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AXUR, RE D'ORMUS
Dramma tragicomico.
Versione sintetica a cura di www.librettidopera.it.
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Libretto di Lorenzo DA PONTE.
Musica di Antonio SALIERI.
Prima esecuzione: 8 gennaio 1788, Vienna.
Personaggi:
ATAR generale dell'armi di Axur, e sposo occulto di Aspasia |
tenore |
ASPASIA sorella di Altamor |
soprano |
AXUR re d'Ormus, amante non corrisposto di Aspasia |
baritono |
ALTAMOR confidente del re, e nemico di Atar, a cui è ignoto esser questi sposo della sua sorella |
basso |
ARTENEO sacerdote |
baritono |
FIAMMETTA schiava di Axur |
soprano |
BISCROMA schiavo favorito del re |
tenore |
URSON capitano delle guardie |
basso |
ELAMIR figlio degli auguri |
altro |
Arlecchino, Brighella, Smeraldina, personaggi dell'arlecchinata del quarto atto.
Schiavi e Schiave, Soldati e Popolo d'Ormus.
La scena si finge in Ormus.
Boschetto sulla spiaggia del mare contiguo al casino d'Atar.
Atar taciturno, Aspasia.
ASPASIA
Qui dove scherza l'aura
con grato mormorio,
dove gli ardor ristaura
l'erbetta, i fiori, il rio,
vieni, bell'idol mio,
siedi vicino a me.
ATAR
Non venticel che rida,
non l'erba, il rivo e i fior,
a te mi guida amor,
amor mi tien con te.
ASPASIA E ATAR
Ah di sì bella face
non turbi mai la pace
un'ombra di dolor;
ma sia di pien contento
sempre alimento al cor.
ASPASIA
Chi di noi più felice
può vantarsi o mia vita? Io di te solo,
e tu pago di me, tutta in noi stessi,
nella semplicità, nella innocenza
quella gioia troviam, e quel riposo
che sempre fuor di sé ricerca invano
il cieco orgoglio, ed il capriccio umano.
ATAR
È ver: credi però, se senza colpa,
o senza taccia di apparire ingrato
a un popol che m'adora, a un re che m'ama
lungi dalla città teco potessi
a privata passar libera vita,
la mia felicità sarìa compita.
ASPASIA
E perché non ardisci
di parlar ad Axur? Memore il credo
de' prestati servigi
delle lunghe fatiche,
dei sudor da te sparsi: una mercede,
non negherà ad Atar quand'ei la chiede.
ATAR
La mercede dovuta a buon soldato
dopo molte vittorie, e molte imprese
è il diritto che ottien d'andar tra primi
a versar pe 'l suo re sudore e sangue
né tal brama in me langue
sol... per te... non saprei... questo doverti
sì spesso abbandonar...
Ah, quanto ogni altra
men di te mi par bella
tanto in me cresce sempre
di perderti il timore,
tanto palpita più questo mio core.
ASPASIA
Perdermi? E chi potrìa
svellermi dal tuo fianco?
Tu sei l'anima mia,
vivo e vivrò per te.
Calma gli affanni tuoi
se pur non vuoi ch'io mora,
fidati in chi t'adora
non dubitar di me.
ATAR
Quanto siete possenti,
cari dell'idol mio soavi accenti
e qual nuovo infondete
entro l'incerto seno
grato raggio di gioia, e di sereno.
Per te solo, amato bene,
respirar io sento l'alma;
per te sol novella calma
splender veggio a questo cor.
ASPASIA
Se tu m'ami o mio tesoro,
se di me tu sei contento,
io non so cos'è tormento,
io non so cos'è timor.
ASPASIA E ATAR
Ah scacciam, ben mio dal petto
ogni affanno, ogni sospetto,
ed apprenda e terra, e cielo
a gioir del nostro amor.
CORO
(di dentro)
Ah! Ah!
ATAR
Che grido è questo?
CORO
(di dentro)
Atar, Atar!
ATAR
Oh cielo! Al nostro albergo
foco orribil s'apprese: ah, un solo istante
fermati dove sei...
ASPASIA
Salvatemi lo sposo eterni dèi!
Si vedono fiamme dal lato della casa di Atar.
Pria che Atar sorta Altamor coi suoi Soldati rapisce Aspasia e la porta alla nave.
Atar solo.
Tutto Aspasia è perduto: ah, pria che noi
dell'incendio siam preda,
salviamoci Aspasia... Aspasia...
(Atar vede Aspasia sulla nave)
Aspasia dove sei? Ah qualche iniquo
me l'ha rapita, o giorno o colpo orrendo!
Presentimenti atroci ora v'intendo.
Galleria.
Axur e Biscroma.
AXUR
BISCROMA
Ah mio signore parmi...
AXUR
BISCROMA
Fategli grazia, o sire.
AXUR
Insieme
BISCROMA
Questo capo balzano ed insano
sol col guardo spavento m'ispira,
con quello ceffo, quel gesto, quell'ira,
o Biscroma, non è da scherzar.
AXUR
AXUR
BISCROMA
(sta un po' lontano)
Signore! Penso al misero Atar.
AXUR
BISCROMA
Il dì che preda io fui dell'armi vostre,
in fondo a un antro oscuro i giorni miei
cercava di difendere, ma invano,
da stuolo innumerabile, e inumano.
Coperto di sangue,
languente, ed esangue
sentiami signore,
vicino a spirar.
Atar mi sottragge
da barbara morte,
mio grado, mia sorte,
è dono d'Atar.
Pietà del meschino...
AXUR
BISCROMA
Nel torrente d'Arsacia, il suo valore
vi salvò dalla morte, a lui voi deste
il governo dell'armi...
AXUR
BISCROMA
Nel suo dovere.
AXUR
BISCROMA
Ei morrà.
AXUR
BISCROMA
Egli è felice.
AXUR
BISCROMA
È ben ver quel nome amato
la delizia è d'ogni core,
se si vede il mar turbato,
se si copre il ciel d'orrore,
tosto Atar gridar si sente.
Come fosse a questo nome
riverente e cielo e mar.
AXUR
BISCROMA
La morte, ognor la morte...
Sire, questo vocabolo mi secca.
