu dal pietoso Nicandro avvisata del tutto. Quando il legno, dov'era, trasportato da la rapidezza del fiume ad urtar in un gran sasso, ne la prora s'infranse, e restò da l'acque assorbito. S'affogò Nicandro: ma Damira spogliatasi a momenti de le vesti reali, si scagliò coraggiosamente nel fiume, tentando, come pratica di salvarsi a nuoto fra l'onde; quando a caso osservata da Silo villano, ch'in quel punto su le rive del Nilo pescava, fu dal medesimo soccorsa, e guidata ne la sua povera capanna a Lerinda sua moglie. Interrogata Damira de' suoi casi da Silo, si finse Fidalba povera pastorella d'Egitto, orfana de' genitori, guidata da la disperazione a gettarsi ne l'acque per affogarsi. Restò dalla pietà di Silo consolata ne le sue finte sventure, e indi a poco adottata in sua figlia, non avendo egli prole. Finse in tanto Creonte con pomposi funerali di pianger dolente la morte di Damira, credendola sepolta ne i voraci gorghi del Nilo; e introdotta Fillide in corte, si diede lieto a godere colei, che solo possedere credeva, mentre ella sagace provveduta s'aveva di più d'un amante dentro la reggia. Ne la ferie di questi accidenti principia il dramma, al qual presta il nome Damira.

Atto primo
Scena prima

Bosco con capanna.
Damira in abito di pastorella.

Che mi giova esser reina,

se nemiche ho in ciel le stelle?

Se a soffrir forti rubelle

crudo fato mi destina.

Che mi giova esser reina?

Sotto rustiche spoglie,

nome, ed esser real convien, ch'io celi.

Dispietato Creonte, empio, lascivo,

sposo crudel, a suo dispetto i' vivo.

Scena seconda

Lerinda, ch'esce dalla capanna. Damira.

LERINDA

Fidalba, olà, Fidalba.

DAMIRA

Che vuoi da me? Che chiedi?

LERINDA

A pena sorto è il sole

de' monti ad indorar l'eccelse moli,

che l'albergo abbandoni, e a me t'involi.

DAMIRA

(Finger convien.) Tra queste

solitudini amiche

passeggiar godo, e di mie sorti acerbe,

vo sanando le piaghe in seno a l'erbe.

LERINDA

Figlia, dal nostro albergo

non gir troppo lontana.

Sei gentil pastorella,

sei vezzosa, sei bella,

queste tre qualità

bastano a mover guerra

a la tua castità.

DAMIRA

Onor, e continenza,

contro tali nemiche,

sapran far resistenza.

LERINDA

Se sei casta, e continente,

mira ben dove tu vai;

perché Amor nume inclemente.

Quando men ci penserai,

di saette armato, e arco,

ti starà attendendo al varco;

e se un dì ti coglie amore,

non avrai più pace al core.

DAMIRA

Ohimè! Di regal caccia,

odo il suon, che rimbomba.

LERINDA

A la capanna

rivolgi il piè. Se i cacciatori di corte,

ti ritrovano o bella in queste selve,

di te preda faranno, e non di belve.

DAMIRA

Vanne pur, ch'io ti seguo.

Di Cupido,

me ne rido,

questo sen non ferirà.

Porti pur e strali, e face,

che la pace

del mio cor non turberà.

Scena terza

Silo con una scure, e con una zucca piena d'acqua.

SILO

Misera povertà, vita infelice!

Ogni dì tra fatiche io sudo, e stento,

né fuor d'affanni posso

viver un giorno sol lieto, e contento.

(canta tagliando legna nel bosco)

L'esser povero è un gran male,

e non vale

l'astinenza per sanarlo,

ma a scacciarlo,

e a guarir dal lungo tedio,

l'oro solo è buon rimedio.

Scena quarta

Creonte sceso dal destriero. Coro di Cacciatori. Silo in disparte.

CREONTE

De la belva fugace in van più tento

l'orme seguir se il corridor mi manca.

Io tra quest'erbe in tanto,

darò breve riposo a l'alma stanca.

SILO

(Cacciatori nel bosco? E chi fian questi?)

CREONTE

Amici, oh dio, mi sento

sitibondo languir; ma qui d'intorno

scorger fiume non so, ruscel, né fonte,

ch'a le labbra mi porga un sorso d'onda,

sol di piante infeconde il bosco abbonda.

SILO

S'entro rustico vaso

d'assaggiar non isdegni

di corrente ruscel limpido argento,

(porge la zucca al re)

prendi, e bevi signor a tuo talento.

CREONTE

Sì grata ad Alessandro

l'acqua non fu, che porse

rustica man.

SILO

Se d'Alessandro al pari

premiar mi vuoi più che contento io sono.

CREONTE

Non dubitar. Vedrai,

qual premio sa donar chi calca un trono.

SILO

Chi calca un trono? E chi sei tu?

CREONTE

Creonte

il re d'Egitto.

SILO

O me felice a pieno.

A la regal tua fronte

m'inchino umil.

CREONTE

Qual è il tuo nome?

SILO

Silo.

CREONTE

Hai moglie?

SILO

Ho moglie, ed una sola figlia.

CREONTE

Oggi in corte verrai con la famiglia.

SILO

Ubbidirò al tuo impero. O cara sorte!

Selve a dio v'abbandono: io vado in corte.

CREONTE

O là, da voi nel bosco

sian raccolte le prede, entro la reggia

di Fillide nel sen tornar desio:

star lontano non so da l'idol mio.

Che non può donna, ch'è bella?

Nel crin porta le catene

per legar i nostri cori;

da le luci sue serene

vibra in sen cocenti ardori:

i suoi guardi,

sono dardi,

ogni vezzo è una fiammella,

che non può donna, ch'è bella?

Scena quinta

Stanza di Fillide in corte con letto.
Fillide, Nigrane.

FILLIDE

Luci belle, se bramate

di saper quant'io vi adori,

osservatelo a gli ardori,

che nel cor voi mi vibrate;

e direte, che in amarvi,

posso struggermi ben, ma non lasciarvi.

NIGRANE

Soave è il tormento,

ch'io provo in amarti.

Per viver contento,

mi basta mirarti.

FILLIDE

De' nostri occulti affetti,

il silenzio commetto a la tua fede.