Terminate una volta il mio destino,
e ritrovate poi chi vi consoli
nella noia, nell'ozio...
AXUR
BISCROMA
Nulla sire, Altamor chiede udienza.
I suddetti e Altamor.
AXUR
ALTAMOR
Tutto è già fatto,
nessuno sa nulla.
AXUR
ALTAMOR
È in tuo poter...
AXUR
ALTAMOR
In braccio,
come tu più bramasti, al caro amante.
AXUR
ALTAMOR
La metà della notte era già scorsa,
quand'io, come ordinasti,
in grossa nave,
con fido stuol di travestite genti
tacito giunsi in sull'opposta riva
ivi d'ambedue l'ali
del giardino d'Atar, ove le piante
formano quasi selva,
i soldati appiattai, l'ora aspettando
opportuna al disegno: appena l'alba
col primo raggio coloriva i monti
che al solito, vedemmo
a respirar il mattutino fresco
venir la bella Aspasia, e Atar con lei:
allora parte de' miei
a destra corse, ed appiccò improvviso
foco all'albergo,
che allo scoppio e al lampo
misto all'urlar degli spitanti schiavi,
com'io pensato avea, trasse repente
a quella volta Atar, che lasciò intanto,
quasi senza avvedersi, Aspasia sola.
Non era ancor lontano un tratto d'arco
quando dal posto mio pronto sortendo,
di propria man la sbigottita sposa
in un serico drappo
avvolsi, alzai di peso, ed alla nave
tra le braccia recandola, al lido
coll'aita de' remi a un tratto volsi.
Pochi momenti dopo Atar ved'io
sulla prossima sponda
smanioso, disperato...
AXUR
BISCROMA
Ah troppo breve è lo spazio, signor,
non è possibile.
AXUR
BISCROMA
Possibilissimo.
AXUR
BISCROMA
Mancar? E chi non sa
come si dée servir sua maestà.
(parte)
I suddetti, Fiammetta, Schiavi del serraglio, Aspasia, coperta di un velo nero.
CORO
di schiavi e schiave
Ne' più vaghi soggiorni dell'Asia
mette amor alle piante d'Aspasia
tra il fulgor della regia grandezza
le ricchezze e il perfetto piacer;
quel piacer che nell'umile tetto,
non risente magnanimo petto,
e beltà che ad un soglio non giunge
troppo è lunge dal vero poter.
AXUR
(tutti s'inginocchiano)
ASPASIA
Oh, spaventosa sorte,
che me persegui co' gli orrori tuoi!
Dal cupo seno di profonda notte
qual mai nuova a me
sorge infausta luce?...
Dove son io? Palpito, gelo, e manco!
FIAMMETTA
Nella reggia d'Axur...
ASPASIA
Numi! Che sento?
AXUR
ASPASIA
Nella reggia d'Axur?
AXUR
ASPASIA
È questa iniquo,
la mercede che rendi
alla fede, al valor! Egli la vita
a te salvò, tu gli rapisci... Oh Brama...
(sviene)
BISCROMA
Oh che orrendo trasporto!
L'eccesso del dolore
le pupille le chiuse.
UNO SCHIAVO
Ahi qual la copre
tetro velo di morte!
AXUR
CORO
Si vada subito,
tutto si faccia,
se Axur va in collera,
se Axur minaccia,
sappiam che il fulmine
lontan non è.
Prima che scoppino
suoi sdegni orribili
seguiamo gli ordini
del nostro re.
(tutti partono menando seco Aspasia)
Urson, Axur, Altamor, poi Atar.
URSON
Signor, il prode Atar, quel gran guerriero
del popol meraviglia,
disperato, e fremente
chiede udienza, e giustizia.
AXUR
URSON
Ah, tanta è la sua pena,
che un uom in lui si riconosce appena.
AXUR
(Atar entra e si ferma un poco)
ATAR
Pietade, signore
del misero Atar,
di guerra la face
in grembo alla pace
da un empio, da un perfido
io vidi allumar.
Distrusse i miei campi,
i servi m'uccise,
fe' il tutto bruciar.
Pietade, signore,
del misero Atar.
AXUR
ATAR
La tua clemenza, o sire,
deve ogni alma adorar: tutti gli oltraggi,
e tutti i mali miei
obliar io potrei,
ma il più grande, il più amaro
obliar non si può. La cara Aspasia
il barbaro mi tolse.
AXUR
ALTAMOR
Se non m'inganna
un fallace sospetto
qualche schiava sarà di vago aspetto.
ATAR
Come? Aspasia una schiava?
Sire, perdona! A sì odiosa idea
non resiste quest'alma; Aspasia è dèa.
Soave luce
di paradiso
entro il bel viso
brillava ognor.
Parean celesti
li sguardi, e i gesti,
il dolce suono
de' cari accenti
piovea contenti
dentro il mio cor.
Dove t'ascondi,
tesoro amato?
Deh mi rispondi
se vivi ancor?
AXUR
ATAR
Ah signor!...
AXUR
ATAR
S'io ti salvai la vita,
se il degni rammentar,
lasciami vendicar
il mio tesoro.
Soffri che in nave armata
insegua il traditor;
ch'io mora, o trovi ancor
colei che adoro.
Biscroma e i suddetti.
BISCROMA
(Ah s'avvisare Atar...)
AXUR
BISCROMA
Sire, la bella...
AXUR
BISCROMA
Sì... Irza...
AXUR
BISCROMA
Signor, ella rinvenne.
ATAR
Axur, la tua grand'alma
è sensibile, il vedo; entro il tuo ciglio
la gioia scintillò; deh, per quest'Irza...
per quest'Irza, o sultano,
(s'inginocchia)
sii pietoso, ed umano,
concedi ai mali miei questo conforto.
AXUR
ATAR
Ah, non ha forse
uom di me più meschino il mondo intero!
AXUR
ATAR
Irza bella, e chi ti arresta?
Non è tuo de' numi il figlio?
Fa' ch'ei trovi nel tuo ciglio,
pari fiamma a quella ond'ardì
co' bei sguardi il suo gran cor.
Ah, sì rendilo felice...
se farlo senza colpa a te pur lice.
(Biscroma furtivamente fa ad Atar de' cenni contrari)
AXUR
ALTAMOR
Sire a ubbidirti io volo:
basta il mio braccio solo
tuoi cenni ad eseguir;
giuro di tua grand'anima
la speme prevenir.
ATAR
E questo ferro anch'io
giuro di non depor
pria che dell'idol mio
non trovi il rapitor,
pria che dall'empie viscere
io non gli svelga il cor.
AXUR
AXUR E ALTAMOR
Veggio abbassato, e vinto
il fasto di costui,
ed a' tormenti suoi
sento brillare il cor.
ATAR
Da quanti affetti mai
sento straziarmi il petto
tutto mi dà sospetto,
tutto mi fa terror.
BISCROMA
Ah, chi mi dà consiglio,
onde avvertir l'eroe!
Io sento al suo periglio
tutto gelare il cor.
(Biscroma è sentito d'Axur alla parola periglio)
(Periglio! E che periglio
saria per Altamor,
se non capisse bene
l'idee del mio signor.)
(partono)
Piazza con veduta del tempio di Brama.
Axur, Arteneo.
ARTENEO
AXUR
ARTENEO
AXUR
ARTENEO
AXUR
ARTENEO
AXUR
ARTENEO
AXUR
ARTENEO
AXUR
ARTENEO
AXUR
ARTENEO
AXUR
Arteneo solo.
Atar solo, poi Biscroma.
ATAR
Da qual nuova sciagura
minacciato son io! Sgombrate, o numi,
questa tetra caligine profonda,
che l'alma mia circonda!
Stamane allor che incauto Irza pregai
di rendersi ad Axur, terribil segno
fe' i miei sensi gelar... da qual sciagura
minacciato son io! Sgombrate, o numi,
questa tetra caligine profonda,
che l'alma mia circonda!
Biscroma, Atar.
BISCROMA
Riconoscimi, Atar.
ATAR
Biscroma!
BISCROMA
Oh grande!
Oh magnanimo eroe! La sorte mia
la mia felicità, la vita stessa
a te solo degg'io! Perché non posso
render a te quel ben che a me tu desti?
ATAR
Ah non parliam di questi
rimoti avvenimenti... Aspasia sola...
BISCROMA
Aspasia... Aspasia... Ah senti, e ti consola.
Tu nel mar la cara sposa
a cercar andresti invano.
ATAR
Giusti dèi! Dov'è nascosta?
BISCROMA
Nel serraglio del sultano.
ATAR
Dal sultano!
BISCROMA
Il finto nome
d'Irza porta.
ATAR
Ah parla! Come,
e chi fu che la rapì?
BISCROMA
Altamor!
ATAR
Perfido, indegno!
BISCROMA
Importuno or è lo sdegno;
i giardini del serraglio
tu sai dove bagna il mar.
Guarda ben, non prender sbaglio:
s'hai coraggio questa notte
una serica scaletta
lungo il muro andrò a calar.
ATAR
Generoso amico mio...
BISCROMA
S'apre il tempio: addio, addio.
(parte)
ATAR
V'andrò, tutto si tenti:
ogni riparo è poco
ad un furente foco,
a un disperato amor.
Penetrerò i recessi
del tuo recinto infame,
non sazierai tue brame
oh perfido avoltor,
in lei che viva o morta
saprò strapparti ancor.
Né deplorar mia sorte
qualunque sia per me,
merita ben la morte
chi a te la vita diè.
(parte)
Arteneo, Axur, poi Elamir, Sacerdoti, etc.
ARTENEO
UN SACERDOTE
Il giovane Elamir
fu da noi destinato, egli a te viene.
ELAMIR
Padre mio...
ARTENEO
ELAMIR
Sì signor, lo cred'io.
ARTENEO
ELAMIR
Tanto lo pregherò, che spero alfine
ei me lo ispirerà.
ARTENEO
(s'inginocchia il fanciullo)
ELAMIR
Oh numi possenti,
se voti sinceri
di labbri innocenti
pon tutto ottener;
voi fate che scenda,
e puro a me splenda
il vivido raggio
del vostro saper.
I suddetti, Axur, Altamor, Arteneo, Grandi dell'impero, Popolo, etc.
ARTENEO
CORO
S'oda pur chi sceglie il cielo
per la nostra sicurtà.
ARTENEO
CORO
Su quest'ara a lui giuriamo
obbedienza e fedeltà.
ARTENEO
(alzano il fanciulletto)
ELAMIR
Popoli mal accorti
dal terror traviati, e che può mai
farvi temer il barbaro cristiano?
Voi paventate invano; ha forse il regno
mancanza di sostegno? Ah rimirate
intorno Axur i difensori vostri...
Atar...
CORO
Atar, Atar...
Brama per noi sarà.
Egli destina Atar,
Atar, Atar, Atar.
ALTAMOR
Olà calmate
quegli ardenti trasporti.
ARTENEO
ELAMIR
Il cielo, o padre,
fu la cagion che pria
uscisse Atar fuor della bocca mia.
CORO
del popolo
Atar il giovinetto
per condottier ci dà!
Egli è dal cielo eletto,
egli con noi verrà!
AXUR
ATAR
Adempirò signore, al doppio impegno
di far vendetta, e di servire al regno.
Chi vuol la gloria,
alla vittoria
voli con me.
CORO
A me, a me!
ATAR
Sudditi, schiavi
su su alle navi
coraggio, e fé.
CORO
A me, a me!
ATAR
L'armi scuotete,
di sangue sete
mostrar si dée.
CORO
A me, a me!
ATAR
Chi vuol la gloria,
alla vittoria
voli con me.
CORO
A me, a me!
AXUR
ALTAMOR
Non partir: la scelta è ingiusta,
è contraria ai dritti tuoi,
deve forse a te, ed a noi
leggi impor plebeo guerrier?
ATAR
La viltà de' miei natali
si perdé tra le vittorie
e non vo dell'altrui glorie
come tu, superbo, e fier.
ALTAMOR
Sire...
AXUR
ALTAMOR
Ah, se non fosse,
che rispetto al re degg'io,
vil cagion dell'odio mio,
saprei farti ben pentir.
ATAR
Forse son l'onte, e le offese
l'armi tue, rivale audace?