Vivi cauto Nigrane,

guarda, ch'il re non sappia, e non discopra

l'amor nostro ad un cenno, a un detto, a un'opra.

NIGRANE

Sarà tomba il mio seno

per seppellir la mia gran fiamma o bella,

saran caute le luci e la favella.

FILLIDE

Pria, che in corte il re torni,

vanne dunque mio ben, parti mio amore.

NIGRANE

Vado, ma qui con te resta il mio core.

Scena sesta

Fillide.

Di costui le bellezze

m'infiammarono l'alma: il suo crin biondo,

io stimo più, che quanti regni ha il mondo.

In quel volto,

sta raccolto

il piacer di questo cor.

Quel bel labbro

di cinabro

serve d'anco al dio d'amor.

Scena settima

Nerillo, Fillide.

NERILLO

Signora, il tuo Nigrane

lungi da queste stanze

a tempo il passo affretta:

Breno è di fuor, che di parlarti aspetta.

FILLIDE

Fa', ch'ei venga.

NERILLO

Ubbidisco.

FILLIDE

M'è costui poco grato;

ma per essere stato

il mio primo amatore,

con simulato ardore

fingere mi convien anco d'amarlo

con affetti mentiti, e lusingarlo.

Scena ottava

Breno, Fillide.

BRENO

Care sembianze, e belle,

dell'acceso mio cor dolce ristoro,

voi mi struggete, e fido pur v'adoro:

deh non siate al mio amor giammai rubelle?

FILLIDE

Tanto o crudo ritardi

nel condurti al mio aspetto?

BRENO

A pena in corte

da la caccia regal risolto ho il passo,

che precorrendo o bella

di Creonte l'arrivo,

a te volai, per cui penando io vivo.

FILLIDE

Posso crederti o caro?

BRENO

Ah tu m'offendi,

se fé non presti a' miei penosi incendi.

Scena nona

Nerillo, Fillide, Breno.

NERILLO

Su troncate i discorsi,

che vien Creonte.

FILLIDE

Ahimè! Parti mio core.

BRENO

Qui mi trattien con sue catene amore.

FILLIDE

Tornerai.

BRENO

Quando?

FILLIDE

In breve.

Nerillo a te il dirà.

NERILLO

Finitela una volta,

che il re vi coglierà.

BRENO

Per ubbidirti, altrove il passo invio.

Insiem

FILLIDE

Parti, mia vita addio.

BRENO

Parto, mia vita addio.

NERILLO

Semplicetto amator. Ei non s'avvede

che lo schernisci: a tue lusinghe ei crede.

FILLIDE

Taci giunge Creonte.

NERILLO

A te signora. Abbi l'astuzie pronte.

FILLIDE

Vo sul letto appoggiata

mesta fingermi.

NERILLO

O bene.

FILLIDE

E addolorata.

Scena decima

Creonte, Fillide, Nerillo.

CREONTE

Che miro! E da qual nube

d'atro duolo offuscato è il mio bel sole?

Fillide.

FILLIDE

Sire.

CREONTE

Oh dio!

Che t'affligge cor mio?

FILLIDE

Sin che da me lontano

amato re vivrai,

sempre in un mar di pianto,

seppellirò di queste luci i rai.

CREONTE

Se da te mi disgiunse

de la caccia il diletto,

teco a unirmi ritorna

catena indissolubile d'affetto.

FILLIDE

Tutto è ver: ma...

CREONTE

Che brami?

FILLIDE

Dubito, che non m'ami.

CREONTE

Chiedilo al mio tormento.

FILLIDE

Temo, che siano queste

voci di complimento.

NERILLO

(Che melate parole!

Che dolcissimi detti!

Date fede alle donne o semplicetti.)

CREONTE

Se del mio affetto, o cara,

accertarti desii, cerca, dimanda;

vuoi prova del mio amor? Chiedi, comanda.

FILLIDE

Vorrei con doppio nodo

d'amor, e d'imeneo

stringerti al sen mio re; così potrei

da cruda gelosia l'alma sanarmi,

e dir Creonte è mio, non può lasciarmi.

CREONTE

Eccomi pronto a compiacerti, o bella.

Porgi la destra.

FILLIDE

O me felice!

CREONTE

Ahimè!

(qui cade a terra il ritratto di Damira, ch'era appeso in quella stanza)

FILLIDE

Che ti turba mio re?

CREONTE

Stravagante caduta,

portentosi accidenti,

prodigiosi portenti!

Benché estinta Damira, anco in pittura

le mie dolcezze amareggiar procura.

Sotto più lieti auspici

riserbo consolarti o mia diletta,

non tra auguri sì mesti, ed infelici.

(parte)

FILLIDE

Fa' quanto sai

fortuna perfida,

la vincerò.

A dispetto d'empio fato

del diadema sospirato,

questo crin cinto vedrò.

Scena undicesima

Nerillo.

Maledetto ritratto.

Sol per breve momento,

potevi pur, potevi...

far di men di cadere,

e non turbar di Fillide il piacere.

Donne mi rassembrate

simili ad un ritratto in ogni parte.

Colorite, e strisciate

siete sul volto, e tutte fatte ad arte.

Sol una differenza

tra voi belle ritrovo, e la pittura:

questa solo è tutt'arte, e voi natura.

Scena dodicesima

Cortile reale.
Nigrane, ch'esce da una parte. Breno dall'altra.

NIGRANE

Dio bendato.

BRENO

Arciero alato.

NIGRANE E BRENO

Il tuo stral mi fa penar.

NIGRANE

Son ferito.

BRENO

Son amante.

NIGRANE

Un bel ciglio.

BRENO

Un bel sembiante.

NIGRANE E BRENO

Mi costringe a sospirar.

NIGRANE

Amico, par che insieme

i vessilli d'amor ambo seguiamo,

e che trafitti unitamente amiamo.

BRENO

Amo, Nigrane, è vero; e s'a te fosse

della bella, ch'adoro

noto il nome, l'aspetto, e la costanza,

tu diresti, ch'in pregio ogn'altra avanza.

NIGRANE

Eh, se tu conoscessi

il bell'idol mio -scusami Breno-

vedresti ciò, ch'il pensier tuo non crede,

confesseresti, che la tua gli cede.