ARTENEO
AXUR
ATAR
E quali imprese
puoi vantar in guerra, o in pace?
Qual torrente oltre passasti?
Qual nemico superasti?
Dove porti il sen piagato
per cui l'arbitro di stato
esser vuoi con vano ardir?
ALTAMOR
Pria che appaghi il folle orgoglio
qui fellon provar ti déi.
(cava la spada con fuoco)
ARTENEO
ALTAMOR
Io voglio
quel ribaldo ormai punir.
ATAR
Calma l'ire, o sciagurato:
il guerrier quand'è sdegnato
è sicuro di perir.
(cava la spada placidamente)
ARTENEO
CORO
Ah impedisci il tristo esempio,
grande Axur non lo soffrir.
AXUR
ATAR
Axur comanda
pronto io sono ad ubbidir.
Io ti attendo alla gran valle.
(prende Altamor per la mano placidamente)
Se l'usato ardir non langue
nel mio cor, nel braccio mio
io berrò quell'empio sangue,
rea cagion de' miei sospir.
AXUR
ALTAMOR
Ah qual dio potrà salvarti
dal furor di questa mano!
Vo' per tutto seguitarti!
Gran vendetta vo' eseguir.
ARTENEO
(allo strepito d'armi Axur rimette il baston del comando ad Atar: poi tutti partono)
CORO
O tu che tutto puoi,
nume possente, e grande,
difendi i figli tuoi
col tuo divin favor.
Tu fa' che l'oste cada,
fa' che furente, esangue,
nuoti tra polve, e sangue,
e le spumanti labbia
morda nel suo dolor.
(parte)
Giardino illuminato.
Schiavi in atto di terminar l'illuminazione.
Biscroma, poi Axur.
BISCROMA
(non vedendo Axur)
Cosa veggio! I giardini
sono già illuminati: e chi al serraglio
osa senza di me dar ordini...
AXUR
BISCROMA
Sire... si può saper?...
AXUR
BISCROMA
Io l'ho, signore,
fissato per doman: voi l'ordinaste.
AXUR
BISCROMA
(Oh contrattempo orrendo: non c'è mezzo
di prevenire Atar!)
AXUR
BISCROMA
Non borbotto, parlo schietto,
e rifletto fra me stesso:
che in un tempo sì ristretto,
poco onor mi posso far.
Si potrebbe!...
AXUR
BISCROMA
(Giusto cielo il caso è strano.)
Verbigrazia... sì... ma piano.
AXUR
BISCROMA
(L'onor mio! Il tempo è questo
che qui dée venire Atar.)
AXUR
BISCROMA
Un tantin di sofferenza
nel serraglio... (Ah, in tal cimento
per lui sento il cor gelar!)
AXUR
BISCROMA
Quattro... cinque... sei...
AXUR
BISCROMA
(Il modo oh dèi,
di salvarlo ancor non trovo!)
AXUR
BISCROMA
Lo spettacol non è nuovo.
AXUR
BISCROMA
No?
AXUR
BISCROMA
(Dèi consiglio!) L'ho trovata
vi farò una mascherata,
con del canto, con del suono.
AXUR
BISCROMA
Una truppa di serventi
una banda di stromenti,
dei gran deschi di rinfreschi,
un terzetto d'Arlecchino,
ed al suon del chitarrino
un'arietta da incantar.
(Con quest'aria e la sua festa
farò presto terminar)
AXUR
(Biscroma parte)
Axur solo, poi Urson.
AXUR
URSON
Sire, d'infausta nuova
portator a te vengo, Atar...
AXUR
URSON
Anzi uccise Altamor.
AXUR
URSON
Come leon feroce
gira per la foresta,
e con l'altera testa
la selva fa tremar.
Così appariro in campo
i combattenti arditi
e delle spade al lampo.
AXUR
URSON
E agl'orridi ruggiti...
AXUR
(Urson parte)
Axur, Aspasia che si terrà sempre sulla faccia il fazzoletto, Schiavi e Schiave vestiti in diversi bizzarri modi che cantano e portano seco una tavola illuminata e rinfreschi; poi piccola festa, etc.
ASPASIA
Atar, misero Atar, se tu sapessi
dov'è la sposa tua.
CORO
Il cielo rintuoni
di gridi di gioia;
si canti, si suoni,
si scacci la noia,
e ogni alma di giubilo
si senta brillar.
E cinti le piume
di insolito lume
aligeri cori
di grazie, e d'amori
per l'aria odorifera
si veggian scherzar.
Ma zitto ch'altre maschere
si vedono avanzar.
I suddetti: due Schiavi e una Schiava vestiti co' le note maschere di Arlecchino, Brighella e Smeraldina, cantano il terzetto che segue.
BRIGHELLA
De sposarme ti ha promesso
esser devo to marìo.
ARLECCHINO
Ti ha promesso a mi lo stesso
e non voglio star in drio.
SMERALDINA
Ho fallato lo confesso,
di memoria è il fallo mio.
BRIGHELLA
Mi me metto al collo un lazzo
se ti sposi quel briccon.
ARLECCHINO
Smeraldina mi te masso
se ti prendi quel cappon.
BRIGHELLA
Senti birbo!
ARLECCHINO
Senti barbo!
SMERALDINA
State cheti, e che con buon garbo
io finisco la question.
Tutti due, la san gli dèi,
se potessi io sposerei,
ma perché sol un mi lice
rimettiamoci al destin.
BRIGHELLA E ARLECCHINO
Al destin! Cossa s'intende?
SMERALDINA
Tutti tre bendiamoci gli occhi,
io sarò di chi mi prende,
sia Brighella od Arlecchin.
BRIGHELLA
Bella!
ARLECCHINO
Bona!
BRIGHELLA E ARLECCHINO
Son contento.
SMERALDINA
Giuramento.
BRIGHELLA E ARLECCHINO
Zuramento.
SMERALDINA
Sull'onor.
BRIGHELLA E ARLECCHINO
Sull'onor mio.
ARLECCHINO
Presto fora el fazzoletto.
BRIGHELLA
Me lo metto stretto stretto.
Insieme
SMERALDINA
E vediamoci la fin.
BRIGHELLA E ARLECCHINO
E vedemoghe la fin.
(si mette ciascuno un fazzoletto sugli occhi)
SMERALDINA
Siete all'ordine?
BRIGHELLA
Ho finìo.
ARLECCHINO
Son più orbo d'un marìo.
Insieme
SMERALDINA
Perché tutto vada in regola
separiamoci.
BRIGHELLA E ARLECCHINO
Perché tutto vada in regola
slontanemose.
ARLECCHINO
Mi col cor pian pian te pesco.
BRIGHELLA
Mi all'odor smeraldinesco.
SMERALDINA
Divertir mi voglio un poco
alle spalle di que' sciocchi
gliela voglio far sugli occhi,
poi mandarli a far squartar.
ARLECCHINO
Smeraldina vienme appresso.
BRIGHELLA
Vienme in brasso zoja bella.
SMERALDINA
(torna mascherata da vecchia)
Or da entrambi a un tempo stesso
io mi voglio far pigliar.
BRIGHELLA E ARLECCHINO
Mi te go cospettonazzo!
ARLECCHINO
Mi son primo.
BRIGHELLA
No, son mi.
BRIGHELLA E ARLECCHINO
(si cavano il fazzoletto dagli occhi)
Oh che muso! Che figura!
BRIGHELLA
Ti ze primo.
ARLECCHINO
No, ti è ti.
BRIGHELLA
Te la cedo.
ARLECCHINO
Te la lasso.
BRIGHELLA E ARLECCHINO
Son più stupido d'un sasso;
come è nato el cambiamento?
Zella fora! Zella dentro?
Mi no so cossa pensar.
(qui la Smeraldina prega or l'uno, or l'altro)
BRIGHELLA
Va' in malora arpia bruttissima!
ARLECCHINO
Va' all'inferno vecchia strega!
SMERALDINA
Oh vi son obbligatissima!
Mille grazie per mia fé.
(si smaschera)
ARLECCHINO
(Cossa zella sta burletta?)
BRIGHELLA
(Che demonio qua ghe ze?)
SMERALDINA
La burletta è schietta schietta;
la gentil Smeraldinetta
non è fatta per quei musi,
la mi onori, la mi scusi,
due buffon non fan per me.
BRIGHELLA E ARLECCHINO
Ti me burli?
SMERALDINA
Non ti burlo.
BRIGHELLA E ARLECCHINO
Mi vorria saper perché.
SMERALDINA
Il libro del perché
stampato ancor non è.
Stampare lo farò,
e allor ve lo dirò.
BRIGHELLA, ARLECCHINO, SMERALDINA E CORO
Ah! Ah! Ah! Che bella scena!
Son burlati per mia fé:
all'erta zovenotti,
vardè quello che fè;
pensè co se ben cotti,
al libro del perché.
AXUR
BISCROMA
Si signore.
C'è l'aria che promisi;
datemi una chitarra:
vi voglio dir la storia mia bizzarra.
(portano una chitarra, Biscroma canta)
Nato io son nello stato romano
e mio padre che fe' il ciarlatano
per tutor don Rasoio mi diè.
Oh poveretto me!
Sul teatro d'andare decisi,
e a cantar ben o male mi misi
da soprano la sol fa mi re
bravo Biscroma affé.
Una bella gentil virtuosa
per coprirsi col manto di sposa
per marito passare mi fe':
oh poveretto me!
Per spogliarmi d'un peso discaro
destramente la vendo a un corsaro
che per sorte venia da Calè!
Bravo Biscroma affé!
Giunto il dì che doveva pagarmi,
questo perfido fece legarmi
e per schiavo menommi con sé.
Oh poveretto me!
Di marito divento custode,
la briccona ne giubila e gode:
sposi cari, sapete perché.
Oh poveretto me!
Navigammo per storto per dritto,
a traverso la Libia, l'Egitto
con catene alle mani ed ai piè.
Oh poveretto me!
Ah siam presi quel barbaro grida,
chi ci prese? Fu il celebre Atar...
ASPASIA
Atar?
CORO
Atar?
AXUR
FIAMMETTA
Oh numi!... Come
l'irritò questo nome!
Axur getta a terra la tavola e i lumi; impugna l'arme e va per uccider Biscroma, gli Schiavi, etc. che fuggono e gettano tutti i lumi a terra.
AXUR
FIAMMETTA
Ah ch'Irza more!
(Axur ritorna chiamato dalle grida di Aspasia e di Fiammetta lascia i borzacchini e il manto alla porta ed entra dove entrò Aspasia)
Atar, Biscroma.
BISCROMA
(ad Atar trovandolo senza conoscerlo, e in atto di ucciderlo)
Atar! Atar!
ATAR
Numi! Biscroma! Amico!
Che eccesso involontario
commettea questa man, se non parlavi!
BISCROMA
Necessario era il colpo, e ancor saria
se qualche schiavo curioso...
ATAR
Io sento
da mille bocche e mille il nome mio
suonar in questi lochi!
Discoperto mi credo; e chi sa forse
che il geloso tiranno!... ah,
ch'io qui debba
morir senza vederla...
BISCROMA
Oh cielo! in quale
stato orribili ti veggio! Qual periglio,
o generoso eroe,
minacciò la tua vita...
ATAR
Il mio coraggio...
L'amor mio per Aspasia e più la sorte
a salvarmi concorse: in mezzo al mare
solo in fragil barchetta io fendo l'onde
placide e taciturne: il picciol moto
che fa remo nell'acque
vien da lungi distinto;
si suona all'armi: in un momento cinto
da ogni parte mi veggio
da grosso stuol di remiganti: meco
io non avea che questo ferro: premo
col piè lo schifo, mi sprofondo, m'apro
un sentiero sicuro
sotto i vascelli lor, e a terra giungo
col favor della notte.
Lo squillo della tromba
che per l'aria rimbomba; i fischi, i gridi
di varie sentinelle: arresta, arresta...
Mille addosso mi son; raddoppio il passo,
più incalzato mi veggo, il corso spingo,
e anelante, e affannato
quasi da un dio portato,
in aria son per la pieghevol scala
che opportuna mi tese
alla muraglia la tua man cortese.
ATAR
Salvo io son: tu il merto n'hai,
e in mercé di tal favor,
quasi oddio! la destra armai
contra il mio benefattor.