BRENO

Tralasciamo le gare:

già ben tu sai, ch'ogni amator, ch'è scaltro

stima il suo bene assai più bel d'ogn'altro.

Come hai sorte in amor?

NIGRANE

Felice io vivo

oggi appunto al mio sole,

questa lettera scrivo.

BRENO

Vedi, se andiam del pari. Anch'io vergai

questa carta già poco,

dove al mio ben invio chiuso il mio foco.

NIGRANE

Amici così cari,

non si mostrino avari

di palesar la soprascritta sola.

BRENO

So, che tacer saprai: ciò mi consola.

Leggi.

NIGRANE

(legge)

«A Fillide bella.»

Che leggo!

BRENO

Ti conturbi?

Ma tu mostra a chi scrivi.

NIGRANE

Leggi.

BRENO

(legge)

«A Fillide bella.»

Fillide è la tua fiamma?

NIGRANE

Fillide è il tuo tesoro?

BRENO

Ardo a' suoi rai.

NIGRANE

Per quel sembiante io moro.

Scena tredicesima

Creonte, Nigrane, Breno.

CREONTE

Temerari, arroganti,

voi di Fillide amanti?

Non so ciò, che mi freni,

ch'al mio giusto furore.

Or or sacrificati,

non vi faccia cader ambo svenati.

BRENO

Sire.

CREONTE

Sdegno ascoltarti.

NIGRANE

Mio re.

CREONTE

Chiudi quel labbro.

NIGRANE

Odi.

CREONTE

Non più.

BRENO E NIGRANE

Signor...

CREONTE

Tacete. Rei

di lesa maestà ambo voi siete,

troppo offeso m'avete.

Voi pretender chi adoro?

Lungi da questa reggia

esuli andate, avrete ambo la morte,

se al novo sol voi vi fermate in corte.

Scena quattordicesima

Nigrane, Breno.

NIGRANE

Breno, bench'io scoperto

t'abbia rival ne l'amor mio, non voglio

teco punto adirarmi.

BRENO

Eh caro amico,

del tuo avverso destin teco mi doglio.

Aspiri invano a la beltà, che adoro.

NIGRANE

E tu invano pretendi il mio tesoro.

BRENO

Odi facciam, che amore

questa gara decida.

NIGRANE

E come?

BRENO

Ascolta.

Pria di partir si trovi

Fillide nel giardino, e ogn'un di noi

seco parlando veda,

chi ha più sorte in amar, e a l'altro ceda.

NIGRANE

Son contento.

BRENO

Anch'io pur così prometto.

NIGRANE

Sarà mia la sua fede.

BRENO

Io avrò 'l suo affetto.

So ad amar come si fa.

Sia il mio aspetto, o mia fortuna

io m'acquisto il cor d'ogn'una,

quando servo a la beltà.

So ad amar, come si fa.

NIGRANE

So servir meglio di te.

Non m'inganna il cieco dio,

l'adorato idolo mio

non sa viver senza me.

So servir meglio di te.

Scena quindicesima

Damira.

Mura adorate, e care,

che foste già di mia grandezza il seggio.

Di mie sventure amare,

tragica scena fatte or vi riveggio.

Pazienza, così va, sempre vicina

a l'altezza d'un trono è la ruina.

Scena sedicesima

Silo, Damira, Lerinda.

SILO

Fidalba, aspetta, aspetta.

Pur ti giungo a la fine:

d'arrivar a la corte hai la gran fretta.

DAMIRA

Scusami, s'io m'avanzo.

Tu sei di passo tardo,

movo il mio più veloce, e più gagliardo.

LERINDA

Non t'arrischiar o figlia

di gir sola, apri gli occhi; or più non siamo

fra solitaria selve.

Giunte siamo a la reggia, e ne la corte

convien esser accorte.

SILO

Taci. Gente qua giunge.

DAMIRA

Sento insolito duol, ch'il cor mi punge.

Scena diciassettesima

Nerillo seguìto da alquanti Armeni carichi di varie merci.
Damira, Silo, Lerinda.

NERILLO

Amici, mi seguir,

che in corte mi guidar.

Quante merci tener,

se Fillide veder.

Tutte, tutte comprar,

amici mi seguir,

che in corte mi guidar.

Ma tu chi sei?

SILO

Silo son io.

NERILLO

Che ascolto?

Sei tu forse il bifolco,

che con l'acqua nel bosco

diè ristoro al mio re.

SILO

Son desso.

NERILLO

E questa?

SILO

È Lerinda mia moglie.

NERILLO

E quell'altra?

SILO

Mia figlia,

che Fidalba s'appella.

NERILLO

È assai vezzosa, e bella.

LERINDA

Per mia fé, che l'ho detto, a pena abbiamo

dentro le reggie mura il piede mosso,

che subito troviamo

un cortigian, che ci fa i conti addosso.

NERILLO

Seguitemi, a la reggia

vi servirò di scorta, ove Creonte,

che benigno a ciascun sempre si rende,

godrà in vedervi, il vostro arrivo attende.

(si rivolge agli Armeni)

Amici qui aspettar,

che presto mi tornar:

in tanto star in allegrezza, in balli,

ch'al ritorno comprar musco, e coralli.

DAMIRA

Mi par, che respiri

l'afflitto mio cor.

Ma dire non so,

s'io posso, sì, o no,

sperar, ch'il mio fato

men crudo, e placato

deponga il rigor.

Mi par, che respiri

l'afflitto mio cor.

Segue il ballo de' Armeni.

Atto secondo
Scena prima

Giardino reale.
Nigrane, Fillide.

NIGRANE

Tu piangi? E sul tuo volto

formi l'eclisse al sol?

Insieme

FILLIDE

Non mi lasciar se vuoi ch'io sani il duol.

NIGRANE

Non lacrimar se vuoi ch'io tempri il duol.

NIGRANE

Un foglio, benché muto

scoprì come intendesti, i nostri amori.

Del re fatto geloso

mi divide da te nero comando:

devo lasciarti, e trasportarmi in bando.

FILLIDE

Deh non partir. In questo giorno spero

esser reina, e ad onta

di quante rie sventure

contro di te destin nemico aduna,

le vicende cangiar di tua fortuna.

NIGRANE

Oh dio!

FILLIDE

Perché sospiri?