Ah perdon, perdon amico!
Innocente è questo error.
BISCROMA
A uno schiavo, a un uom par mio
nulla devi, o mio signor,
se io son qui per te son io,
opra è tua s'io vivo ancor.
Ah, d'espor per te la vita,
lascia almeno a me l'onor.
(Biscroma va da un lato del giardino cava un fagottino, che par ad arte nascosto)
BISCROMA
Non perdiam, grand eroe,
un salutare istante;
quest'abito da negro
presto a te metti, e fingiti
muto: ma guarda ben, che un solo accento
con tal maschera al volto, e in questo loco
è un delitto di morte... Oh numi... ferma...
Io veggio i borzacchini
e il manto del tiranno.
(va sulla porta, e trovando il manto e i calzari si ritira spaventato)
ATAR
Ahi con Aspasia Axur! Chi sia
ch'or possa
calmare il mio furor.
(grida, Biscroma gli chiude la bocca)
BISCROMA
Ah serra in petto
l'importuno dolore!
ATAR
(con più affanno)
Brama, Brama!
BISCROMA
Vien gente:
è il sultano... siam morti certamente.
(Biscroma getta a terra Atar)
I suddetti, Axur.
AXUR
BISCROMA
(confuso)
Sire... son io...
AXUR
BISCROMA
(confuso, poi rimettendosi in tranquillità)
Signore...
È questo un miserabile... credendo
di sentir qualche strepito... la ronda
faceva della notte: all'improvviso
da strana frenesia preso quel muto,
piange, s'agita, grida, parla, parla
parla sì presto che di quel ch'ei dice
nulla si può capir.
AXUR
BISCROMA
Parla... vo' dir articola de' suoni
a modo suo... ba be bi bo bi bu...
AXUR
BISCROMA
Sire, la zimarra...
AXUR
(cava l'arma in atto di voler tagliar il capo ad Atar; Biscroma spaventato lo trattiene)
BISCROMA
Oh dèi, fermate,
dell'orribil impresa, e che sperate?
Sperate che allora
che morto ella crede
l'oggetto che adora
men fiera sarà?
Con pegno di vita
a lei sì gradita
con preghi, con lagrime
piegar si potrà!
AXUR
BISCROMA
(spaventato)
Sì signore.
AXUR
BISCROMA
(spaventato)
Anzi... sul fatto.
AXUR
AXUR
BISCROMA
Eh, non fa d'uopo
di dargli altro ricordo;
se è muto non è sordo.
AXUR
BISCROMA
(s'abbassa e dice ad Atar)
Che felice scioglimento!
Fa' coraggio, o gran eroe.
ATAR
(s'alza un poco e si cava la maschera)
Ah, d'orrore e di tormento
troppo son ripieno ancor!
Respiriamo un sol momento.
AXUR
(Biscroma co' la zimarra di Axur spiegata cerca di frapporsi fra lui ed Atar)
BISCROMA
Pronto pronto già son io;
che piacer pe 'l mio signor!
(partono)
Atar solo, poi Biscroma.
ATAR
(sotto voce tutto)
(in ginocchio)
Dio difensor de' miseri,
tu non defraudi mai
quelli che in te confidano,
che speran solo in te...
(Biscroma torna, Atar vedendolo gli corre incontro
Vieni amico a questo amplesso
il mio cor riconoscente,
il mio cor confessa e sente
ch'ogni ben gli vien da te.
BISCROMA
Ah, di giubilo l'eccesso
più non cape nel mio seno!
Quasi son da gioia oppresso:
chi è felice al par di me!
ATAR
Per pietà non ritardiamo
un ristoro all'idol mio!
BISCROMA E ATAR
(entrando nell'appartamento di Aspasia)
Tutto tace: andiamo, andiamo
più pericolo non v'è.
Appartamento di Aspasia.
Fiammetta, Aspasia in gran disordine.
ASPASIA
Come fuggir, Fiammetta,
come fuggir da questo orribil loco!
FIAMMETTA
Ah, calmate per poco
la disperazion che vi trasporta.
ASPASIA
Morte, pietosa morte,
da' fine al mio dolor,
in braccio all'empia sorte
non mi lasciare ancor.
Forse... oh dèi! non è lungi
il momento fatal! Altro non manca
al mostro seduttor... d'Atar la sposa...
Aspasia! Inorridisce
quest'anima all'idea del gran delitto;
da quel colpo trafitto
il mio tenero Atar... quell'infelice
tra gli stessi contenti
presentire parea l'infante eccesso!
O stelle! Axur istesso!...
Nell'asilo di pace!... e sotto gli occhi
dell'intero universo... ah! chi potea
dell'enorme attentato
immaginarti autor, barbaro, ingrato!
Son queste le speranze
che il misero mio sposo
di pace, di riposo,
di gioia aveva per me?
Dopo i sudor ch'ei sparse,
dopo i sofferti affanni,
crudel, tu lo condanni
a lagrimar per te?
Morte, pietosa morte,
dà fine al mio dolor;
in braccio all'empia sorte
non mi lasciare ancor.
FIAMMETTA
Un possente monarca alfin è quegli
che vuol farvi felice; al vostro piede
il signor della terra amor richiede.
Che sventura è mai questa
per dover disperarsi?
ASPASIA
Ah, tu non hai
per amante un Atar!
FIAMMETTA
Senza conoscerlo
amo la fama sua, ma quanto io fossi
quello che siete voi, fingendo amore
per il barbaro Axur trovar saprei
modo d'assicurar di mia costanza.
ASPASIA
A ogni lieve speranza
s'apre un'alma affannata: assai mi piace
questo nobil tuo tratto: ebben, se il puoi,
fagli sapere...
FIAMMETTA
Ah nascondete il pianto!
Dei piacer del sultano
venir io veggio il mediatore insano.
Le suddette, Biscroma.
BISCROMA
Irza bella, il re vostro
vuole che in questo istante
riceviate la fé d'un nuovo sposo.
ASPASIA
Uno sposo! Che sento! A me uno sposo?
FIAMMETTA
Comandante d'un corpo
più ridicol del tuo, potriasi senza
un più grave preambolo sapere
questo sposo chi sia?
BISCROMA
Questo è il più vile
muto del suo serraglio.
ASPASIA
Un muto?
FIAMMETTA
Un muto?
ASPASIA
Io moro!
BISCROMA
È il suo volere
che ognuno si ritiri.
FIAMMETTA
Io?
BISCROMA
Tu!
FIAMMETTA
Io?
BISCROMA
Tu, Fiammetta;
c'è minaccia di morte
a chi turba i loro amori.
FIAMMETTA
Vattene al tuo signor,
digli che con stupor
il mondo sentirà;
ch'ove d'amar più femmine
il privilegio han gli uomini,
ora sposar molt'uomini
la femmina potrà.
BISCROMA
(in atto di partire)
Tanto meglio per te.
FIAMMETTA
Pur che tutti sien simili a te.
(parte Biscroma)
ASPASIA
Salva me da tanta infamia,
o compagna e amica mia!
FIAMMETTA
Questo cor che non faria
per provarvi la sua fé!
ASPASIA
(si cava il casco e i diamanti)
Il mio casco e i miei diamanti
prendi, o cara, a te li dono:
e quell'Irza ch'io non sono
fingi d'esser tu per me.
FIAMMETTA
Se Biscroma il muto guida
vedrà ben che non son io.
ASPASIA
(si cava il manto)
È sì lungo il manto mio
che ti copre infino ai piè.
FIAMMETTA
Ah ch'io temo!
ASPASIA
(s'inginocchia davanti Fiammetta)
Oh dèi, fa' core:
o mi moro innanzi a te.
FIAMMETTA
Più non sono a tal dolore
di resistere capace:
io farò quel che vi piace,
e non vo' miglior mercé.
ASPASIA
Ah, tu rendi a me la pace!
Te ne renda il ciel mercé.
(qui Fiammetta si copre col manto di Aspasia. Aspasia parte)
Fiammetta sola.
FIAMMETTA
Animo Fiammettina!
(si mette a sedere)
I scrupoli da parte. Il re tra poco
obbligato a te sia: tu salvi, alfine,
una donna ch'egli ama
da un eterno rossore;
e servi insiem Aspasia e il suo signor.
Fiammetta, Biscroma, Atar.
BISCROMA
(a parte)
(caccia il muto nella camera)
Di questa donna, o muto,
sei padrone assoluto.
FIAMMETTA
Come è nero!
Ha però buona taglia: s'inginocchia.
Non ha l'aria feroce, come gli altri
mostri di questo loco: al tuo rispetto
son sensibile, o muto; e intendo assai
l'amor tuo dai tuo rai.
ATAR
(parla piano da lungi)
Numi!
Costei la mia Aspasia non è!
FIAMMETTA
Sembra ch'ei parli!
Hanno tutte le bestie il loro linguaggio!
(si scopre)
Guardami da lontano:
osserva i pregi miei;
per te, sebben vorrei,
di più non posso far.
Un prence, un re, un sultano
nulla su me potria;
tutta è l'anima mia,
e tutta sia d'Atar.
ATAR
(inavvedutamente parlando)
D'Atar!
FIAMMETTA
Ei parla!
ATAR
(Oh errore!
Oh, trasporto indiscreto!)
FIAMMETTA
Tradì solo un accento il tuo segreto.
FIAMMETTA
Dunque un muto tu non sei,
temerario, mentitor!
ATAR
Ah signora, ai preghi miei
deh, calmate quel furor.
FIAMMETTA
Qual speranza, qual ardire
t'ha mai fatto qui venire?
ATAR
Son straniero in questi lidi,
e son reo, né chiedo scusa.
L'ora e il loco assai m'accusa,
sol vi chiedo carità.
FIAMMETTA
Quel parlar e quell'aspetto
in me sveglia un certo affetto,
che sdegnarmi appien non posso,
e mi par sentir pietà.
ATAR
Quale oddio mi sento in petto
strano sorgere sospetto!
Un inganno del tiranno
forse questo ancor sarà!
(si sente battere e dar di fuori forti colpi nella porta)
I suddetti, Biscroma e coro di Schiavi, Urson e coro di Soldati, tutti di fuori.
URSON
Compagni miei,
per qua, per qua.
FIAMMETTA
Vien gente oh dèi!
Che mai sarà?
(fugge)
BISCROMA
Che veggio mai!
Fermate là!
URSON
L'ordin seguite,
la porta giù!
BISCROMA
Ah non ardite
d'avanzar più!
CORO
di soldati
L'ordin quest'è!
CORO
di schiavi e schiave
No no non dée
toccar quel loco
profano piè!
CORO
di soldati
La porta giù;
l'ordin quest'è!
Gettano giù la porta, entrano Urson e Soldati, Biscroma e Schiavi.
I suddetti, Atar.
BISCROMA
Pria che nulla tu eseguisca,
meco parla, Urson, che vuoi?
URSON
Il sultan che già si pente
del furor, de' sdegni suoi,
vuol che il muto immantinente
qui si uccida, e in mare poi
vuol che debbasi gettar.
BISCROMA
(si frappone tra i soldati e Atar)
Ecco il muto: di sua morte
dispor lascia il zelo mio.
URSON
Testimon esser degg'io,
non è lecito indugiar.
Uccidete!
(i soldati alzan le mazze)
BISCROMA
Ah no fermate!
URSON
Eseguite!
BISCROMA
(li trattiene)
Ei non è muto.
URSON
Sia chiunque, trucidate!
BISCROMA
(spaventato)
Egli è Atar!
URSON
Atar!
(tutti si ritirano)
BISCROMA
A colpevol di tal sorte
non puoi dare, Urson, la morte
se non parli con il re.
URSON
Crudo Axur, chi può placarti?
(ad Atar)
Non c'è mezzo di salvarti.
Infelice! il nostro pianto
più funesto sia per te.
CORO
Crudo Axur, chi può placarti?
Non c'è mezzo di salvarti.
Infelice! il nostro pianto
più funesto sia per te.
ATAR
Ubbidite o cari amici
al signor che il ciel vi diè:
siate voi men infelici,
non piangete più per me.
URSON E I DUE CORI
Mi si gela il core in petto
nel pensare al suo destino;
ma convien celar l'affetto,
perché Axur si sa cos'è.