NIGRANE

So, che Breno t'adora.

FILLIDE

È ver: ma rido

a le follie del cieco suo Cupido.

NIGRANE

M'ami dunque?

FILLIDE

Vedrai,

pria che mirar questo mio cor rubelle,

su la faccia del sol splender le stelle.

NIGRANE

Son felice, son beato,

sin che amato

son da te.

Pur ch'io fida ti rimiri,

al mio foco, a' miei sospiri,

non ricerco altra mercé.

Scena seconda

Nerillo, Fillide; poi Breno.

NERILLO

Signora, entro il giardino

è giunto Breno, e riverirti ei vuole.

FILLIDE

Vengane pur. Per mantenerlo amico,

darò sempre a costui dolci parole.

NERILLO

Eccolo.

BRENO

Mio bel sol.

FILLIDE

Anima mia.

NERILLO

(Che solenne bugia!)

BRENO

Idolo mio vezzoso

devo lasciarti. A la novella aurora

convien, ch'io parta.

FILLIDE

O fato empio inumano.

BRENO

Bella t'adorerò benché lontano.

FILLIDE

Lungi da me tu spegnerai l'ardore.

BRENO

Ah sempre avrò l'imago tua nel core.

Ma quanto è più felice

di me Nigrane.

FILLIDE

E che vuoi dir?

BRENO

Oh dio!

So, ch'egli t'ama.

FILLIDE

Io non lo nego.

BRENO

Ah temo

ch'in amor ei prevaglia al merto mio.

FILLIDE

Breno t'inganni. Altri che tu giammai

mi desterà foco amoroso in petto.

NERILLO

(Sì, sì, credile pure o semplicetto.)

BRENO

Bella, ne la costanza

dell'alma tua, questo mio cor confida.

FILLIDE

Non sospettar mio ben. Fillide è fida.

BRENO

Io parto contento,

né sento

più gelosia nel cor:

addio mia speme, addio mio dolce amor.

FILLIDE

Ti lascio mia vita

gradita,

gioia di questo sen:

addio mio nume, addio mio caro ben.

Scena terza

Nerillo.

Povero Breno. O come incauto ei beve

in coppa di lusinghe,

mille bugie gradite,

da Fillide condite

col miel dell'accortezza!

La gran maga de' cori è la bellezza.

Chi crede a cortigiane, è un gran cù, cù

a le lusinghe avvezze,

con vezzi, e con carezze,

studian porre gli amanti in servitù.

Chi crede a cortigiane è un gran cù cù.

Chi pensa d'esser solo, è stolto a fé.

Ogn'una ne vuol cento,

per darle al cor contento

a queste un sol, bastante mai non fu.

Chi crede a cortigiane è un gran cù cù.

Scena quarta

Sala regia, dove dipinto si vede il naufragio di Damira nel Nilo.
Damira nel suo abito di pastorella.

Stelle perfide, che girate

sempre avverse al mio gioir,

o cangiatevi, o troncate

con la morte il mio martir.

Ma che vegg'io?

Scena quinta

Nerillo, Damira.

NERILLO

Fidalba tuo custode

a te Silo m'invia, sin ch'ei ritorna.

DAMIRA

Dove n'andò?

NERILLO

Partì

a ricercar Lerinda,

ch'in corte si perdé. Tu bella in tanto

osservar qui potrai

di questa reggia l'opre industri, e l'arte.

Mira colà in disparte

l'istoria figurata

di Damira, ch'un tempo

moglie fu di Creonte, e ch'infelice

dentro l'acque del Nilo

misera s'affogò.

DAMIRA

(O quanto s'ingannò

del fin de' casi miei lo scellerato!)

NERILLO

Di Filli innamorato,

oggi seco il re deve

celebrar liete nozze.

DAMIRA

(O ciel che ascolto?)

Sposo a Fillide il re?

NERILLO

Così ha risolto.

DAMIRA

Deh guidami a Creonte.

NERILLO

Eccomi pronto

a compiacerti o cara;

ma non ti render di tue grazie avara.

Se dirò, che tu mi piaci,

bella mia, non ti sdegnar.

Hai ne gli occhi d'amor le faci,

quel tuo volto mi fa sospirar.

DAMIRA

Cerca pur altro sembiante,

ch'il tuo amor non fa per me.

Son nemica del cieco infante,

né il suo strale mai piaga mi fe'.

Scena sesta

Creonte, Silo, Lerinda.

CREONTE

Grato m'è il vostro arrivo

bifolchi amici, in questa reggia accolti

ristorerete dopo lunghi affanni

di vostra povertà l'ingiurie, e i danni.

LERINDA

Ti conservi signor Giove immortale.

CREONTE

Del giardino reale,

voi la cura n'avrete.

SILO

Umil m'inchino,

ai tuoi regi favori.

LERINDA

Pari non ho nel coltivar i fiori.

CREONTE

Molto ne godo.

LERINDA

E non mi vanto invano

ciò ch'io tocco, signor, mi cresce in mano.

CREONTE

Dov'è la figlia?

LERINDA

Ahimè!

Silo dimmi dov'è?

SILO

Ne la reggia rimase, e a custodirla

io Nerillo pregai,

per rintracciarti a l'or, ch'io ti perdei.

LERINDA

Ed a un cortigian consegni

vaga donzella? O folle ben tu sei.

CREONTE

Bramo vederla.

SILO

A ritrovarla andianne.

LERINDA

In sì bizzarro gioco,

se intatta la troviam, non sarà poco.

Scena settima

Fillide, Creonte.

FILLIDE

Mio re.

CREONTE

Mia cara.

FILLIDE

E quando del promesso imeneo

splender vedrò la face,

ch'al cor m'arrechi eterna gioia, e pace?

CREONTE

A tuoi desir le voglie mie son pronte,

ciò, che Fillide vuol, brama Creonte.

Pronta ho la destra.

FILLIDE

Io le tue grazie attendo.

Scena ottava

Damira, Creonte, Fillide, Nerillo.

DAMIRA

(Sfortunata, che intendo!)

NERILLO

È qui Fidalba o sire.

CREONTE

Spettatrice sarà del mio contento.

DAMIRA

(Anzi furia sarò per tuo tormento.)