BISCROMA
Sol per renderlo felice
l'ho ridotto al passo estremo;
ah per lui palpito e tremo,
perché Axur si sa cos'è,
ah! che tutto per salvarlo
tutto ancor tentar si dé'.
Reggia. In fondo vista della città.
Axur solo; poi Schiavi e Guardie.
AXUR
URSON
In ogni parte
si va in traccia di lui.
AXUR
(tutti gli schiavi partono in fretta)
Axur. Atar, incatenato tra le Guardie e Urson.
AXUR
ATAR
Sia pure
giusta, ed ingiusta, io chiedo sol la morte;
de' tuoi piacer l'asilo
io violai, senza trovar l'oggetto
del mio tenero affetto: Aspasia...
Aspasia... Ah quel furbo Altamor!... ei la rapì,
ma non recolla a te; tradendo insieme
l'onor suo, la mia fiamma, e la tua speme.
L'empio pagò la pena
di sua doppia perfidia,
ma quell'Irza che adori
la mia Aspasia non è.
AXUR
ATAR
È poco male il vederla morir.
AXUR
ATAR
Morir posso una sol volta:
quando fede a te giurai
la mia vita io ti donai,
ella è tutta del mio re.
Ch'io per te la deggia perdere,
o da te mi venga tolta,
morir posso una sol volta,
è il momento ugual per me.
Ma guarda poi che i numi...
AXUR
ATAR
E ne stupisci, perfido?
Non temi ancor che il cielo
di sua vendetta i fulmini
faccia su te piombar?
Non temi che l'enorme
delle tue colpe eccesso
l'orrore di te stesso
ti faccia diventar?
Non temi alfin che gli uomini
stanchi de' tuoi delitti...
AXUR
ATAR
Aspasia, anima mia,
cosa mai fia di te?
(s'allontana tra le guardie si mette le mani agli occhi e restavi immobile)
I suddetti. Aspasia coperta d'un velo nero, Fiammetta, Schiavi e Schiave etc.
AXUR
FIAMMETTA
È ver signore,
una schiava fedel sostituita
l'equivoco causò...
AXUR
ARTENEO
ASPASIA
(frattanto s'avvicina a lento passo ad Atar)
Non imputar la pena a me, straniero,
che déi meco subir.
ATAR
Che sento! Aspasia!
ASPASIA
Atar!
(si abbracciano)
AXUR
ASPASIA
Barbaro, il mio coraggio
deluse i voti tuoi,
fremer indarno or puoi,
io son felice ancor.
Guardami o tigre, guardami
in braccio al mio tesoro;
a tuo rossor l'adoro,
e sprezzo il tuo furor.
AXUR
(i soldati fanno un movimento)
ASPASIA
Se vi movete ancora
io mi trapasso il cor.
(Aspasia cava un coltello dal fodero a una delle guardie vicine ad Atar e se lo mette al seno)
AXUR
ASPASIA E ATAR
La morte ormai ci attende.
Ancora un solo istante,
e il nostro amor costante
più non sarà soggetto
a un empio rapitor.
(i soldati come sopra)
AXUR
ASPASIA
No barbari, avanzate:
già mi trapasso il cor.
Insieme
ASPASIA
M'udrai caderti in seno
e sarai lieto appieno
della tua morte allor.
ATAR
T'udrò cadermi in seno
e sarò lieto appieno
della mia morte allor.
AXUR
CORO
di schiavi e schiave
Aita Axur, aita,
salvaci dal periglio,
la tua milizia unita
al popol in scompiglio,
chiede per forza Atar.
Già del serraglio infrante
son, o signor, le porte:
ah salva noi da morte...
Biscroma con sciable sfoderata in mano, seguìto da Soldati armati, e Popolo.
BISCROMA E SOLDATI
Atar! Atar! Atar!
Atar a noi si renda
ah si difenda Atar!
ATAR
Arrestate, o soldati:
(va incontro ai soldati incatenato)
chi vi condusse qui, chi la rea destra
di quel ferro v'armò... chi fu ministro,
di quel furore insano?
Forse il destin del regno è in vostra mano?
Armi a terra, infelici.
(s'inginocchiano e abbassano l'armi)
Or che sono sommessi,
sire, grazia e pietà chieggo per essi.
AXUR
(si uccide: i suoi schiavi lo conducono subito via)
ATAR
Misero!
BISCROMA
I falli suoi
ripara appien un solo accento.
URSON E BISCROMA
Il soglio
egli lascia ad Atar.
POPOLO
Il soglio
egli lascia ad Atar.
ATAR
Ed io no 'l voglio.
URSON
Signor, per la mia mano
(Urson prende la corona di Axur)
il popol ti corona; e se l'offerta
d'accettar tu ricusi
per coronarti a forza
abusare potrem di tue catene.
(con mistero)
Arteneo...
POPOLO
(con foco)
Arteneo.
URSON
Ceder conviene.
(Arteneo prende la corona da Urson)
ARTENEO
POPOLO
Ceder conviene Atar.
ARTENEO
POPOLO
Estremo è tal desir.
ARTENEO
POPOLO
Sii tu d'Ormus il re.
ARTENEO
(parte, i soldati battono insieme le spade)
Tutti salvo Arteneo, Biscroma e Urson in ginocchio vogliono cavare i ferri ad Atar; egli si oppone.
ATAR
Figli, voi mi sforzate;
appagarvi convien: i ferri miei
lasciatemi però; voglio che questi
sieno ne' dì futuri
l'ornamento miglior, la più gradita
memoria di mia vita, e sappia il mondo
che se il peso accettai,
fu per incatenarmi, e questo è il segno
(si cinge co' le sue catene)
all'onor, alla gloria, al ben del regno.
CORO GENERALE
Qual piacer la nostr'anima ingombra,
e gli affanni, e i timori disgombra!
Gridi ognun viva il re, viva Atar;
viva Aspasia, ed Aspasia in Atar.
Tutti tutti morremmo per te,
il miglior abbiam noi d'ogni re.
Fine del libretto.
Generazione pagina: 14/01/2016
Pagina: ridotto, rid
Versione H: 3.00.40
(W)
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