(s'avanza al regio aspetto)

D'umile pastorella

ricevi, o re gli ossequi: a' tuoi diletti

sempre benigno arrida,

il bendato Cupido. (Empio t'uccida.)

CREONTE

Che miro?

FILLIDE

Che ti turba?

CREONTE

Se ne i gorghi del Nilo

seppellita non fosse

la mia sposa real, ora direi,

che Damira è costei.

FILLIDE

D'una rustica vile

può turbarti l'aspetto? In seno a l'acque

ha Damira la tomba: deh non negarmi

quell'onor, che poc'anzi a me tu offrivi;

lascia in pace i defunti, attendi a i vivi.

DAMIRA

(Come ardita favella!)

CREONTE

Eccomi pronto a consolarti o bella.

DAMIRA

No 'l permetterò mai.

Stolta mi fingerò,

così indegno imeneo perturberò.

CREONTE

Prendi amato mio ben.

DAMIRA

Ferma, che fai?

In qual legge d'Egitto

dimmi, o re, trovi scritto,

che ad un uomo lascivo,

per poter satollar l'ingorde voglie,

sia concesso l'aver più d'una moglie?

CREONTE

Che vaneggia costei?

FILLIDE

Stolta mi sembra.

CREONTE

Non è prole di Silo?

NERILLO

Ella è sua figlia.

CREONTE

Miserella, è impazzita.

NERILLO

Stravaganza inaudita!

DAMIRA

Tra nozze sì liete,

si suoni si canti,

allegri, e festanti

o sposi godete.

FILLIDE E CREONTE

Godiamo sì godiamo,

e le destre accoppiamo.

DAMIRA

Fermate,

che fate?

In onta di Damira

a nove nozze aspiri o re crudele?

A la moglie infedele

cerchi novi imenei?

Fulminatelo o dèi.

CREONTE

Obbligo di marito

io più non serbo a chi è cangiata in polve:

ogni legame al fin morte dissolve.

DAMIRA

Viva ancora è colei, che credi estinta.

È qui presente.

CREONTE

Ov'è?

DAMIRA

Colà dipinta.

NERILLO

Co' i casi di Damira

raccontai a costei dentro la reggia,

la misera signor parla, e vaneggia.

DAMIRA

Andiam mio Giove, andiam. Su questa nube

con la tua Giuno ascendi

fra stellati zaffiri.

NERILLO

Stravaganti deliri!

CREONTE

Lasciami.

DAMIRA

Vieni.

FILLIDE

O stolta maledetta.

CREONTE

Fillide non temer: sarai mia sposa.

DAMIRA

O quanto rido!

CREONTE

Soffri in pace, e aspetta.

FILLIDE

L'aspettar è un cibo amaro,

ch'il desio sol di speranza

di nutrir ha per usanza;

l'aver subito è più caro.

L'aspettar è un cibo amaro.

Scena nona

Silo, Lerinda, Nerillo.

SILO

Nerillo, qual avviso

di Fidalba mi dai?

NERILLO

Pessimo.

LERINDA

Che fia mai?

NERILLO

Fuori di senno uscita

poc'anzi avanti il rege,

s'è scoperta impazzita.

LERINDA

Silo non te 'l diss'io?

SILO

Un pensier troppo fisso, ed incessante

nelle sventure sue

avrà dell'infelice

l'intelletto travolto in un istante.

LERINDA

Qualche fumo al cervello

asceso le sarà.

Bisognava al suo bello

un marito trovar per carità.

NERILLO

Il pensiero sagace

di Lerinda mi piace.

SILO E NERILLO

Donzella

ch'è bella,

marito,

gradito,

si trovi sì, sì.

L'umano appetito,

non può in modo alcuno

con lungo digiuno

passar i suoi dì.

Scena decima

Logge reali.
Creonte, che pensieroso esce passeggiando per quelle logge.

Fortuna, e qual oggetto

guidasti a gl'occhi miei? Da qual procella

di torbidi pensieri

assalito mi trovo?

Ovunque il passo io movo,

l'insana incontro, e a quel fatal aspetto

parmi Damira aver inanti a gl'occhi,

par che levar mi senta

Fillide dalla mente,

e che l'ombra innocente

dell'estinta consorte

al cor mi sgridi ogn'ora,

se Damira morì, Fillide mora.

Scena undicesima

Fillide.

FILLIDE

Se Damira morì, Fillide mora?

Come a tempo la sorte

qua mi condusse! Ah perfido, t'intendo.

Sazio di me già reso,

d'altra beltade acceso

forse al par di Damira

macchinarmi la morte empio tu pensi?

Questi sono gl'incensi,

ch'arder dovean su l'ara di Cupido?

Ah traditor infido.

Tu pria di me cadrai

sacrificato al giusto mio furore,

amante mentitore.

Scena dodicesima

Breno, Fillide.

BRENO

Fillide sì sdegnosa? E che ti turba?

FILLIDE

(L'affetto di costui forse nel sangue

del perfido regnante

spegner potrebbe i miei sdegnosi incendi

ira sta cheta, e a vendicarmi attendi.)

BRENO

Parla mio sol.

FILLIDE

M'ami tu Breno?

BRENO

Oh dio!

Ciò mi chiedi cor mio?

FILLIDE

Se per meglio accertarti

del mio amor, di mia fede,

fossi tua sposa, e che diresti tu?

BRENO

Per viver fortunato

in amor non saprei bramar di più.

FILLIDE

Se in tua sposa mi brami,

Creonte uccidi, e allor dirò, che m'ami.

BRENO

Come! Ch'io sveni il re?

FILLIDE

Sì d'uopo fia

quel tiranno svenar, che a te mi toglie,

s'hai tu desio di conseguirmi in moglie.

BRENO

Vedi, s'io t'amo o bella

per conseguir quel seno,

coraggioso m'accingo

a l'alta impresa, e già la spada io stringo.

Creonte ucciderò:

avrà così in amore

da la morte del re, vita il mio core.

Per ciglio sì vago,

il tutto farò,

per te sarò pago,

se estinto cadrò.

(parte)

FILLIDE

Consolatemi spirti irati,

vendicati

voi sarete,

e vedrete

un tiranno spirar gli ultimi fiati.

Scena tredicesima

Damira.

Veggo un raggio di speranza,

che nel mar di mia sventura

può servir di cinosura

alla salda mia costanza.

Veggo un raggio di speranza.

Dell'iniqua per cui

agitato da l'ira il mio cor langue,

l'orme rintraccio, e spero

far, che cada al mio piè vittima esangue.

Ma Silo con Lerinda

giunger qua miro, è d'uopo

per colorir l'inganno

di mie finte pazzie,

ch'ancor con questi io finga

frenetiche follie.

Scena quattordicesima

Silo, Lerinda, Damira.

SILO

Ecco qui l'infelice.

LERINDA

Fidalba. O miserella,

come immobile sta!

SILO

Non intende, né sa

ciò, ch'a lei si favella.

Figlia.

DAMIRA

Mio bene.

SILO

A chi?

DAMIRA

Mio Teseo, tu sul Nilo?

SILO

Che Teseo? Eh ch'io son Silo.

LERINDA

Scusa la sua pazzia.

DAMIRA

Che pena è la mia?

Gli spirti ho sconvolti

in mezzo a due stolti.

LERINDA E SILO

A fé così va.

DAMIRA

Tacete,

o ridete

com'io, ah, ah, ah.

LERINDA

Silo partiam di qui.

SILO

Perché?

LERINDA

Non vedi?

Quanti stolti seguaci

dell'orme di costei

vengono verso noi? Da questo stuolo

rapida parto.

DAMIRA

A gl'occhi lor m'involo.

Qui Silo vien circondato da molti Pazzi di corte.

SILO

Qual uccello voi m'avete

ne la rete

preso in mezzo pe' schernir;

ma a fuggir

dalla vostra gran pazzia

col legno m'aprirò presto la via.

Segue il ballo de' Pazzi.

Atto terzo
Scena prima

Loco delizioso ne la reggia, che corrisponde sul Nilo.
Creonte.

Pensieri molesti

quest'alma lasciate:

sparite,

fuggite,

non più m'infestate.

Sventurata Damira!

Troppo errai, lo confesso.

Dell'error mio commesso

speglio sono quest'onde,

tomba del tuo bel sen. D'ogni tuo danno

fu sol cagion un cieco dio tiranno.

Acque limpide, che sgorgate

da le vene di freddi sassi;

mesto a voi rivolgo i passi,

e qui al vostro mormorio,

seppellisco nel sonno il duolo mio.

Scena seconda

Breno, Creonte che dorme.

BRENO

So che qua venne. Eccolo appunto: ei dorme

è questo il tempo, arride

a' miei disegni il fato:

dorma sonni di ferro un re spietato.

(mentre s'avventa per uccider Creonte sopraggiunge Nigrane, che con la spada lo impedisce)

Scena terza

Nigrane con la spada a la mano. Breno. Creonte che si sveglia a le voci di Nigrane.

NIGRANE

Ah traditor! Sei morto.

(qui Breno senza dir altro fugge)

CREONTE

Numi, stelle, che scorgo.

Olà guerrieri.

(qui esce la guardia reale)

NIGRANE

Giove m'assista.

CREONTE

Ah indegno.

NIGRANE

Erri signor. A me.

CREONTE

Empio contro il tuo re

eccesso così enorme oprar tentasti.

NIGRANE

Qual eccesso?

CREONTE

Ancor neghi?

NIGRANE

Odi.

CREONTE

Non più. Tra ceppi

sia il perfido guidato, e pria che sorga

ad aprir l'uscio al dì la nova aurora,

resti il fellon decapitato, e mora.

Scena quarta

Nigrane circondato da la Guardia reale.

NIGRANE

O destino inclemente!

Dovrà dunque morir un innocente?

Fillide dove sei?

Pria, che a la morte io vada,

almen questi occhi miei

ti potessero dar l'ultimo guardo,

per bearmi in quel volto, ond'io tutt'ardo,

che felice, e contento allor morrei.

Fillide dove sei?

Scena quinta

Silo, Nigrane.

SILO

Che brami tu da Fillide? Poc'anzi

l'incontrai ne l'uscir fuor del giardino.

NIGRANE

Già, che stella clemente

qua ti trasse opportun, pregoti amico

trovar Fillide, e dirle,

che innocente Nigrane

a la morte se n' va per destin rio,

e a le sue luci belle,

pria di morir invia l'ultimo addio.

SILO

Buon viaggio signor, sarai servito.

Scena sesta

Fillide, Silo.

FILLIDE

Già vicino a tuffarsi in seno a l'onde

è il luminoso dio, ch'in ciel risplende,

né Breno ancor le sue promesse attende.

SILO

Fillide, a tempo a fé

qua giunta sei.

FILLIDE

Che brami tu da me?

SILO

Innocente Nigrane

a la morte se n' va per destin rio,

e a le tue luci belle,

pria di morir invia l'ultimo addio.

FILLIDE

A la morte Nigrane?

SILO

Ei qui poc'anzi

prigionier tra catene

tutto mesto pregomi a ritrovarti,

e tai detti spiegarti.

FILLIDE

Di che è reo?

SILO

Non lo so.

FILLIDE

Forse perché fedel segue ad amarmi,

Creonte al suo furore

sacrificar lo vuole? A suo dispetto

non morrà, no, l'idolo mio diletto.

Dell'avviso opportuno

a te obbligata io sono,

e quest'aurea catena

in ricompensa amico mio ti dono.

(dona una catena d'oro a Silo in tempo ch'esce Lerinda, e vede a dargliela)

SILO

Fillide ti ringrazio, o come bella!

Benedette le corti:

nelle selve giammai,

da che nacqui incontrai sì buone sorti.

Scena settima

Lerinda, Silo.

LERINDA

Buone sorti, eh crudele?

T'ho pur colto sul fatto,

traditor infedele.

SILO

Che fatto? Che pazzie?

Di già sazio son reso

de le tue gelosie.

LERINDA

La catena che avesti?

SILO

Eccola qui.

LERINDA

E sostener vorrai,

che la tua infedeltà non mi tradì?

SILO

Quanto rider mi fai!

LERINDA

Pensi, che cieca io sia?

Cent'occhi ha per mirar la gelosia.

SILO

Maledetto sia quel sì,

che in tuo sposo mi legò.

Averei proferto un no,

se m'avessi allor pensato,

d'esser sempre tormentato

dal tuo pazzo umor così.

Maledetto sia quel sì.

LERINDA

Maledetti pur noi siate

sposi infidi, che portate

a le mogli poco affetto.

Quando crespo abbiam l'aspetto

ci aborrite, e disprezzate.

Maledetti pur noi siate.

SILO

Sprezzami.

LERINDA

Sgridami.

SILO

Sdegnati.

LERINDA

Affogati.

Insieme

SILO

Fa' che vuoi tu.

Folle son, se di te mi curo più.

LERINDA

Fa' che vuoi tu.

Stolta son, se di te mi curo più.

Scena ottava

Breno.

Fortuna mi tradisti!

Ferro che non sapesti,

ad un barbaro re svenar il petto,

come inutil t'aborro, e al suol ti getto.

(getta a terra lo stilo)

Di Fillide al sembiante

comparir più non oso.

Temo, ch'ella m'accusi al primo guardo

di poco affettuoso, o di codardo.

Consigliami amor.

Che far mai dovrò?

Risolver non so,

confuso è il mio cor.

Consigliami amor.

Scena nona

Damira.

Suol de' pazzi, la fortuna

cura prendersi talor,

ma con me sempre importuna,

mai non cangia il rio tenor.

Stolta fingermi non giova:

chi nasce pazzo sol, fortuna trova.

Ma qui che scorgo? Un ferro nudo a terra?

Par, che la sorte a le mie brame arrida,

provvedendomi d'armi,

acciò Fillide sveni, e l'empia uccida.

Vendicar spero

l'offese mie;

non più pazzie

sdegno guerriero

vieni, e ricetto

fa' nel mio petto,

ardito, e fiero.

Vendicar spero

le offese mie.

Scena decima

Prigione orrida.
Nigrane.

Marmi spietati, e tenebrosi orrori,

ch'un innocente imprigionate a torto,

dopo, ch'al suolo agonizzante, e morto

caduto io sia tra gelidi pallori,

deh per pietade almen fate, che sia

nota a Creonte l'innocenza mia.

Ma che rimiro o stelle!

Maschere in questo loco?

Qual deità pietosa

da due luci velate a questo core

vibra rai di conforto?

Scena undicesima

Fillide mascherata, Nerillo, Nigrane.

FILLIDE

Amico amore.

(si leva la maschera)

NIGRANE

Mia vita.

FILLIDE

Mio tesoro.

NIGRANE

Che grazie?

FILLIDE

Che sventure?

NERILLO

Che brutte stanze oscure!

NIGRANE

Per dar la vita al re son prigioniero.

Da Breno lo salvai.

FILLIDE

Basta, t'intendo.

NIGRANE

Come t'introducesti

amoroso mio sol co' tuoi splendori,

a illustrar questi orrori?

FILLIDE

Sai, che a Fillide, o caro,

favorita del re nulla si nega,

e il tutto ottien, ogn'or che chiede, o prega.

NIGRANE

Or venga quando vuole

carnefice spietato a esanimarmi,

ch'altro più non desio.

Un vostro guardo pio,

care bellezze amate,

può le ceneri mie render beate.

FILLIDE

Non si parli di morte, alma gradita,

mentr'io qui son per riserbarti in vita.

NIGRANE

E come?

FILLIDE

Queste spoglie

vestirti ora dovrai

colà in disparte.

NIGRANE

O bene!

FILLIDE

E ne l'uscir

da quest'orride soglie,

rappresentando tu la vece mia

facilmente potrai con questa frode

ingannar il custode.

NIGRANE

Ma tu?

FILLIDE

Non più mio ben. Fa' quanto impongo.

Uscito, che sarai,

con Nerillo n'andrai

ne le mie stanze ad aspettarmi: intanto

ben io saprò d'accorta

mezzo trovar per farmi aprir la porta.

Meco vieni.

NIGRANE

Ubbidisco.

Occhi vaghi amorosetti,

vive faci del mio cor,

sin che luci così belle

splender miro in mio favor,

io non temo de le stelle

l'empio, e barbaro rigor.

FILLIDE

Bella bocca, ov'ha Cupido

arco, e strale di rubin,

sin ch'io vivo incatenata

da quel biondo, e vago crin,

pur ch'io sia da te baciata,

farò guerra anco al destin.

Scena dodicesima

Nerillo.

Itene pur, per me non veggo l'ora

di lasciar questi alberghi, e uscirne fuora.

Servir a innamorati

non è mestier per me.

Se un giorno mi discioglio

da così strano imbroglio,

mai più v'inciampo a fé.

Servir a innamorati

non è mestier per me.

Scena tredicesima

Appartamenti di Fillide in corte.
Creonte, Lerinda.

CREONTE

E ciò fia ver?

LERINDA

Non mento.

Mascherata poc'anzi

con Nerillo, signor, uscir la vidi

fuor de le regie soglie.

CREONTE

Ove n'andò?

LERINDA

Dir no 'l so: ma il cangiare

abito, e forme per uscir di corte,

mi fa assai sospettare.

CREONTE

Perfida gelosia

l'anima m'avvelena.

LERINDA

Se coglierla sul fatto

brami signor, è d'uopo

vigile qui aspettar il suo ritorno.

CREONTE

Sì, sì, fin ch'ella viene,

passeggiando n'andrò quivi d'intorno.

(parte)

LERINDA

Vo; che Fillide impari

tosto, ch'ella qua viene,

a donar lascivetta

al mio sposo infedel auree catene.

Scena quattordicesima

Nerillo, Nigrane mascherato con le vesti di Fillide.

NERILLO

Signor, a gran periglio

per amore t'esponi.

NIGRANE

Amante core,

i perigli non teme.

Fillide la mia speme

qui attenderò. Ma sento

l'anima mia, che stanca

dal suo lungo penar, brama il riposo.

NERILLO

Qui t'adagia signor. Dormi; ch'io in tanto

farò la veglia, e scherzerò col canto.

(qui Nigrane s'adagia sopra una sede)

NIGRANE

Dolce sonno gradito,

d'ogni stanco mortal pace, e ristoro,

fa' ch'io sogni tra l'ombre il sol, ch'adoro.

NERILLO

O come presto ha chiuse

le sue pupille al sonno!

Anco i miei lumi più vegliar non ponno.

(s'adagia appresso Nigrane)

Io non provo maggior piacere,

se non quando m'addormento;

e posando,

va sognando

questo core,

in amore

di gustar qualche contento.

Io non provo maggior piacere,

se non quando m'addormento.

(s'addormenta accanto Nigrane)

Scena quindicesima

Damira; Nigrane, Nerillo che dormono.

DAMIRA

Cieca vendetta

guida il mio piede,

dove risiede

la mia nemica.

DAMIRA

Ma che miro o fortuna!

Ecco l'empia, che dorme.

Vittima a' miei furori

or iniqua cadrai. Perfida mori.

Scena sedicesima

Creonte, Lerinda, Damira; Nigrane, Nerillo che si svegliano.

CREONTE

Ferma il colpo. Che tenti?

LERINDA

Ah Fidalba, sì ardita?

Deh scusala signor: ella è impazzita.

NERILLO

Su svegliati Nigrane. Ecco qui il re.

NIGRANE

Che far degg'io?

NERILLO

Rivolgo altrove il piè.

DAMIRA

Sire, stolta non son qual tu mi credi.

Son Damira, che vive

per clemenza di stelle

de la barbarie tua cruda, e spietata,

in vita riserbata.

LERINDA E CREONTE

Che ascolto o ciel!

NIGRANE

Che sento!

DAMIRA

Se ancor sazio non sei

di renderti al mio onore

per un seno impudico

implacabil nemico,

eccoti il ferro, prendi,

trafiggi questo petto,

estingui nel mio sangue

le fiamme dell'affetto,

che fida a te portai:

svena o pigro: che fai?

CREONTE

Damira, oh dio non più, confuso, e vinto.

Da te alfin mi confesso:

conosco l'error mio, torno in me stesso.

Perdonammi, se errai:

tanto t'adorerò, quanto t'odiai.

Ma come ti salvasti

dentro l'acque del Nilo?

LERINDA

Io te 'l dirò.

Silo a caso pescando

su le rive del fiume,

gir a nuoto la vide, e la salvò.

DAMIRA

Io Fidalba mi finsi

pastorella d'Egitto

priva de' genitori, e disperata.

LERINDA

E Silo per sua figlia

volle adottarla, e come tal fu amata.

(qui Creonte si rivolge a Nigrane mascherato, stimandolo Fillide)

CREONTE

Fillide.

NIGRANE

(si leva la maschera dal volto)

Son Nigrane.

CREONTE

Che miro, tu Nigrane?

Tu sprigionato? In queste spoglie? E come?

LERINDA

Stravaganti successi!

CREONTE

Temo d'occulti eccessi.

Scena ultima

Fillide, Creonte, Damira, Nigrane, Breno, Lerinda.

FILLIDE

Che eccessi? Pari a i tuoi

qui scoprirne non puoi.

Se Damira morì, Fillide mora.

In onta tua crudele,

vive Fillide ancora.

CREONTE

Io crudele? Giammai

la tua morte bramai.

FILLIDE

Ben le tue voci intesi.

CREONTE

Tu ne l'udirmi errasti:

Fillide equivocasti.

Viva è Damira.

DAMIRA

E al mio consorte unita,

a chi morte bramai, dono la vita.

FILLIDE

Non men da le tue grazie,

che da' tuoi casi io resto

e stupida, e confusa alta reina.

BRENO

Signor, ecco a' tuoi piedi

un empio, un reo pentito,

mostro d'infedeltà.

Castigami, che indegno

son di regia pietà.

Innocente è Nigrane, io sono il reo,

che di Fillide acceso,

per possederla, ucciderti tentai.

FILLIDE

Io glielo comandai

da tue voci delusa:

ciec'ira femminil degna è di scusa.

CREONTE

Perfido.

NIGRANE

Dal suo ferro

nel giardino o mio re salvo ti resi.

CREONTE

Ingannato io t'offesi.

FILLIDE

Io di Nigrane amante

in quelle spoglie mascherata uscii

fuor de la reggia, e in carcere introdotta

da pensieri amorosi,

cangiai le vesti, e in libertà lo posi.

CREONTE

Con quai mezzi possenti,

sommo Giove sciogliesti

sì confusi accidenti!

DAMIRA

Signor, deh non volere

tra le nostre allegrezze

i castighi introdur, e le tristezze.

Perdona a Breno il temerario errore,

e incolpa solo il cieco dio d'amore.

CREONTE

A te nulla si neghi.

Per sua pena sol basti

torgli Fillide, e unirla

in presenza del reo

al suo fido Nigrane in imeneo.

BRENO

Grazie ti rendo o sire

del concesso perdon: ma quella morte

che la clemenza tua dar non mi vuole,

mi darà in breve il duolo,

mentre privo son io del mio bel sole.

FILLIDE

Nigrane.

NIGRANE

Anima mia.

FILLIDE

Son pur tua.

NIGRANE

Sì, sei mia.

CREONTE

Ravvivata mia sposa

mi rilego al tuo seno.

DAMIRA

Sorte alfine pietosa,

ha i turbini cangiati in ciel sereno.

CREONTE

La tua sorte è cangiata.

DAMIRA

E Damira placata.

E il mio cor lieto, e contento,

più non sente affanni, e pene.

Tra le braccia del mio bene,

darò bando a ogni tormento.

E il mio cor lieto, e contento,

più non sente affanni, e pene.

Fine del libretto.

Generazione pagina: 14/01/2016
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Locandina Atto primo Scena prima Scena seconda Scena terza Scena quarta Scena quinta Scena sesta Scena settima Scena ottava Scena nona Scena decima Scena undicesima Scena dodicesima Scena tredicesima Scena quattordicesima Scena quindicesima Scena sedicesima Scena diciassettesima Atto secondo Scena prima Scena seconda Scena terza Scena quarta Scena quinta Scena sesta Scena settima Scena ottava Scena nona Scena decima Scena undicesima Scena dodicesima Scena tredicesima Scena quattordicesima Atto terzo Scena prima Scena seconda Scena terza Scena quarta Scena quinta Scena sesta Scena settima Scena ottava Scena nona Scena decima Scena undicesima Scena dodicesima Scena tredicesima Scena quattordicesima Scena quindicesima Scena sedicesima Scena ultima